Euphoria ha chiuso la sua corsa su HBO nel modo più coerente possibile: facendo discutere tutti e macinando numeri enormi. La terza e ultima stagione della serie con Zendaya è stata massacrata da una parte della critica, accusata di aver perso lucidità, equilibrio e forza narrativa. Eppure il pubblico non l’ha mollata. Il finale ha raggiunto 8,7 milioni di spettatori in tre giorni tra HBO e HBO Max, superando di poco anche il debutto della stagione, fermo a 8,5 milioni.
È il solito paradosso di Euphoria. Una serie che sembra sempre sul punto di essere respinta e invece resta attaccata alla conversazione come poche altre. Piace, irrita, divide, stanca, affascina, fa arrabbiare. Ma viene vista. E questo, per HBO, conta moltissimo.
La terza stagione era partita con un peso enorme addosso. La seconda era uscita nel 2022, poi sono arrivati anni di attesa, ritardi, riscritture, carriere esplose e un cast sempre più difficile da riunire. Zendaya, Sydney Sweeney e Jacob Elordi nel frattempo sono diventati nomi giganteschi. Sam Levinson, invece, è arrivato a questa stagione con una reputazione molto più fragile, soprattutto dopo le polemiche legate a The Idol e al suo modo di gestire storie estreme.
Il risultato è stato una stagione finale accolta malissimo da molti recensori. Su Rotten Tomatoes, Euphoria 3 ha un 43% di giudizi positivi, con un consenso critico che parla di una serie tornata “meno della somma delle sue parti”, confusa e piena di trame forzate. Non proprio il saluto trionfale che HBO avrebbe voluto vedere scritto accanto a uno dei suoi titoli più discussi degli ultimi anni.
Eppure i numeri raccontano un’altra storia. Secondo Variety, la stagione finale ha raggiunto una media di 25 milioni di spettatori, il 17% in più rispetto alla seconda nello stesso periodo di misurazione. Il finale non solo non ha perso pubblico, ma ha confermato che la curiosità era rimasta altissima fino all’ultimo episodio.
Poi c’è il dettaglio quasi comico, quello che sembra scritto da un autore con voglia di fare il furbo: nella settimana dal 1° al 7 giugno, Euphoria ha accumulato 666 milioni di minuti visti nelle classifiche Nielsen. Un numero casuale, certo, ma perfetto per una stagione promossa con il claim “May God have mercy” e attraversata da immagini religiose, sensi di colpa, autodistruzione e bisogno di redenzione. Collider ha sottolineato proprio questa coincidenza, definendola quasi “diabolica” per una serie che ha sempre giocato con eccessi, peccato e punizione.
Il dato fa sorridere, ma dice anche qualcosa di serio. Euphoria non è mai stata una serie facile da valutare solo con il metro della qualità classica. A volte ha avuto episodi potenti, visivamente ipnotici, interpretazioni impressionanti. Altre volte ha dato la sensazione di spingere sul trauma per scioccare lo spettatore, più che per raccontare davvero i personaggi. La terza stagione, secondo molti, è caduta proprio in questa trappola: più cupa, più forzata, meno capace di ritrovare quella miscela iniziale di dolore adolescenziale, stile e vulnerabilità.
Zendaya resta il pilastro. Anche chi ha criticato la stagione tende a riconoscere la forza della sua interpretazione. Rue è sempre stata il punto emotivo più delicato della serie, il personaggio attraverso cui Euphoria ha provato a parlare di dipendenza, vergogna, ricadute e bisogno di salvezza. Attorno a lei, però, il mondo della serie si è allargato fino quasi a perdere forma. Crime, sesso, identità, violenza, religione, relazioni tossiche: nell’ultima stagione sembra esserci di tutto, ma non sempre con la stessa precisione.
La domanda, allora, è semplice: Euphoria è finita da grande serie o da fenomeno stanco ma ancora potentissimo? Forse entrambe le cose. Ha avuto un impatto enorme sulla TV pop degli ultimi anni, sul modo di rappresentare l’adolescenza, sul linguaggio visivo delle serie, sulla musica, sul make-up, sulla moda, sulla conversazione social. Anche chi non l’ha mai amata ha dovuto farci i conti.
Il finale ha confermato che il pubblico voleva esserci, anche solo per vedere come sarebbe andata a finire. Questo non cancella i problemi della stagione, ma rende la chiusura ancora più interessante. Una serie può essere criticata, discussa e considerata in calo, e allo stesso tempo restare un evento. Euphoria ha vissuto esattamente in quella contraddizione.
Forse HBO non poteva chiedere una fine più adatta. Non una chiusura pacifica, non un applauso unanime, non un consenso comodo. Una chiusura sporca, divisiva, rumorosa, piena di numeri altissimi e giudizi durissimi. In fondo, Euphoria è sempre stata questo: una serie capace di farsi guardare anche da chi diceva di non sopportarla più.
Secondo voi Euphoria ha chiuso da grande serie o gli ascolti enormi nascondono una stagione finale deludente? Scrivetelo nei commenti e diteci da che parte state.


