Prima o poi bisogna fare i conti con Yorgos Lanthimos, il regista greco che negli ultimi dieci anni ha costruito una filmografia che potete amare o detestare ma che non potete ignorare. La cosa più interessante di Lanthimos non è tanto lo stile, che è riconoscibile a distanza di tre scene, ma la fedeltà con cui il pubblico continua a seguirlo anche quando il film finisce e voi siete lì a chiedervi cosa avete appena visto. Bugonia, uscito in Italia il 23 ottobre 2025 e oggi disponibile da noleggiare su Prime Video e Apple TV+, è probabilmente il suo film più facile da seguire e più difficile da digerire allo stesso tempo.
Due uomini rapiscono una CEO perché è un’aliena di Andromeda
La trama si spiega in una riga ma quella riga ha bisogno di essere letta due volte. Teddy, apicoltore ossessionato dalle teorie del complotto, convince il cugino Don a rapire Michelle Fuller, CEO di una grande azienda farmaceutica, perché è convinto che lei sia in realtà un’aliena di Andromeda intenzionata a distruggere la Terra. I due la portano nel seminterrato della loro casa rurale in Georgia, la incatenano, la rasano a zero perché credono che attraverso i capelli comunichi con la sua nave madre, e si mettono a torturarla per farle confessare l’identità extraterrestre.
Michelle è interpretata da Emma Stone, che in questo film è alla quinta collaborazione con Lanthimos. Non quarta, quinta: c’è anche un cortometraggio che si chiama Bleat, in mezzo a La favorita, Povere creature! e Kinds of Kindness. A questo punto il sodalizio è talmente solido da essere diventato quasi un genere cinematografico a sé.
Emma Stone si è davvero rasata la testa
La scena in cui Michelle viene rasata non è un effetto visivo. Emma Stone si è tagliata i capelli davanti alla telecamera sul set, per davvero. Ha raccontato che al momento di farlo aveva cominciato a tremare, e poi aveva capito perché: sua madre aveva perso i capelli durante le cure per un tumore, e quell’associazione era arrivata senza che se l’aspettasse. Ha detto: “Lei ha affrontato qualcosa di infinitamente più difficile. Io stavo solo girando un film. Ma quella connessione mi ha travolta.” E poi ha aggiunto, con il tono di chi si sforza di essere pragmatica su qualcosa che non lo è: “È stata una delle esperienze più liberatorie della mia vita.”
Stone con la testa rasata e i polsi incatenati che parla a Teddy come se stessero in una riunione di consiglio di amministrazione è probabilmente la scena più rappresentativa di quello che funziona nel film: il contrasto tra la situazione oggettiva e il comportamento del personaggio. Michelle non crolla, non supplica, non reagisce a quello che ci si aspetterebbe. Continua a essere esattamente quello che era prima, con tutta la freddezza e l’arroganza di chi è abituata a gestire situazioni difficili, solo che adesso è in catene in un seminterrato.
Teddy ha torto nel metodo e ragione nel merito
Jesse Plemons interpreta Teddy, e la cosa più interessante che ha detto sul personaggio è questa: “Le paure che portano le persone verso le teorie del complotto sono assolutamente corrette.” Non le conclusioni, le paure. L’azienda di Michelle aveva rovinato la salute di sua madre con i suoi farmaci. La stessa Michelle tratta i suoi lavoratori in modo che il film non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Teddy è solo, ha avuto un’infanzia difficile, e si è costruito una spiegazione del mondo in cui il colpevole di tutto è identificabile e combattibile. L’aliena di Andromeda è il modo in cui ha dato una forma a qualcosa di reale che non riusciva a nominare diversamente.
Questo è il punto che Lanthimos e il suo sceneggiatore Will Tracy, che aveva già scritto The Menu, lavorano per quasi due ore: le paure di Teddy sono fondate, il sistema che odia lo opprime davvero, il capitalismo che Michelle incarna sacrifica effettivamente le persone per il profitto. Il problema è che Teddy ha risposto a tutto questo rapendo e torturando qualcuno, il che non è esattamente la risposta corretta indipendentemente da quanto il problema sia reale.
Il titolo che viene da Virgilio e suona come un alieno
Il titolo è una parola greca, bugonia, che indica un rito arcaico descritto da Virgilio nelle Georgiche: la credenza che le api potessero nascere spontaneamente dalle carcasse in decomposizione dei buoi. Aristeo, apicoltore della mitologia greca, sacrifica quattro tori dopo aver perso il suo sciame come punizione per aver contribuito alla morte di Euridice, e dalle carcasse nascono nuove api. Morte che genera vita. Sistema che si azzera e riparte.
Will Tracy, lo sceneggiatore, ha detto che il titolo è stato scelto anche per come suona: “Suona un po’ come un insetto, un po’ come un fiore, un po’ come un alieno, ma anche come un luogo che potrebbe trovarsi sulla Terra.” La scelta di una parola che la maggior parte del pubblico non conosce è deliberata, perché crea la stessa sensazione di disorientamento che il film vuole costruire dall’inizio.
La colonna sonora composta senza vedere il film
Jerskin Fendrix ha composto la musica di Bugonia, come aveva già fatto per Povere creature! e Kinds of Kindness. Questa volta Lanthimos gli ha dato quattro parole chiave, niente sceneggiatura, niente sequenze, niente contesto. Fendrix ha composto basandosi solo su quelle parole, e la musica è stata eseguita dalla London Contemporary Orchestra. Lanthimos ha sentito il risultato prima di mostrargli qualsiasi immagine del film. Il fatto che questo processo funzioni per la terza volta di fila dice qualcosa sull’alchimia specifica tra i due.
È un remake, e il remake è fatto meglio dell’originale
Bugonia è un adattamento in inglese di un film sudcoreano del 2003 intitolato Save the Green Planet! di Jang Joon-hwan. L’originale coreano è un cult abbastanza specifico, amato da chi l’ha visto ma praticamente sconosciuto al grande pubblico italiano. Lanthimos ha preso la struttura di quel film, ci ha messo il suo stile, ha aggiunto la critica al capitalismo americano, e ha convinto Emma Stone e Jesse Plemons a interpretare i ruoli principali. Il risultato è qualcosa che conosce la propria origine ma non la indossa come un peso.
Nel cast anche Alicia Silverstone nei panni di Sandy, la madre di Teddy, e Stavros Halkias come Casey, il poliziotto locale che entra nella storia nel modo sbagliato nel momento sbagliato. Tra i produttori c’è Ari Aster, il regista di Hereditary e Midsommar, la cui influenza si sente in certi momenti in cui il grottesco tocca qualcosa di più disturbante.
Come è andata al botteghino
Budget cinquanta milioni di dollari, incasso mondiale circa quaranta milioni. Il film ha perso soldi, o almeno non ne ha guadagnati abbastanza da giustificare i costi di produzione e marketing. In Italia ha incassato un milione e novecentomila euro, che per un film d’autore con un budget di questa scala non è un disastro ma non è nemmeno un successo. L’88% su Rotten Tomatoes suggerisce che il problema non fosse la qualità: è che Lanthimos non ha mai fatto film per il grande pubblico, e Bugonia non fa eccezione.
Adesso è su Prime Video e Apple TV+ da noleggiare, che è probabilmente il contesto in cui funziona meglio comunque. È il tipo di film che richiede attenzione e che guadagna dalla seconda visione, e stare sul proprio divano senza la pressione della sala intorno è la condizione ideale per queste due cose.
Un avviso: uscirete da Bugonia con qualcosa in testa che farete fatica a lasciare andare. Non saprete sempre definire cosa sia. Lanthimos conta su questo.


