Eric Kripke ha risposto senza troppi giri di parole ai fan di The Boys che stanno accusando la quinta e ultima stagione di avere episodi inutili o troppo lenti. Secondo lo showrunner, chi si aspetta una grande battaglia in ogni puntata forse non ha capito bene che serie sta guardando. E detta così sembra una provocazione, certo, ma dentro c’è una difesa molto precisa del modo in cui The Boys ha sempre raccontato i suoi personaggi.
La quinta stagione è attualmente su Prime Video e la serie si sta avvicinando alla fine. Gli ultimi due episodi arriveranno il 13 e il 20 maggio, quindi siamo proprio nella zona più delicata: quella in cui ogni scena viene pesata, discussa, sezionata, criticata. Succede sempre con le stagioni finali. I fan vogliono risposte, vogliono chiusure, vogliono vedere i conti regolati. E nel caso di The Boys, ovviamente, molti vogliono sangue, caos, Homelander fuori controllo e possibilmente qualcuno che venga lanciato attraverso un muro ogni dieci minuti.
Kripke però non ci sta a ridurre la serie a questo. In un’intervista a TV Guide, ha spiegato che gli eventi degli ultimi episodi non avrebbero nessun peso se prima non venissero approfonditi i personaggi. Tradotto in modo brutale: puoi anche mettere una scena d’azione enorme, ma se non ti importa di chi c’è dentro, resta solo rumore. Forme che si muovono sullo schermo, effetti speciali, gente che si picchia. Bello per due minuti. Poi il vuoto.
La critica dei fan riguarda soprattutto i presunti episodi “riempitivi”, quelli che secondo una parte del pubblico non manderebbero avanti abbastanza la trama principale. Kripke ha respinto questa idea in modo netto. Ha detto che nessuno, durante la scrittura, stava pensando: “Ok, ora facciamo episodi di passaggio, tanto non importa”. Anzi. Per lui quelle puntate servono a dare peso ai personaggi, alle loro scelte e alle conseguenze di quello che accadrà nel finale.
E qui bisogna essere onesti: The Boys non è mai stata solo la serie delle teste che esplodono, del sangue spruzzato sui muri e dei supereroi trattati come celebrità corrotte. Quella è la parte più rumorosa, quella che finisce nelle clip, nei meme, nelle discussioni online. Ma sotto c’è sempre stato altro: il potere, la propaganda, la manipolazione dell’opinione pubblica, il marketing trasformato in religione, la rabbia sociale venduta come prodotto. Se togli quella parte, resta una parodia violenta dei supereroi. Divertente, magari. Ma molto più povera.
Kripke ha anche ricordato che la serie ha un numero enorme di personaggi da chiudere, qualcosa come 14 o 15 figure importanti. Non puoi portarli tutti al traguardo con due battute e una scazzottata. Devi dare spazio a Butcher, Hughie, Starlight, Homelander, Soldier Boy e a tutto il resto del gruppo, perché ognuno arriva al finale con ferite, colpe, ossessioni e rapporti da sistemare. Alcuni fan magari vorrebbero saltare subito alla resa dei conti, ma una resa dei conti funziona solo se capisci cosa c’è in gioco.
La sua frase più dura è arrivata proprio su questo. Quando alcuni spettatori dicono “non è successo niente”, lui risponde che in realtà sono successe cose enormi. Solo che non sempre coincidono con qualcuno che spara, colpisce o distrugge mezza città. E se il pubblico cerca soltanto quello, allora, secondo lui, sta guardando la serie sbagliata. Una frase forte, ma anche abbastanza coerente con The Boys, che non è mai stata tenera con nessuno. Nemmeno con chi la guarda.
Il punto è che il pubblico di oggi ha un rapporto complicato con le stagioni finali. Vuole ritmo, vuole payoff, vuole che ogni episodio sembri un evento. Se una puntata si ferma sui personaggi, una parte degli spettatori la legge subito come tempo perso. Ma non sempre rallentare significa allungare il brodo. A volte significa preparare meglio il colpo. E The Boys, quando funziona, colpisce proprio perché prima ti fa ridere, poi ti disgusta, poi ti lascia addosso qualcosa di molto meno comodo.
La quinta stagione, tra l’altro, è stata accolta molto bene dalla critica. Su Rotten Tomatoes ha raggiunto percentuali altissime e diverse recensioni hanno parlato di un finale costruito con direzione chiara, senza il bisogno di ribaltare tutto a ogni costo. Questo non cancella le critiche dei fan, ovviamente. Il pubblico ha tutto il diritto di dire che una puntata lo ha annoiato o che avrebbe voluto più azione. Però la risposta di Kripke chiarisce una cosa: la serie non vuole trasformarsi in una giostra di combattimenti solo perché siamo alla fine.
Intanto l’attesa cresce anche per il finale, che negli Stati Uniti e in Canada verrà proiettato in alcuni cinema in formato 4DX il 19 maggio, un giorno prima dell’arrivo su Prime Video. Una scelta perfettamente in linea con The Boys: eccessiva, fisica, un po’ tamarra nel modo giusto. Sedili che si muovono, effetti sensoriali, vibrazioni, vento, schizzi. Praticamente il modo più assurdo e coerente per salutare una serie che non ha mai avuto paura di esagerare.
Alla fine, la discussione resta aperta. Kripke difende la scrittura dei personaggi, una parte dei fan vuole più azione, e The Boys continua a fare quello che ha sempre fatto: dividere, irritare, divertire e provocare. Forse è proprio per questo che se ne parla ancora così tanto. Anche quando non esplode nulla, riesce comunque a far litigare tutti.
Tu da che parte stai: Kripke ha ragione a difendere gli episodi più legati ai personaggi o in una stagione finale di The Boys serviva più azione? Scrivilo nei commenti.


