Il primo episodio della terza stagione di Euphoria si chiude su uno schermo nero. Compaiono le parole “In Memoriam”, seguite da tre nomi: Angus Cloud, Eric Dane e Kevin Turen. Chi segue la serie da anni sa benissimo chi sono. Per chi invece si avvicina adesso, vale la pena capire cosa significano quei nomi per questa storia e per chi l’ha costruita.
La terza stagione è uscita nella notte tra il 12 e il 13 aprile negli Stati Uniti su HBO, e da ieri sera è disponibile anche in Italia su NOW e HBO Max. Quattro anni dall’ultima puntata. In questo lasso di tempo la serie ha perso tre delle persone che l’avevano resa quello che è, in modi e circostanze diversi tra loro.
Angus Cloud aveva 25 anni quando è morto, il 31 luglio 2023, per un’overdose accidentale. Era arrivato a Euphoria in modo quasi leggendario: non era un attore di formazione, lo avevano praticamente fermato per strada a New York per proporgli il ruolo. Interpretava Fezco, lo spacciatore dal cuore buono che nella serie è uno degli amici più sinceri di Rue. Non una spalla, non un personaggio di contorno: Fezco era uno dei personaggi più amati dai fan, e la sua assenza nella terza stagione pesa in modo concreto sulla storia. Sam Levinson, il creatore della serie, ha dichiarato dopo la sua morte che non c’era nessuno come Angus. Troppo speciale, troppo giovane.
Eric Dane è morto il 19 febbraio di quest’anno, a 53 anni, dopo una battaglia con la SLA che aveva reso pubblica nel 2025. In Italia molti lo ricordano come Mark Sloan in Grey’s Anatomy, ma in Euphoria aveva portato in scena un personaggio molto diverso, più oscuro e complesso: Cal Jacobs, il padre controllante e represso di Nate, un uomo che ha costruito tutta la sua vita su una menzogna. Levinson ha raccontato che Dane lo aveva chiamato prima dell’inizio delle riprese della terza stagione per aggiornarvi sulla diagnosi. La risposta del regista era stata semplice: “Come sei, così lavoriamo.” Dane è riuscito a girare le sue scene, in un solo giorno di riprese, con la dignità e la professionalità che lo avevano sempre contraddistinto. Alcune di quelle scene le vedremo nel corso della stagione: sarà una delle sue ultime apparizioni sullo schermo.
Kevin Turen è il nome che forse richiede qualche parola in più, perché era una figura del dietro le quinte. Produttore esecutivo della serie, è morto nel novembre 2023 a 44 anni per un arresto cardiaco mentre era alla guida. Il suo legame con Levinson era lungo e profondo: i due avevano fondato insieme la casa di produzione Little Lamb Productions nel 2018, e Turen aveva lavorato su quasi tutto quello che Levinson aveva fatto negli anni successivi, da Assassination Nation a Malcolm & Marie fino a The Idol. I suoi crediti come produttore vanno ben oltre Euphoria: ha lavorato anche alla trilogia horror di Ti West, quella formata da X, Pearl e MaXXXine, e su film come The Unbearable Weight of Massive Talent. Tra lui e Levinson c’erano stati anche momenti di tensione, come spesso accade tra persone che lavorano insieme su progetti difficili e impegnativi, ma il legame restava solido. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto reale nella produzione.
Levinson, presentando il primo episodio qualche settimana fa al TCL Chinese Theatre di Los Angeles, ha spiegato con chiarezza perché tra la seconda e la terza stagione sono passati quattro anni. Ha citato gli scioperi di Hollywood del 2023, le agende difficili da incastrare per un cast diventato nel frattempo tra i più richiesti di Hollywood. Ma poi ha aggiunto la parte vera: il tempo necessario a capire come rendere omaggio a chi era venuto a mancare. Come costruire una storia che li tenesse presenti senza essere falsa.
La soluzione trovata per Fezco è raccontata nell’episodio: il personaggio è vivo, sta scontando una pena detentiva di trent’anni, e viene nominato in una scena in cui Rue convince Lexi a chiamarlo. Non compare sullo schermo, ma esiste ancora nel mondo della serie. Levinson ha detto a Rolling Stone che tenerlo in vita nella finzione era un modo per controllare qualcosa che nella realtà non si può controllare. Una frase onesta, forse la più onesta che abbia detto sulla vicenda.
Tre persone con ruoli molto diversi, tre assenze che pesano in modo diverso sulla serie. Cloud era una rivelazione, il volto meno atteso che era diventato uno dei più amati. Dane era un professionista di lungo corso che alla fine aveva trovato in Cal uno dei suoi ruoli più interessanti. Turen era quello che stava dietro, quello che teneva insieme le cose mentre gli altri facevano il lavoro visibile.
Il fatto che la stagione si apra con la fotografia di Eric Dane e si chiuda con i nomi di tutti e tre dice qualcosa su come Levinson abbia voluto costruire questo ritorno: con il peso di quello che è successo già dentro, non nascosto o rimandato. È una scelta rispettosa, e anche coraggiosa, in una serie che di coraggio ne ha sempre avuto molto.
Voi avete visto il primo episodio? Fateci sapere come l’avete vissuto questo tributo.


