Lizzo sta vivendo il momento più complicato della sua carriera e il flop del nuovo album Bitch ha reso impossibile far finta di niente. Il disco, uscito il 5 giugno 2026, non è entrato nella Billboard 200 e ha avuto numeri lontanissimi da quelli di Special, l’album che nel 2022 l’aveva confermata tra le popstar più forti del momento. Ora la cantante ha deciso di parlare, e lo ha fatto senza nascondere la ferita: si è detta triste, stressata, sorpresa dal modo in cui il pubblico sembra essersi allontanato.
La domanda, però, va oltre le vendite. Cosa si è rotto tra Lizzo e una parte del pubblico? Perché parliamo di un’artista che fino a pochi anni fa sembrava invincibile: Grammy, hit mondiali, tormentoni virali, un’immagine potentissima legata alla libertà, alla fiducia in sé stessi, alla body positivity e alla voglia di occupare lo spazio senza chiedere permesso.
Poi qualcosa si è incrinato.
Il primo elemento è musicale. Bitch non ha avuto il singolo capace di travolgere la conversazione come Truth Hurts, Good as Hell o About Damn Time. Lizzo ha raccontato di aver scritto tantissime canzoni, di averci messo dentro fatica, emozioni e anni di lavoro. Il problema è che il pubblico non sempre premia l’album che l’artista considera più personale. A volte vuole solo una canzone immediata, una scintilla, un ritornello che arriva ovunque. Stavolta quella scintilla non sembra essere arrivata.
Poi c’è il peso enorme delle polemiche del 2023. Tre ex ballerine hanno accusato Lizzo di aver creato un ambiente di lavoro ostile e di comportamenti inappropriati. Lei ha negato con forza le accuse più pesanti, ma il danno d’immagine è stato fortissimo. Per una cantante che aveva costruito il proprio personaggio su accoglienza, rispetto dei corpi, sorellanza e gioia condivisa, quelle accuse hanno creato una crepa difficile da riparare.
Non è solo una questione legale. È una questione di percezione. Il pubblico può anche non conoscere tutti i dettagli di una causa, ma ricorda la sensazione. E la sensazione, per molti, è stata questa: Lizzo predicava una cosa, mentre alcune persone che avevano lavorato con lei raccontavano un’esperienza completamente diversa. Anche se la verità processuale è più complessa, nella cultura pop spesso vince la prima impressione.
A questo si aggiunge la sua esposizione politica. Lizzo non è mai stata una figura neutra. Ha parlato di diritti, corpi, inclusione, femminismo, razzismo e nel 2024 si è esposta a favore di Kamala Harris. Durante la campagna elettorale, alcune sue frasi sono finite al centro di critiche e polemiche, soprattutto tra gli utenti più conservatori. Questo non basta a spiegare il flop di Bitch, perché Lizzo era già progressista anche nei suoi anni migliori. Però ha contribuito a rendere il giudizio su di lei più polarizzato.
In America, ormai, una popstar molto schierata non viene ascoltata solo come cantante. Viene letta come simbolo culturale. Se piace, diventa una voce coraggiosa. Se irrita, ogni suo passo falso viene trasformato in prova definitiva contro di lei. Nel caso di Lizzo, il calo commerciale è diventato per alcuni una specie di rivincita politica e social: “Avete visto? Il pubblico l’ha abbandonata”. È una lettura brutale, ma spiega perché il flop sia stato raccontato con tanto gusto da una parte del web.
Poi c’è il tema del corpo. Lizzo è diventata famosa anche perché ha rotto un’immagine molto rigida della popstar femminile. Era libera, provocatoria, sensuale, ironica, fuori dagli standard classici. Negli ultimi tempi, però, la sua perdita di peso ha confuso una parte della fanbase. Alcuni l’hanno accusata di tradire la body positivity, come se un’artista dovesse restare fisicamente uguale per rispettare il personaggio che il pubblico le ha cucito addosso.
Questa è una trappola ingiusta. Nessuna donna dovrebbe essere costretta a rappresentare per sempre un’idea, soprattutto quando si parla del proprio corpo. Ma dal punto di vista mediatico è successo: Lizzo è stata prima celebrata come simbolo, poi giudicata perché quel simbolo sembrava cambiare forma.
Il meme del “Khia Asylum” ha reso tutto ancora più cattivo. Lizzo lo ha criticato duramente, spiegando che viene usato soprattutto contro le donne e spesso contro artiste nere. In pratica, è un modo per trasformare una fase debole della carriera in una gabbia pubblica: non sei solo in difficoltà, sei finita, sei da prendere in giro, sei un’ex popstar. Lei ha risposto ricordando i suoi Grammy, le hit, il disco di diamante, i numeri uno. Come a dire: un album andato male non cancella una carriera.
E ha ragione. Però il problema resta. Lizzo non deve solo vendere più copie. Deve ricostruire fiducia, desiderio, curiosità. Deve far sì che il pubblico torni ad ascoltarla senza pensare prima allo scandalo, alla politica, al corpo, ai meme, alle guerre tra fandom. Non è semplice, perché oggi una popstar non pubblica solo canzoni: pubblica continuamente sé stessa.
Forse Bitch non è la fine di Lizzo. Potrebbe essere il momento più duro prima di una nuova fase. Ma per tornare davvero forte non le basterà dire che è ancora un’artista di successo. Dovrà trovare una canzone, un racconto e un modo di stare nel mondo capaci di far dimenticare il rumore attorno a lei.
Secondo voi il pubblico ha voltato pagina con Lizzo oppure sta solo giudicando troppo in fretta una fase difficile? Scrivetelo nei commenti e diteci se Bitch meritava più attenzione.


