La terza stagione di Euphoria debutta oggi, 13 aprile 2026, in Italia su Sky Atlantic, NOW e HBO Max. Questa recensione si basa sui primi tre episodi degli otto previsti, e la sensazione che mi hanno lasciato è abbastanza chiara: la serie sa ancora come farsi guardare, ma per ora non sa ancora bene dove vuole andare. Dopo quattro anni di pausa e un salto temporale di circa cinque anni dentro la storia, il ritorno di Euphoria è meno compatto, meno deciso e più incerto di quanto mi aspettassi. Non è un disastro questa terza stagione, ma non è neppure quel ritorno folgorante che una serie del genere avrebbe dovuto avere.
La cosa che mi ha colpito di più è che questi primi episodi sembrano costruiti più per accumulare impressioni che per dare una direzione vera al racconto. Ci sono scene forti, immagini che restano in testa, momenti in cui il vecchio fascino di Euphoria si riaccende. Però manca continuità. Manca quella sensazione di traiettoria netta che ti faceva sentire trascinato dentro il caos dei personaggi senza mai perdere il filo. Nella terza stagione, invece, il filo ogni tanto si allenta troppo. E quando succede, viene da chiedersi se la serie stia davvero raccontando lo smarrimento dei suoi protagonisti oppure se stia semplicemente faticando a organizzare le sue idee.
Il centro della stagione, almeno per ora, resta Rue. E anche stavolta la cosa migliore della serie è Zendaya. La sua interpretazione è ancora il motore emotivo più forte della serie. Questa nuova Rue non è tanto la ragazza che combatte con la dipendenza, ma una donna giovane che vive dentro le conseguenze di quella dipendenza. È più dura, più istintiva, più nervosa. Si muove come una persona che ha imparato a reagire al pericolo prima ancora di capire se il pericolo ci sia davvero. La trama che la riguarda la porta sempre più vicino a un mondo criminale duro e senza uscite facili, e Zendaya riesce a renderla credibile senza mai cercare la scena “da premio” a tutti i costi. Per me resta di gran lunga la presenza più forte di questi tre episodi.
Attorno a lei tornano gli altri, ma con risultati più altalenanti. Cassie continua a vivere in funzione dello sguardo degli altri, e la serie la spinge ancora di più verso una rappresentazione fatta di immagine, dipendenza affettiva e bisogno continuo di approvazione. Nate per ora mi è sembrato meno interessante del dovuto, quasi semplificato. Maddy e Lexi si muovono in un mondo più adulto, più vicino all’industria dell’immagine e dell’intrattenimento, mentre Jules entra davvero in scena più tardi. Si sente che la serie vuole mostrare questi personaggi fuori dal liceo, ormai pienamente entrati nei loro vent’anni, ma non sempre riesce a rendere questo passaggio davvero incisivo. In alcuni momenti mi è sembrato quasi che il cast fosse più maturo del materiale che aveva tra le mani.
Il problema più grosso, per me, è che Euphoria 3 continua a inseguire lo shock anche quando non ne avrebbe bisogno. Ci sono scene che sembrano pensate prima di tutto per essere commentate, tagliate, rilanciate, trasformate in momento virale, e solo dopo per essere davvero parte di un discorso più ampio. È un limite che la serie aveva già, ma adesso si nota di più. Forse perché il mondo attorno è cambiato, forse perché dopo quattro anni certe scorciatoie si vedono prima, forse perché oggi da Euphoria ci si aspetta qualcosa di più del solo impatto visivo. Quando resta attaccata ai personaggi, la serie trova ancora momenti belli e disturbanti. Quando si innamora troppo della propria provocazione, invece, comincia a girare a vuoto.
Un altro elemento che pesa è tutto quello che la serie si porta dietro fuori dallo schermo. L’assenza di Angus Cloud, morto nel 2023, si sente per forza, e il modo in cui la stagione affronta il destino di Fez aggiunge una nota amara che va oltre la finzione. Anche il fatto che diversi volti storici non tornino contribuisce a dare a questa terza stagione un’aria diversa, più fragile, quasi da capitolo finale che sa di arrivare dopo troppi scossoni. Del resto sia Zendaya sia Sam Levinson hanno lasciato intendere che questa sarà con ogni probabilità l’ultima stagione, e in questi primi episodi si avverte già quella sensazione da resa dei conti, anche se non ha ancora trovato una forma davvero forte.
Alla fine, dopo tre episodi, il mio giudizio resta sospeso ma non tiepido. Euphoria non ha perso del tutto la capacità di colpire. Ha ancora una protagonista straordinaria, un cast pieno di presenza scenica e una forza visiva che molti altri teen drama o post-teen drama si sognano. Però oggi mi sembra una serie meno lucida, meno precisa e meno sicura di sé. Come se il tempo passato lontano dallo schermo l’avesse resa più grande come fenomeno, ma meno nitida come racconto. Continuerò a guardarla, perché dentro questi primi episodi c’è ancora abbastanza vita da farmi sperare in una ripresa. Però, per adesso, il ritorno di Euphoria 3 mi sembra più interessante per quello che potrebbe ancora diventare che per quello che è già riuscita a essere. Tu che ne pensi: ti basta ritrovare Rue e quell’atmosfera così riconoscibile, oppure anche per te questi primi episodi lasciano più dubbi che entusiasmo?
La Recensione
Euphoria 3
Dopo i primi tre episodi, Euphoria 3 mi sembra una stagione ancora capace di accendersi, soprattutto grazie a Zendaya, ma molto meno compatta e convincente del passato. Ha momenti forti, immagini che restano e un cast che continua a pesare. Però, per ora, il racconto è frammentato e troppo spesso attirato dall’effetto immediato invece che da una vera direzione.
PRO
- Zendaya è ancora la cosa migliore di Euphoria
- La serie conserva una forte identità visiva
CONTRO
- I primi tre episodi sono discontinui
- La stagione fatica a trovare una direzione chiara
- Alcuni personaggi, per ora, risultano meno incisivi del previsto


