Sette anni dopo la sua morte, il caso Jeffrey Epstein continua a riaprirsi. Questa volta a farlo è Radar Online, che ha pubblicato in esclusiva una serie di documenti inediti – email, registri finanziari e atti legali – dai quali emerge un dettaglio agghiacciante: Epstein aveva nascosto computer, fotografie e altri materiali in almeno sei depositi privati sparsi tra Florida e New York, e le autorità non li hanno mai perquisiti.
Non è una voce. Sono documenti. E quello che descrivono è un sistema organizzato con cura, costruito nel tempo, con l’obiettivo preciso di tenere certi materiali lontani dagli occhi delle forze dell’ordine.
Stando a quanto rivelato da Radar Online, Epstein aveva incaricato investigatori privati di spostare computer e documenti dalla sua villa di Palm Beach, in Florida, prima ancora che la polizia potesse effettuare le perquisizioni previste. Non si trattava di un’iniziativa improvvisata: i pagamenti per i depositi risalgono almeno al 2003, e alcuni continuavano ad essere effettuati regolarmente fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2019.
Una delle prove più significative è un’email del detective privato Bill Riley, datata agosto 2009. In quel messaggio, indirizzato a Epstein e al suo team legale, Riley scriveva: “Ho saputo che i legali della controparte vogliono da me i computer e le pratiche che ho rimosso dalla casa di Jeff prima del mandato di perquisizione. Li ho chiusi in un deposito e vorrei sapere cosa fare.” Una frase sola che dice moltissimo: qualcuno aveva spostato materiale prima che la polizia potesse sequestarlo, e quel materiale era ancora da qualche parte, chiuso in un magazzino.
Tra i materiali spostati ci sarebbero stati anche computer trasportati dalla sua isola privata, Little Saint James, nel Mar dei Caraibi – quella stessa isola soprannominata “Isola della pedofilia” da chi conosceva le attività che vi si svolgevano. Altri documenti recuperati da Radar Online parlano di computer e CD discussi dallo staff di Epstein in email interne, con il responsabile della villa Janusz Banasiak che menzionava “tre computer” e altro materiale multimediale conservato in loco. Questi dati suggeriscono che parte del materiale nascosto potrebbe risalire a prima del 2009 – cioè prima delle email Epstein già rese pubbliche.
Non è la prima volta che emerge il sospetto che la casa di Palm Beach fosse stata “ripulita” prima delle perquisizioni. Michael Reiter, ex capo della polizia di Palm Beach che aveva guidato le prime indagini su Epstein, aveva già dichiarato in passato: “Il posto era stato ripulito” – e aveva aggiunto che i materiali informatici sembravano spariti. Adesso quei sospetti trovano una spiegazione molto concreta nei documenti pubblicati da Radar Online.
I registri finanziari mostrano che Epstein ha pagato decine di migliaia di dollari all’agenzia investigativa Riley Kiraly tra il 2010 e il 2011, oltre ai pagamenti regolari per i depositi in Florida. Uno di questi depositi, situato vicino a Royal Palm Beach, risultava attivo fino all’anno della morte di Epstein. Le autorità, stando ai documenti disponibili, non lo hanno mai perquisito.
All’interno di quello che sembra essere uno dei depositi, fotografie mostrano scatole di attrezzatura elettronica, documenti e altri oggetti della casa. I documenti rivelano inoltre che Epstein aveva dato istruzioni per copiare i contenuti dei dischi rigidi custoditi nei depositi, anche se non è chiaro cosa sia accaduto a queste copie.
L’FBI e il Dipartimento di Giustizia americano hanno ripetutamente affermato che non esiste alcuna prova che Epstein mantenesse materiale ricattatorio su personalità di rilievo – tra i nomi circolati in passato figurano il Principe Andrea e l’ex politico britannico Peter Mandelson. Ma l’esistenza di depositi mai perquisiti alimenta inevitabilmente la domanda su cosa contenessero davvero quei magazzini, e perché nessuno abbia mai pensato di andare a controllare.
Un agente dell’FBI aveva scritto in un messaggio interno dopo la perquisizione dell’isola: “Non sembra esserci niente che possa essere definito una prova schiacciante, ma vedremo quando faremo la perizia informatica sui computer.” Quei computer recuperati sull’isola sono stati analizzati. Quelli nei depositi, invece, potrebbe non averli esaminati nessuno.
Pensi che le autorità americane abbiano davvero fatto tutto il possibile per scavare fino in fondo nel caso Epstein, oppure questa storia dei depositi mai perquisiti dimostra che ci sono ancora troppi buchi in un’indagine che avrebbe dovuto essere chiusa in modo definitivo? Scrivilo nei commenti.


