C’è un paradosso ormai ben noto nell’era dello streaming: la critica specializzata può storcere il naso finché vuole, ma se un titolo tocca le corde giuste del pubblico, il successo è garantito. È esattamente quello che sta accadendo in questi giorni su Netflix con Unabomber, il nuovo thriller drammatico che si è sbarazzato della concorrenza conquistando a tempo di record la vetta dei film più visti sulla piattaforma in tutto il mondo. Ma come fa una pellicola che parla di uno dei capitoli più oscuri della storia americana recente a trasformarsi in un vero e proprio fenomeno di massa? E, soprattutto, voi lo avete già visto o fa già parte della vostra lista?
Per capire la portata del fenomeno, basta dare un’occhiata ai dati ufficiali di visione diffusi da Netflix. Fin dalle prime ore dal suo debutto nel catalogo, Unabomber ha scalato le classifiche mondiali, posizionandosi al numero 1 nella Top 10 dei film in lingua inglese e raccogliendo ben 16,4 milioni di visualizzazioni in una sola settimana. La pellicola si è imposta al primo posto in oltre 70 paesi, compresa l’Italia, superando senza troppi complimenti blockbuster e produzioni originali ben più pubblicizzate. Un risultato impressionante se si considera il contrasto netto tra l’accoglienza della critica e l’entusiasmo degli abbonati: su aggregatori come Rotten Tomatoes, il film ha registrato punteggi decisamente bassi da parte dei recensori, ma questo non ha minimamente frenato la curiosità del pubblico. È un chiaro segnale di come l’algoritmo e l’interesse per la cronaca nera valgano spesso più delle recensioni a cinque stelle.
In circa 100 minuti di pura tensione, il film ripercorre la complessa e inquietante storia di Ted Kaczynski, l’ex professore e prodigio della matematica ad Harvard trasformatosi nel famigerato terrorista noto come Unabomber. La narrazione si muove su due piani temporali paralleli: da un lato la giovinezza del protagonista e le vicende che ne hanno segnato la psiche, dall’altro l’imponente caccia all’uomo condotta dall’FBI tra gli anni ’80 e ’90. A dare sostanza al progetto c’è un cast di primo livello che vede Russell Crowe offrire un’interpretazione intensa e tormentata nei panni di Kaczynski, affiancato da Jacob Tremblay per le scene giovanili, oltre a Shailene Woodley e Annabelle Wallis. L’opera non si limita a raccontare la scia di attentati che tenne con il fiato sospeso gli Stati Uniti per quasi vent’anni, ma cerca di addentrarsi nella mente di un uomo isolato dal mondo, la cui ideologia neo-luddista e l’odio per la tecnologia lo portarono a compiere gesti estremi.
Il successo di Unabomber conferma ancora una volta un trend oramai chiarissimo: la nostra attrazione collettiva per il genere True Crime è più forte che mai. Che si tratti di docuserie o di adattamenti cinematografici di storie vere, le vicende legate ai grandi serial killer o ai terroristi della storia recente esercitano sul pubblico un’ipnosi quasi irresistibile. Inoltre, la figura di Ted Kaczynski porta con sé interrogativi complessi sul rapporto tra uomo, isolamento e progresso tecnologico che, per quanto distorti dalla sua follia violenta, risuonano in modo ambiguo e inquietante anche nella nostra società iper-connessa.
Se siete amanti dei thriller psicologici legati a fatti realmente accaduti, Unabomber è senza dubbio il titolo del momento su Netflix, perfetto da guardare tutto d’un fiato. L’avete già recuperato durante il weekend o vi ha incuriosito l’ondata di discussioni sui social? Cosa ne pensate della performance di Russell Crowe e della scelta di raccontare questa storia? Fatecelo sapere nei commenti e diteci se, secondo voi, merita davvero il primo posto in classifica!


