Oggi, se pensi ai Foo Fighters, è molto probabile che il primo titolo che ti venga in mente sia Everlong. È una di quelle canzoni che ormai sembrano esistere da sempre, quasi scolpite dentro la storia del rock. Eppure c’è un dettaglio che rende tutto ancora più affascinante: quando uscì nel 1997, Everlong non fu subito un trionfo clamoroso. Non esplose all’istante come una hit gigantesca. Ci mise tempo. È cresciuta piano, si è fatta spazio poco alla volta, e alla fine è diventata qualcosa di molto più grande di un semplice singolo di successo.
Ed è proprio questo che la rende speciale. Everlong non è diventata importante perché imposta dall’alto o spinta solo dai numeri. È diventata enorme perché si è infilata nella vita delle persone. Ha continuato a vivere, a essere ascoltata, cantata, ricordata. Fino a trasformarsi in uno dei brani rock più amati di sempre.
La cosa bella è che questa canzone nasce in un periodo molto difficile per Dave Grohl. Mentre i Foo Fighters stavano lavorando a The Colour and the Shape, il suo secondo album con la band, la sua vita era nel caos. Da una parte stava affrontando il divorzio dalla sua prima moglie. Dall’altra si stava innamorando di un’altra persona, la musicista Louise Post dei Veruca Salt. In mezzo a tutto questo, c’erano anche problemi interni alla band e una forte instabilità personale.
In pratica, Grohl si trovava in una fase di passaggio totale. La sua vita sentimentale stava cambiando, quella artistica pure, e lui stesso non sembrava poggiare su basi molto solide. Si racconta infatti che in quel periodo fosse tornato in Virginia, la sua città d’origine, e che dormisse sul pavimento di casa di un amico d’infanzia, dentro un sacco a pelo. È in quel contesto che nasce Everlong. Non in una villa di lusso, non in un momento di serenità, ma nel mezzo di una confusione emotiva enorme.
Ed è forse per questo che il brano ha una verità così forte addosso. Dave Grohl lo scrisse in meno di un’ora, pensando alla sensazione di innamorarsi di nuovo dopo la fine di un matrimonio. Non si tratta quindi di una canzone generica sull’amore. È una canzone che parla di connessione profonda, di quel momento in cui senti che con qualcuno tutto sembra più vero, più intenso, più vivo.
Grohl lo spiegò anni dopo in modo molto bello, dicendo che quel pezzo parlava di essere così legato a una persona da amarla fisicamente e spiritualmente, e perfino di armonizzare perfettamente quando si canta insieme. È un’immagine semplice, ma potentissima. E si sente tutta nel testo. Quando canta “E mi chiedo / quando canto insieme a te / se tutto potrebbe essere davvero così vero per sempre / se qualcosa potrebbe mai essere di nuovo così bello”, Grohl mette dentro al brano un misto di desiderio, stupore e paura che arriva ancora oggi in modo diretto.
Questa intensità emotiva è una delle ragioni per cui Everlong continua a colpire così tanto. Non è una ballata sdolcinata. Non è una dichiarazione d’amore perfettina. È qualcosa di più umano. C’è il bisogno di aggrapparsi a una sensazione bella mentre tutto il resto sembra instabile. C’è il desiderio di credere che un momento vero possa durare più a lungo del caos che hai intorno.
Ma Everlong non racconta solo una crisi personale. Racconta anche una fase molto delicata per i Foo Fighters come band. In quel periodo, infatti, il gruppo stava vivendo tensioni interne importanti. La formazione originale comprendeva Dave Grohl alla voce, Nate Mendel al basso, Pat Smear alla chitarra e William Goldsmith alla batteria. Mendel e Smear sono rimasti figure storiche del gruppo, ma durante la lavorazione di The Colour and the Shape successe qualcosa di pesante.
Grohl non era soddisfatto delle parti di batteria registrate da Goldsmith in studio. Lo considerava un buon batterista dal vivo, ma non all’altezza delle sue aspettative in fase di incisione. Così prese una decisione molto dura: riregistrò lui stesso le tracce di batteria senza dirglielo subito. Quando poi glielo comunicò, Goldsmith la prese malissimo e lasciò la band. È una pagina scomoda della storia dei Foo Fighters, ma è anche parte del contesto in cui nacque Everlong. Una canzone piena di amore e verità emotiva, ma costruita in un momento in cui tutto attorno era instabile.
Anche per questo il brano ha una forza così particolare. Dentro ci sono romanticismo e frattura, slancio e tensione, dolcezza e nervi scoperti. E il suono riflette tutto questo. Everlong parte con una carica immediata, ha chitarre che spingono forte, una batteria nervosa, e poi si apre in una melodia che sembra sospesa tra urgenza e abbandono. È rock, sì, ma è anche intima. È potente senza perdere delicatezza. E questa combinazione raramente invecchia male.
Quando uscì, però, non divenne subito il simbolo assoluto della band. La sua crescita fu graduale. Un ruolo importante lo ebbe anche il video musicale, che aiutò moltissimo il pezzo a entrare nell’immaginario del pubblico. I Foo Fighters sono sempre stati bravissimi a usare i video con ironia, creatività e un tocco quasi assurdo. In quello di Everlong c’era anche Taylor Hawkins, che non aveva suonato sul disco ma che era entrato come nuovo batterista. Nel clip il tono era surreale, buffo, visivamente forte. E tutto questo contribuì a rendere la canzone ancora più amata.
Col tempo, Everlong ha assunto significati sempre nuovi. È diventata il pezzo con cui i Foo Fighters chiudono i loro concerti. Non è una scelta casuale. Ormai è il loro saluto al pubblico, il momento in cui l’energia del live si trasforma in qualcosa di più emotivo. Dave Grohl spesso accompagna il brano con parole che fanno capire quanto per lui rappresenti un legame con i fan. Non è solo una canzone da suonare alla fine. È una promessa di ritorno, di continuità, di affetto reciproco.
Poi è arrivato il 2022, e con la morte di Taylor Hawkins tutto ha assunto un peso ancora più forte. Everlong è diventata anche un omaggio, un ricordo, una ferita aperta e allo stesso tempo una carezza. Sapere che fu l’ultimo brano suonato da Hawkins con la band ha reso ogni esecuzione successiva ancora più intensa. Oggi ascoltare Everlong significa sentire insieme moltissime cose: amore, nostalgia, perdita, amicizia, resistenza.
Ed è qui che capisci davvero perché questa canzone sia diventata così grande. Non è soltanto un bel pezzo rock degli anni Novanta. È una canzone che ha continuato a trasformarsi insieme alla band e insieme a chi la ascolta. È nata come una love song scritta in un periodo turbolento. Poi è diventata un classico dei concerti. Poi ancora un brano simbolo per ricordare un amico perduto. E oggi è una di quelle rare canzoni che sembrano appartenere a tutti.
Forse è proprio questo il destino dei grandi pezzi. Non conquistano subito il mondo con il rumore. Lo fanno con la durata. Restano lì, anno dopo anno, e a un certo punto ti accorgi che non sono solo sopravvissuti: sono diventati indispensabili. Everlong ha fatto esattamente questo. E per molti, ormai, non è solo una canzone dei Foo Fighters. È una delle più grandi canzoni rock di sempre. Lascia un commento e dimmi se anche per te Everlong è il capolavoro assoluto dei Foo Fighters.


