In questo articolo troverete spoiler di The Gilded Age.
Il finale della terza stagione di “The Gilded Age” ha messo a nudo tutte le contraddizioni e le ipocrisie dell’alta società newyorchese dell’epoca, ma soprattutto ha mostrato come anche le vittorie più clamorose possano trasformarsi in sconfitte amare quando si tratta di affetti familiari. L’ottavo episodio, andato in onda l’11 agosto su Sky Serie, ha rappresentato un vero e proprio tour de force narrativo che ha saputo intrecciare magistralmente le storyline principali della stagione.
Julian Fellowes ha costruito un finale che funziona su più livelli, utilizzando la tecnica della contrapposizione per mettere in luce le differenze tra le madri “cattive” che meritano le loro punizioni e quelle che, come Bertha Russell, si trovano vittime di un sistema patriarcale che non riconosce il loro contributo essenziale. Il Newport Ball diventa così non solo il teatro delle vendette sociali, ma anche il palcoscenico dove si consumano i drammi più intimi delle famiglie protagoniste.
La puntata si apre con una delle scene più potenti di tutta la stagione: Dorothy Scott (Audra McDonald) che finalmente dice quello che pensa a Mrs. Kirkland (Phylicia Rashad), la madre del dottor William Kirkland che per tutta la stagione ha tormentato lei e sua figlia Peggy. È un momento di riscatto che il pubblico aspettava da episodi e che dimostra come anche nel 1880 ci fossero donne disposte a lottare per la propria dignità.
Ma il vero colpo di genio narrativo arriva nel finale, quando Bertha Russell si ritrova sola con la sua vittoria sociale, dopo aver organizzato l’ennesimo evento perfetto ma aver perso la stima e il rispetto del marito George. Una conclusione amara che pone le basi per una quarta stagione già confermata da HBO e che promette di esplorare le conseguenze emotive di questa frattura coniugale.
Le madri sotto accusa: quando l’autorità materna viene messa in discussione
L’episodio finale della terza stagione si concentra principalmente sul tema della maternità e su come le madri dell’epoca utilizzassero il loro potere per controllare la vita dei figli adulti. Fellowes costruisce un interessante parallelismo tra diverse figure materne, mostrando come alcune meritino la loro punizione mentre altre siano vittime di un sistema ingiusto.
Mrs. Kirkland rappresenta il prototipo della madre manipolatrice che utilizza pettegolezzi e maldicenze per sabotare la felicità del figlio. La sua campagna diffamatoria contro Peggy Scott viene finalmente smascherata quando Dorothy Scott le dice chiaramente: “Forse dovresti scendere dal tuo piedistallo. Hai goduto di un certo tipo di privilegio tra la nostra gente qui a Newport che ha creato un’illusione per te, quella che ti ha permesso di agire senza grazia, maniere e impunità”.
La resa dei conti arriva quando anche gli uomini della famiglia Kirkland si ribellano. Il dottor William Kirkland dichiara apertamente il suo amore per Peggy, mentre il patriarca Frederick (Brian Stokes Mitchell) mette finalmente a tacere la moglie con un sonoro: “DONNA! Tu non sei al di sopra di ogni rimprovero. Hai seminato calamità e dolore, e questa non è la prima volta. Ora basta”.
Anche Mrs. Caroline Astor (Donna Murphy) riceve la sua lezione di umiltà quando, nonostante le sue dichiarazioni pompose sul non voler partecipare al ballo a causa della presenza di sua figlia divorziata Charlotte, alla fine si presenta ugualmente, costretta a ingoiare il proprio orgoglio davanti al successo di Bertha.
Il trionfo sociale di Bertha e la sua tragedia personale
Bertha Russell raggiunge l’apice del suo potere sociale organizzando il Newport Ball più sfarzoso e riuscito di sempre, ma questo successo ha un prezzo altissimo in termini personali. La sua vittoria su Mrs. Caroline Astor, che alla fine decide di partecipare all’evento nonostante le sue precedenti dichiarazioni, rappresenta il coronamento di anni di battaglie sociali.
L’ironia drammatica raggiunge il suo culmine quando Bertha, nel momento del suo massimo trionfo, si rende conto che il marito George non condivide più la sua visione. La frase “Voglio solo il meglio per tutti noi” risuona vuota quando George le risponde con uno sguardo di curiosa considerazione invece dell’approvazione che si aspettava.
Il confronto finale tra i coniugi Russell rappresenta uno dei momenti più intensi di tutta la serie. Quando George le dice “Non ti biasimo per essere spietata. La ammiro. È quello che condividiamo. Ma io sono spietato negli affari, non con le persone che amo”, Bertha risponde con una domanda che va al cuore del problema: “E io sono spietata per le persone che amo, non riesci a vederlo?”
La misoginia sistemica che condanna Bertha
Il vero tema dell’episodio finale è la misoginia sistemica che permea la società dell’epoca e che continua a influenzare i rapporti anche all’interno delle coppie più moderne. George Russell, pur essendo progressista negli affari, non riesce a comprendere che il ruolo di Bertha nella società è altrettanto importante del suo nel mondo imprenditoriale.
La partnership Russell ha sempre funzionato come un’unica entità: George controllava il mondo degli affari mentre Bertha gestiva quello sociale. Entrambi erano necessari per la loro ascesa sociale, ma mentre lui riceve riconoscimento per i suoi successi, lei viene criticata per aver utilizzato gli stessi metodi spietati in un ambiente diverso.
L’ipocrisia di George emerge chiaramente quando accetta di rischiare la bancarotta per i suoi sogni ferroviari e considera persino di mettere a repentaglio la vita dei suoi operai per i suoi progetti, ma non riesce a tollerare l’infelicità temporanea della figlia nel giorno del suo matrimonio. Una figlia che, tra l’altro, si è dimostrata perfettamente felice della sua situazione grazie proprio agli sforzi di Bertha.
La scena più dolorosa arriva quando Gladys cerca di dire ai genitori che è incinta, ma George se ne va prima di sentire la bella notizia, troppo concentrato sui suoi affari per prestare attenzione alla famiglia che Bertha ha lavorato così duramente per proteggere.
I personaggi secondari e le loro rivoluzioni personali
L’episodio dedica spazio anche ai personaggi secondari, mostrando come ognuno di loro stia affrontando i propri cambiamenti personali. Peggy Scott finalmente trova l’amore con il dottor William Kirkland, che dimostra di non essere interessato al suo passato e di amarla per quello che è diventata.
Charlotte Drayton riesce a partecipare al ballo mantenendo il suo posto nell’alta società nonostante il divorzio, dimostrando che i tempi stanno cambiando e che le donne possono sopravvivere anche agli scandali più gravi. Sua madre, Mrs. Caroline Astor, è costretta a ingoiare il proprio orgoglio e ad accettare questi cambiamenti.
Anche Larry Russell e Marian Brook sembrano aver ritrovato la loro strada, ballando insieme durante la serata e riaccendendo una storia d’amore che nessuno al di fuori di loro sembra particolarmente interessato a seguire. Un dettaglio che Fellowes inserisce quasi con ironia, sapendo che questa è probabilmente la coppia meno amata dal pubblico.
Le conseguenze emotive e le prospettive future
Il finale si chiude sull’espressione devastata di Bertha, che guarda dalla finestra un marito che non riesce più a riconoscere. Non è ancora arrabbiata, ma la delusione è palpabile. Ha scoperto che tutti i precedenti discorsi di George sul rispetto per il suo ruolo nel matrimonio erano vuoti, o almeno confusi.
La questione centrale diventa se Bertha può sopravvivere a un cuore spezzato. La terza stagione ha dimostrato che le donne dell’epoca possono ormai sopravvivere al colpo una volta fatale del divorzio e di altri scandali simili. La quarta stagione dovrà decidere se Bertha sarà in grado di superare questa crisi matrimoniale.
Il parallelismo tra le diverse madri dell’episodio (Mrs. Kirkland, Mrs. Astor e Bertha) mostra come la società stia cambiando: i figli si stanno ribellando ai genitori, il futuro sta lottando per liberarsi dal passato. Ma mentre Mrs. Kirkland e Mrs. Astor meritano le loro umiliazioni, Bertha si trova ingiustamente abbandonata nonostante i suoi sforzi per proteggere e far prosperare la famiglia.
Un finale che lascia l’amaro in bocca
Salli Richardson-Whitfield alla regia e Julian Fellowes alla sceneggiatura hanno creato un finale che funziona perfettamente dal punto di vista narrativo ma che lascia il pubblico con una sensazione agrodolce. Vedere Bertha, dopo tutto quello che ha fatto per la famiglia, trovarsi isolata e incompresa è straziante.
La performance di Carrie Coon nell’ultima scena è magistrale: riesce a trasmettere tutta la devastazione di una donna che ha dato tutto per la sua famiglia solo per scoprire che il marito non riesce a vedere i suoi sacrifici. Non è rabbia quella che vediamo nel suo volto, ma una profonda delusione che promette sviluppi interessanti per la prossima stagione.
La quarta stagione, già confermata da HBO, dovrà affrontare le conseguenze di questa frattura. Sarà interessante vedere se Bertha deciderà di vendicarsi, di lottare per riconquistare il marito, o di trovare una terza via che le permetta di mantenere la propria dignità e il proprio potere.
Con “The Gilded Age” che continua a esplorare temi di potere, genere e classe sociale con la stessa eleganza di “Downton Abbey”, questo finale dimostra ancora una volta perché la serie sia considerata una delle migliori produzioni period drama in circolazione.
Cosa ne pensi del finale della terza stagione? Credi che Bertha abbia ragione a sentirsi tradita da George? E soprattutto, come pensi che evolverà il loro rapporto nella quarta stagione? Raccontaci la tua nei commenti!


