Nel 2019 uscì un film horror a basso budget su una sposa che durante la prima notte di nozze scopre che la famiglia del marito è solita ammazzare i nuovi arrivati come parte di un rituale satanico. Costato sei milioni di dollari, ne incassò quasi sessanta, diventò un cult istantaneo e trasformò Samara Weaving nell’eroina horror che non sapevamo di aspettare. Finché morte non ci separi era esattamente il tipo di film che funziona perché fa una sola cosa, la fa bene e non cerca di essere altro. Sette anni dopo arriva il sequel, i registi sono gli stessi, la protagonista è la stessa, il sangue è significativamente di più. Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è che nel frattempo qualcuno ha deciso di allargare tutto, e allargare tutto non significa sempre migliorare tutto.
Finché morte non ci separi 2 riparte esattamente dall’ultimo fotogramma del primo film: Grace in piedi davanti alla villa fumante, abito da sposa ormai irrecuperabile, sigaretta in mano, faccia di chi ha appena vissuto la peggior notte di nozze della storia del cinema occidentale. Da lì, invece di mandarla a casa a dormire come meriterebbe, la storia la catapulta dentro una struttura molto più grande: esiste un Consiglio delle Famiglie, un’organizzazione globale di ricchi legati allo stesso patto con Mr. Le Bail, e la morte dei Le Domas ha aperto un posto vacante che qualcuno deve occupare. Ovviamente quel qualcuno non vuole essere Grace. Ovviamente Grace non ha voce in capitolo.
La sorella Faith, interpretata da Kathryn Newton, entra in scena abbastanza presto e porta con sé tutto il bagaglio di una relazione familiare interrotta anni prima per ragioni che vengono spiegate gradualmente. La dinamica tra le due funziona a tratti e rallenta il ritmo negli altri, il che è il principale problema del film: quando Grace e Faith litigano, ti viene voglia che smettano di litigare e che qualcuno esploda. Fortunatamente qualcuno esplode abbastanza spesso, perché il reparto effetti speciali ha lavorato con una generosità che sfiora il filosofico: durante le riprese sono stati usati circa milleduecento litri di sangue finto, distribuiti con una precisione che farebbe invidia a certi sommelier. Si vede, nel senso buono.
Samara Weaving è ancora una volta la ragione principale per cui stai lì. Grace è il tipo di personaggio che riesce a essere spaventata e sarcastica nello stesso momento, stanca e ostinata, piena di lividi e assolutamente decisa a non mollare, e Weaving lo porta con una naturalezza che in certi momenti ti fa dimenticare che stai guardando un film horror e non un documentario su una donna che ha semplicemente avuto troppo da gestire. C’è anche un cameo di David Cronenberg, che fa David Cronenberg con la tranquillità di chi sa di essere David Cronenberg, e questo vale da solo la visione di almeno venti minuti.
Il problema vero del film, però, è che il primo funzionava per semplicità: una casa, una notte, una regola. Questo secondo capitolo allarga tutto – più famiglie, più paesi, più mitologia, più spiegazioni su chi è Mr. Le Bail e perché esiste e cosa vuole – e nell’allargare perde un po’ di quel veleno preciso che rendeva l’originale così efficace. È più rumoroso, è più grande, è più ambizioso. Ed è inevitabilmente meno affilato. Non è un difetto fatale, è semplicemente il costo dell’espansione, e se arrivi in sala senza aspettarti di riavere esattamente il primo film, passerai un’ora e quarantotto piacevole con ottime probabilità di uscire soddisfatto.
La Recensione
Finché morte non ci separi 2
Il film alza la posta e perde in cambio un po' della cattiveria compatta dell'originale, ma Samara Weaving è impeccabile e lo splatter è di qualità. Giudizio: più grande del primo, meno preciso. Vale lo stesso il biglietto.
PRO
- Samara Weaving è ancora una volta straordinaria e da sola giustifica l'intera operazione
- Lo splatter è fatto con effetti pratici veri, sangue finto a litri e una fisicità che si sente in ogni scena
CONTRO
- Se ami il primo film per la sua semplicità claustrofobica, questo sequel è più rumoroso e meno preciso
- L'espansione della mitologia richiede un po' di pazienza nelle scene esplicative, che rallentano il ritmo nei momenti peggiori


