Il finale di Euphoria ha sconvolto i fan con la morte di Rue Bennett, e ora Sam Levinson ha raccontato come Zendaya ha reagito quando ha scoperto il destino del suo personaggio. Non è stata una conversazione semplice. Anzi, il creatore della serie ha parlato di un momento molto difficile ed emotivo, perché Rue non era solo una protagonista: era il volto stesso di Euphoria, il personaggio attraverso cui la serie ha raccontato dipendenza, ricadute, dolore, famiglia e bisogno disperato di essere salvati.
La terza stagione si è chiusa con una scelta durissima: Rue muore per un’overdose accidentale dopo aver assunto pillole contaminate con fentanyl. Un finale che ha spaccato il pubblico. C’è chi lo ha trovato coerente con la brutalità della serie e chi, invece, lo ha vissuto come un colpo troppo crudele. Anche perché parliamo di Zendaya, due volte vincitrice dell’Emmy proprio per questo ruolo, e di un personaggio che molti spettatori avevano imparato ad amare nonostante i suoi errori.
Sam Levinson ha spiegato, durante la serie di Variety Half Hour With, che dire a Zendaya come sarebbe finita la storia di Rue è stato pesante. I due hanno costruito quel personaggio per anni. Hanno attraversato stagioni difficili, pause lunghissime, polemiche, aspettative enormi e una pressione mediatica che intorno a Euphoria non è mai stata leggera. Per questo, secondo Levinson, la reazione dell’attrice è stata molto emotiva.
E ci sta.
Rue è uno di quei personaggi che sembrano appartenere anche a chi li interpreta. Zendaya non l’ha resa solo fragile o autodistruttiva. L’ha resa ironica, dolce, insopportabile, intelligente, tenera, bugiarda, spaventata. Rue poteva fare del male a se stessa e agli altri, ma non perdeva mai del tutto quella parte umana che ti faceva sperare in una via d’uscita. Senza Zendaya, probabilmente, sarebbe stata molto più difficile da seguire. Forse anche molto più dura da perdonare.
Levinson lo ha riconosciuto apertamente. Ha definito Zendaya un’attrice dotata e ha spiegato che Rue non sarebbe stata così affascinante, amabile e persino divertente senza di lei. Per questo il confronto sul finale ha avuto un peso enorme. Non si trattava solo di decidere una scena. Si trattava di chiudere il viaggio di un personaggio che, per una parte del pubblico, era diventato quasi una persona reale.
Il modo in cui Rue muore non è casuale. Levinson ha collegato questa scelta anche alla memoria di Angus Cloud, l’attore che interpretava Fezco, morto nel luglio 2023 a 25 anni per overdose accidentale. La serie aveva già dovuto fare i conti con la sua assenza, ma nel finale quella perdita entra dentro il racconto in modo diretto. Rue muore per fentanyl, e Levinson ha spiegato di voler raccontare una verità amara: non tutti riescono a salvarsi, non tutti hanno una seconda possibilità, non tutti arrivano alla guarigione.
È una frase che fa male, soprattutto se pensiamo a quanto Euphoria sia stata seguita anche da ragazzi e ragazze che si sono riconosciuti in Rue. Per anni la serie ha mostrato la dipendenza senza renderla pulita, senza trasformarla in una lezione ordinata. Rue ricadeva, mentiva, manipolava, prometteva, crollava. A volte sembrava a un passo dalla salvezza, altre volte tornava indietro con una violenza frustrante. Il finale porta questa logica fino alla conseguenza più tragica.
Sul set, la scena della morte è stata resa ancora più delicata dalla presenza di Colman Domingo, che interpreta Ali, il mentore di Rue. Levinson ha spiegato che Domingo è stato una figura importante anche per Zendaya, una presenza capace di dare stabilità emotiva in giornate molto difficili. Nel finale è proprio Ali a trovare il corpo di Rue, e questo rende la scena ancora più devastante. Ali era una delle poche persone che continuavano a credere in lei, anche quando Rue sembrava non credere più in se stessa.
Euphoria non ha mai avuto paura di far arrabbiare il suo pubblico, ma questa volta la reazione è stata fortissima. Molti fan si sono sentiti traditi. Altri hanno difeso la scelta, sostenendo che una serie sulla dipendenza non poteva per forza chiudersi con un abbraccio riparatore e una luce calda sul futuro. La verità è che entrambe le reazioni sono comprensibili. Da spettatore vuoi sperare che Rue ce la faccia. Da autore, Levinson ha scelto di non darle quella salvezza.
Il discorso diventa ancora più netto perché la terza stagione è anche l’ultima. Levinson ha confermato che, per lui, la storia di Euphoria era la storia della dipendenza e delle sue conseguenze. Con la morte di Rue, quella traiettoria arriva alla sua chiusura più dolorosa. Non un finale consolatorio, non una promessa, non un “andrà tutto bene”. Solo una fine che lascia addosso tristezza, rabbia e una domanda scomoda: era davvero l’unico modo per raccontarla?
Zendaya, almeno per ora, non ha commentato pubblicamente la morte di Rue. Sua madre, Claire Stoermer, ha scritto sui social di aver ricevuto molti messaggi dopo l’episodio e di essere rimasta triste, aggiungendo però di voler tenere per sé i suoi pensieri. Anche questo dice qualcosa. La scena ha colpito non solo i fan, ma anche chi ha vissuto da vicino il percorso dell’attrice dentro la serie.
La morte di Rue, insomma, non è solo un colpo di scena. È una scelta narrativa enorme, forse la più discussa di tutta Euphoria. Può sembrare crudele, può sembrare coerente, può sembrare persino troppo definitiva. Però conferma una cosa: questa serie non ha mai voluto essere facile da guardare. E nel finale ha scelto di esserlo ancora meno.
Tu cosa ne pensi: la morte di Rue era un finale necessario per Euphoria o Sam Levinson ha spinto troppo oltre la tragedia? Scrivilo nei commenti.


