Mercoledì 18 febbraio Rai 1 ripropone Fabrizio De André – Principe libero, il film che racconta la vita intensa e controcorrente di uno dei più grandi cantautori italiani. Un’occasione per tornare anche sugli ultimi mesi di Fabrizio De André, scomparso l’11 gennaio 1999, e ricostruire con precisione, senza retorica ma con rispetto, come si è spenta la voce del “Principe libero”.
Nell’estate del 1998, Fabrizio De André scopre di essere gravemente malato. I primi segnali arrivano dopo alcuni controlli medici approfonditi: la diagnosi è un carcinoma polmonare. Una notizia che viene inizialmente tenuta lontana dai riflettori. Faber, da sempre allergico all’esposizione mediatica, sceglie la discrezione assoluta. Pochi amici fidati, la famiglia stretta, e nessuna spettacolarizzazione pubblica della malattia. Chi lo frequentava in quel periodo racconta di un uomo lucido, consapevole, ma determinato a proteggere la propria intimità fino alla fine.
Con il peggiorare delle condizioni, Fabrizio De André viene ricoverato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, uno dei centri oncologici più importanti d’Europa. Le cure si rivelano purtroppo insufficienti a fermare l’avanzata del tumore. Negli ultimi giorni accanto a lui restano la moglie Dori Ghezzi, i figli e pochissimi amici. Il quadro clinico si aggrava rapidamente all’inizio del 1999. L’11 gennaio, all’età di 58 anni, Fabrizio De André muore a Milano. La notizia si diffonde nel primo pomeriggio e provoca un’ondata di commozione nazionale. Non muore soltanto un artista: si spegne una coscienza critica, una voce capace di raccontare gli ultimi, gli emarginati, i ribelli.
I funerali si svolgono a Genova, la sua città, nella Basilica di Carignano. Migliaia di persone si riversano per le strade, in un silenzio composto e struggente. Non un evento mondano, ma un addio collettivo, popolare, quasi intimo. Genova perde uno dei suoi figli più celebri. L’Italia saluta l’autore di capolavori che hanno attraversato generazioni, da “La canzone di Marinella” a “Bocca di Rosa”, fino a “Smisurata preghiera”.
La vita di Faber è stata segnata anche da un rapimento che ha lasciato un segno profondo. Nella seconda metà degli anni settanta, in previsione della nascita della figlia Luisa Vittoria De André, detta Luvi, Fabrizio De André si stabilisce nella tenuta sarda dell’Agnata, a due passi da Tempio Pausania, insieme a Dori Ghezzi. La sera del 27 agosto 1979, la coppia viene rapita dall’anonima sequestri sarda e tenuta prigioniera alle pendici del Monte Lerno presso Pattada. Dori viene liberata il 21 dicembre alle undici di sera, Fabrizio il 22 alle due di notte, tre ore dopo. In totale sono passati quattro mesi di prigionia. Il riscatto ammonta a circa 550 milioni di lire, in buona parte pagati dal padre Giuseppe. Quell’esperienza segnerà profondamente De André, che però ne parlerà sempre con pudore e senza rancore.
Il film in onda stasera su Rai 1, diretto da Luca Facchini e interpretato da Luca Marinelli, non è un racconto morboso della malattia, ma un viaggio nella formazione umana e artistica di Fabrizio De André: l’infanzia borghese, l’amore per la letteratura francese, l’incontro con la controcultura, il sequestro in Sardegna, la maturità artistica. La morte resta sullo sfondo, come epilogo naturale di un’esistenza vissuta sempre in libertà. Il film preferisce celebrare la forza creativa e l’irriducibile indipendenza di Faber, piuttosto che soffermarsi sul declino fisico.
Fabrizio De André non è mai stato solo un cantautore. È stato un poeta, un narratore di storie dimenticate, una voce fuori dal coro. La sua morte ha lasciato un vuoto enorme nella musica italiana, ma le sue canzoni continuano a vivere, a emozionare, a raccontare un’Italia diversa, quella degli ultimi e dei dimenticati.
Hai visto il film su Fabrizio De André? Quale canzone di Faber ti ha emozionato di più? Scrivici nei commenti e raccontaci il tuo ricordo del Principe libero.


