Chiara Ferragni è stata prosciolta dal Pandoro Gate il 14 gennaio 2026, ma la sentenza ha scatenato una tempesta di polemiche sui social e tra l’opinione pubblica italiana. Il motivo? Per molti cittadini, l’influencer si è semplicemente “comprata” l’assoluzione pagando oltre 3,4 milioni di euro per chiudere la bocca a chi l’aveva denunciata. Una vicenda che ha riacceso il dibattito sulla giustizia a due velocità in Italia: chi ha i soldi può permettersi di sistemare tutto, mentre i cittadini comuni devono affrontare anni di processi per questioni molto meno gravi.
La storia è semplice ma fa arrabbiare. Chiara Ferragni era accusata di truffa aggravata per aver ingannato i consumatori con il famoso Pandoro Pink Christmas del Natale 2022 e le Uova di Pasqua dei Dolci Preziosi. Secondo l’accusa, la Ferragni aveva fatto credere ai suoi follower che acquistando quei prodotti si sarebbe contribuito alla beneficenza, quando in realtà la donazione era già stata fatta mesi prima e le sue società avevano incassato oltre 2,2 milioni di euro senza versare un centesimo agli ospedali. La Procura di Milano chiedeva un anno e otto mesi di carcere senza attenuanti.
Ma ecco il colpo di scena. Alla fine di dicembre 2024, Ferragni ha raggiunto un accordo con il Codacons, l’associazione dei consumatori che aveva presentato la querela che permetteva di processarla. L’accordo prevedeva che l’influencer pagasse 150 euro a ciascuno dei circa 300 consumatori che si erano rivolti al Codacons per avere un risarcimento. I consumatori avevano chiesto inizialmente solo 5,69 euro, la differenza tra il prezzo del pandoro normale Balocco (3,68 euro) e quello griffato Ferragni (9,37 euro). Invece hanno ottenuto 150 euro a testa. Un affare d’oro, no?
Non finisce qui. Ferragni ha anche donato 200.000 euro a un ente che si occupa di donne vittime di violenza e ha rimborsato al Codacons tutte le spese legali sostenute per i procedimenti. In totale, tra multe dell’Antitrust già pagate in precedenza, risarcimenti alle varie associazioni dei consumatori e donazioni, l’influencer ha staccato assegni per circa 3,4 milioni di euro. E in cambio? Il Codacons ha ritirato la querela.
Questo dettaglio tecnico è fondamentale per capire cosa è successo in tribunale. Il giudice Ilio Mannucci Pacini non ha riconosciuto l’aggravante della “minorata difesa dei consumatori online” che i pubblici ministeri avevano contestato. Senza questa aggravante, il reato è stato riqualificato da “truffa aggravata” a “truffa semplice”. E qui scatta il trucco: la truffa semplice, in Italia, è perseguibile solo se c’è una querela della parte offesa. Siccome il Codacons aveva ritirato la querela dopo l’accordo economico, il reato si è estinto automaticamente. Nessun processo, nessuna condanna, nessun accertamento di responsabilità penale.
Gli italiani sui social sono esplosi di rabbia. “Quindi basta pagare per farla franca?”, scrive un utente su Twitter. “Se io rubo 100 euro al supermercato finisco in galera, lei truffa milioni di persone e con 3 milioni sistema tutto. Questa è l’Italia”, commenta un altro. “La giustizia in Italia funziona così: se sei ricco ti compri l’assoluzione, se sei povero vai in galera anche per una sciocchezza”, aggiunge una terza persona. I commenti si moltiplicano a migliaia, tutti sulla stessa lunghezza d’onda: rabbia, frustrazione e senso di ingiustizia.
Anche Selvaggia Lucarelli, la giornalista che per prima aveva portato alla luce il Pandoro Gate nel dicembre 2022, ha fatto chiarezza sulle sue storie Instagram: “Per procedere per il reato di truffa servivano le querele che inizialmente c’erano. Il Codacons aveva ritirato le querele grazie a un accordo mediante risarcimento. Dunque, senza quelle querele, era impossibile processare Ferragni per truffa semplice”. E ha aggiunto: “Tecnicamente è stata prosciolta, non assolta. Resta invece colpevole di pubblicità ingannevole e sul fronte amministrativo ha estinto il suo debito pagando 3 milioni di euro tra multe e donazioni”.
La differenza tra “proscioglimento” e “assoluzione” è sottile ma importante. L’assoluzione nel merito significa che il giudice ha riconosciuto l’innocenza dell’imputato. Il proscioglimento, invece, è una decisione puramente tecnica che chiude il processo senza entrare nel merito della colpevolezza. Nel caso della Ferragni, il giudice non ha mai detto che è innocente, ha semplicemente preso atto che senza la querela non si può procedere.
Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, si è detto “pienamente soddisfatto” dell’accordo, sottolineando che i consumatori hanno ottenuto molto più di quanto avrebbero potuto sperare in un processo lungo e costoso. Ma molti si chiedono: è giusto che un’associazione che dovrebbe tutelare i consumatori ritiri una denuncia per truffa in cambio di soldi? Non è questo un modo per permettere ai ricchi di comprare la propria innocenza?
L’unica associazione che non ha ritirato la querela è stata “Casa del Consumatore”, che però non aveva presentato una querela formale in fase di indagini ma si era costituita solo parte civile per chiedere i danni. Il loro avvocato, Aniello Chianese, ha dichiarato apertamente che “non si è trattato di una sentenza di assoluzione”, sottolineando l’amarezza di chi non ha accettato denaro in cambio del silenzio.
Chiara Ferragni, uscendo dal tribunale visibilmente commossa, ha dichiarato: “È finito l’incubo, sono molto contenta di riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e la giustizia è stata fatta“. Ma per milioni di italiani quella non è stata giustizia, è stato solo l’ennesimo esempio di come, in Italia, chi ha i soldi può permettersi di risolvere qualsiasi problema.
La vicenda solleva domande scomode sul nostro sistema giuridico. È giusto che i reati economici possano essere “estinti” semplicemente pagando? Non dovrebbe esistere un accertamento della verità indipendentemente dalla disponibilità economica dell’imputato? E soprattutto: che messaggio manda questa sentenza ai cittadini comuni che credono ancora nella giustizia uguale per tutti?
La risposta, purtroppo, sembra chiara. In Italia esistono due giustizie: una per chi ha i soldi per pagare avvocati costosi, accordi milionari e risarcimenti strategici, e un’altra per chi non può permetterselo. Chiara Ferragni ha dimostrato che con 3,4 milioni di euro si può far sparire un’accusa di truffa aggravata che chiedeva un anno e otto mesi di carcere. Per il cittadino medio, questa è la conferma che la giustizia non è uguale per tutti, ma dipende dal conto in banca.
E tu cosa ne pensi? Credi che sia giusto che Ferragni sia stata prosciolta dopo aver pagato milioni di euro? Pensi che chi ha i soldi possa davvero “comprarsi” l’innocenza? Oppure credi che l’accordo con i consumatori sia stato corretto? Scrivilo nei commenti e dicci la tua opinione!


