Ci sono canzoni che arrivano al Festival di Sanremo per intrattenere, e ce ne sono altre che arrivano per dire qualcosa che brucia. “Stella stellina” di Ermal Meta appartiene alla seconda categoria – e lo si capisce già dalla scelta del titolo, che riprende la filastrocca più nota dell’infanzia italiana per rovesciarla completamente di senso. Non è un caso che i bookmaker di Sisal la quotino come favorita per il Premio Sergio Bardotti al Miglior Testo di Sanremo 2026, con una quota di 2,75 che la pone nettamente davanti a tutti gli altri concorrenti. Quando anche le agenzie di scommesse riconoscono la qualità di un testo, vuol dire che qualcosa di non ordinario è successo.
Il brano – scritto da Meta insieme a Dardust (Dario Faini) e Gianni Pollex, e incluso nell’album Funzioni Vitali in uscita il 27 febbraio – ha un’origine precisa che Ermal ha raccontato senza filtri: sua figlia piccola, che aveva cominciato a ripetere le parole della ninna nanna. Ha preso la chitarra, e in mezz’ora il pezzo era scritto. Quelle parole infantili avevano assunto, nella sua testa, un significato completamente diverso.
Una ninna nanna al contrario
La forza compositiva di “Stella stellina” sta tutta in questo rovesciamento. La filastrocca originale è una promessa di protezione – la notte si avvicina, ma il bambino è al sicuro, accompagnato verso il sonno. Qui quella stessa apertura diventa il contrario: la notte si avvicina e non c’è più nessuno da proteggere. La bambina a cui il brano è dedicato – palestinese, senza nome, vittima del conflitto a Gaza – non c’è più. La preghiera non basta. La primavera attesa dalla collina non è arrivata per lei.
Il meccanismo poetico è preciso e devastante: usare la forma rassicurante della ninna nanna per contenere qualcosa di irreparabile. È lo stesso procedimento che rende certi canti funebri insostenibili proprio perché la melodia è dolce.
Il significato del testo: il punto di vista di chi rimane
Il narratore del brano è un uomo che ha trovato la bambola della bambina. Non è un familiare, non è qualcuno che la conosceva – è quasi uno sconosciuto che si ritrova tra le mani l’unico oggetto rimasto. E da quel gesto – stringere una bambola che non appartiene più a nessuno – parte tutta la riflessione.
La dilatazione del tempo è uno degli elementi più riusciti del testo: “è passata già un’eternità o solamente un’ora” da quando nel cielo si è alzata una nuvola dalla casa della bambina – e dalla sua. Quella nuvola è l’esplosione, la polvere, la distruzione. Raccontata con un’immagine che non nomina mai la guerra ma la fa sentire in modo fisico.
Il secondo blocco narrativo porta il punto di vista ancora più dentro: il narratore descrive il dolore come impulso fisico – ha pensato di strapparsi il cuore, ma ha avuto paura di non sentire più niente. Preferisce la sofferenza all’insensibilità. Ha pensato di scappare, ma “tra muri e mare non posso restare” – un verso che non ha bisogno di spiegazioni per chi conosce la geografia di Gaza, chiusa tra il confine israeliano, il muro con l’Egitto e il Mediterraneo.
La bambina “figlia di nessuno”
Il passaggio più politicamente esplicito del testo è nella parte finale, dove la bambina viene definita “figlia di nessuno”. Non è un giudizio – è una constatazione amara su come i bambini palestinesi morti nel conflitto spesso non vengano riconosciuti come vittime di un popolo con uno status politico definito. La loro morte non ha un registro, non ha un riconoscimento internazionale formale. Sono numeri in una statistica, non nomi in un libro.
L’immagine delle farfalle che hanno vissuto un solo giorno – metafora della vita brevissima e senza possibilità di svilupparsi – riprende la tradizione della letteratura di lutto, quella stessa che associa la farfalla all’anima e alla trasformazione. Qui però non c’è trasformazione: c’è solo interruzione.
Il finale porta una piccola luce: dalla collina verrà una primavera, non si attende più – e nel vento della sera ci sarà anche lei. Non è la promessa di una giustizia politica, è qualcosa di più intimo e più resistente: la permanenza nel ricordo, l’idea che chi viene amato non scompaia del tutto finché c’è qualcuno che lo porta con sé.
Il sound: sonorità latine e balcaniche al servizio del testo
Stando alle descrizioni di chi ha ascoltato il brano in anteprima – Ermal Meta non ha reso disponibile l’audio per l’analisi – il pezzo non è una ballata tradizionale ma ha un ritmo sostenuto, con sonorità latine che si incontrano a quelle balcaniche. Una scelta produttiva che non è casuale: Meta, di origini albanesi, porta nella sua musica una sensibilità mediterranea allargata, che conosce la tradizione dei canti di lutto dell’Europa del sud e del medio oriente. Dardust, che ne ha curato la produzione, è uno dei più raffinati architetti sonori del pop italiano contemporaneo – la sua collaborazione con Meta garantisce un tessuto musicale all’altezza di un testo che non ammette sbavature.
Un brano che chiede il silenzio
In un’edizione di Sanremo come questa, con tanti pezzi costruiti per colpire nell’immediato, “Stella stellina” si colloca nel territorio più rischioso e più nobile: quello della canzone che non vuole far ballare, ma far pensare. Che non cerca l’applauso, ma il nodo in gola.
I bookmaker sembrano averlo capito. Ora tocca al pubblico.
Hai sentito il brano? Cosa ne pensi di questa scelta di portare Gaza all’Ariston? Scrivilo nei commenti – è esattamente il tipo di canzone che merita di essere discussa.
Il testo di Stella Stellina
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
Ho trovato la tua bambola
Mi è sembrato di vederti ancora
Eri così piccola
La stringevi fino a sera
È passata già un’eternità
O solamente un’ora
Da quando nel cielo una nuvola
Risale dalla tua casa
Dalla mia casa
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
Ho cercato di strapparmi il cuore
Perché senza non si muore
Ma ho avuto paura nel mentre
Di non sentire più niente
Ho pensato anche di scappare
Da una terra che non ci vuole
Ma non so dove andare
Tra muri e mare non posso restare
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
Fiori in un cortile con le pietre intorno
Come le farfalle hai vissuto un giorno
Figlia di nessuno, melodia di un canto
Quello della gente che ti ha amato tanto
Oh, mia bambina, la notte è nera nera
La rabbia e la preghiera non basteranno più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Non ti ho dimenticato
Aspetto il tuo ritorno
Come le farfalle
Hai vissuto solo un giorno


