Giovedì 12 febbraio 2026 resterà come una data da dimenticare per Striscia la Notizia. La quarta puntata in prima serata del tg satirico di Antonio Ricci ha registrato appena 1.773.000 spettatori con uno share dell’11.7%, venendo letteralmente stracciata da Don Matteo 15 su Rai1 che ha trionfato con 3.790.000 spettatori e il 23.2%. Un distacco imbarazzante di oltre 11 punti percentuali che certifica il flop del tentativo di rilanciare il programma nel prime time.
Ma cosa non ha funzionato? Perché un programma che per decenni ha dominato gli ascolti italiani ora fatica a superare l’11%? I motivi sono molteplici e vanno ben oltre la semplice concorrenza di Don Matteo. Il primo problema è la formula stessa del programma. Antonio Ricci ha provato a trasformare Striscia da mezz’ora di access prime time a due ore e mezza di spettacolo semplicemente allungando il brodo: sei veline invece di due, un’orchestra in studio, qualche ospite in più. Ma non è bastato per rendere il format interessante per tutta la serata.
Il pubblico ha risposto con un messaggio chiaro: Striscia funzionava da aperitivo della prima serata, non come piatto principale. La ricetta è rimasta la stessa di sempre, solo diluita. E quando allunghi una minestra senza aggiungere ingredienti nuovi, il risultato è che diventa acqua insapore. Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, per quanto veterani stimati, propongono le stesse gag ammuffite di sempre, gli stessi sketch già visti mille volte.
Ma c’è un altro elefante nella stanza di cui bisogna parlare: la presenza di Enzo Iacchetti. Parte del pubblico, soprattutto sui social, ha manifestato apertamente il proprio disagio verso il conduttore. Il motivo? Le sue recenti dichiarazioni pubbliche in veste di attivista pro-Palestina che hanno fatto discutere e irritato una fetta consistente di telespettatori. Su X (ex Twitter) sono fioccati i commenti al vetriolo: “Un errore gravissimo ripresentare Iacchetti”, “Finché ci sarà lui guarderò solo la Rai”, “Non lo sopportiamo più dopo il suo comportamento”.
Il problema non è tanto la posizione politica di Iacchetti, quanto il fatto che molti spettatori non vogliono essere “indottrinati” quando accendono la tv per essere intrattenuti. Come ha scritto un utente sui social: “Quando la satira scende in piazza con l’elmetto, la gente si siede in chiesa con Don Matteo”. Un giudizio spietato ma che fotografa perfettamente il sentimento di chi ha preferito Raoul Bova in tonaca al conduttore in versione attivista.
Iacchetti stesso ha provato a giustificare il calo, dichiarando a La Stampa: “Il calo era da mettere in conto. Il pubblico deve abituarsi a questa nuova formula che unisce il varietà con i servizi molto duri. Stiamo sperimentando per ottenere la formula giusta e, come ha detto Ricci, prevediamo di trovarla per la quarta puntata”. Peccato che la quarta puntata sia proprio quella del 12 febbraio, e i numeri dicono che la formula giusta non è stata ancora trovata.
La concorrenza, poi, è stata spietata. Oltre a Don Matteo che ha dominato la serata, su Rai2 le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 con il pattinaggio artistico hanno raccolto 2.413.000 spettatori (11.3%), praticamente alla pari con Striscia. Anche Splendida Cornice di Geppi Cucciari su Rai3 ha fatto meglio del previsto con 961.000 spettatori (6.1%). Mediaset si è ritrovata terza nella propria serata di punta, una débâcle senza precedenti.
La verità è che Striscia si trova incastrata in un limbo senza via d’uscita. Da una parte non può più tornare nell’access prime time perché La Ruota della Fortuna di Gerry Scotti funziona troppo bene e Mediaset non vuole rinunciare a quei numeri. Dall’altra, in prima serata il programma non regge il confronto con fiction, sport e varietà veri. Pier Silvio Berlusconi ha collocato Striscia di giovedì, la serata più competitiva dell’inverno televisivo, quasi come a voler verificare se il format avesse ancora senso di esistere.
Alcuni osservatori parlano di un vero e proprio “delitto perfetto”: prendere un programma già in crisi di ascolti nell’access prime time, non ripensarlo, allungarlo a due ore e mezza e piazzarlo contro Don Matteo era la ricetta perfetta per il fallimento. Come se Berlusconi avesse dato a Ricci abbastanza corda per impiccarsi da solo. Il patron di Striscia ha sempre difeso a spada tratta la sua creatura, ma i numeri parlano chiaro: dopo 38 anni, il formato è invecchiato male.
L’unica nota positiva per Striscia arriva dai social media, dove alcuni contenuti del programma continuano a funzionare. Un fuorionda di Iacchetti con le sarte ha superato i 7 milioni di visualizzazioni, mentre un esperimento sociale di Valerio Staffelli ha oltrepassato i 9 milioni. Numeri importanti che però non si traducono in ascolti televisivi. Il pubblico giovane guarda le clip su Instagram e TikTok, ma non si siede davanti alla tv per due ore e mezza.
Cosa succederà ora? Rimangono altre due puntate di questa prima tranche di sei appuntamenti. Se i numeri non miglioreranno drasticamente, difficilmente Mediaset darà il via libera a una seconda stagione in prima serata. Il rischio è che Striscia, dopo quasi quattro decenni di onorata carriera, finisca per chiudere definitivamente i battenti. Un epilogo amaro per un programma che ha fatto la storia della televisione italiana, ma che forse non ha saputo rinnovarsi quando era il momento.
E tu hai guardato Striscia in prima serata? Pensi che il problema sia davvero Iacchetti o la formula del programma che non funziona più? Preferisci Don Matteo o il tg satirico? Lascia un commento e dicci cosa ne pensi!



STRISCIA HA STANCATO E LE GAG DEI PRESENTATORI NON FANNO NEANCHE SORRIDERE
ANTONIO RICCI E’ TROPPO PIENO DI SE’ E LA FORMULA E’ STANTIA. IACCHETTI POI E’ IMPRESENTABILE PER TUTTI
Mandate a casa Iacchetti e le cose andranno meglio
Finché fate lavorare quel razzista violento di iacchetti mai lo guarderò…vergognatevi