Ieri sera FolleMente è arrivato in prima visione su Rai 1, ma qualcuno potrebbe essersi perso proprio gli ultimi minuti. Il film di Paolo Genovese era previsto alle 21:30 e il Televideo Rai della serata lo indicava poi alle 21:40, quindi tra prima serata ormai sempre più tardiva e una durata vicina alle due ore non sarebbe così strano essersi arresi prima della conclusione.
Se invece siete arrivati fino alla fine ma non avete capito bene cosa volesse dire l’ultima parte, proviamo a rimettere in ordine quello che succede.
Da questo momento, naturalmente, ci sono spoiler completi sul finale di FolleMente.
Per tutto il film seguiamo il primo appuntamento tra Piero, interpretato da Edoardo Leo, e Lara, interpretata da Pilar Fogliati. Fuori vediamo due adulti che cercano di conoscersi senza fare troppe figuracce. Dentro le loro teste, invece, sembra esserci una riunione permanente nella quale tutti parlano contemporaneamente.
Nella mente di Lara troviamo Giulietta, Alfa, Trilli e Scheggia. In quella di Piero ci sono Professore, Eros, Romeo e Valium. Ognuno rappresenta un modo diverso di reagire: razionalità, attrazione, paura, romanticismo, disincanto, istinto.
Paolo Genovese aveva spiegato proprio questo meccanismo parlando del film: siamo tutti “pluriabitati” e prendiamo continuamente decisioni dopo aver ascoltato parti molto diverse di noi stessi.
La serata tra Piero e Lara va avanti tra piccoli incidenti, momenti di imbarazzo, attrazione sempre più evidente e quelle situazioni che chiunque abbia avuto un primo appuntamento conosce bene. Dico questa cosa? Aspetto? Lo bacio? Starò sembrando troppo interessato? Perché non risponde come immaginavo?
Alla fine i due smettono almeno per un po’ di ragionare su ogni singolo gesto e fanno l’amore.
Potrebbe sembrare il lieto fine.
In realtà il vero finale comincia subito dopo.
Piero si prepara ad andare via. Lara vorrebbe che rimanesse, ma non riesce a chiederglielo apertamente. Lui, allo stesso tempo, vorrebbe probabilmente ricevere un segnale che gli faccia capire che può restare, ma quel segnale non arriva.
Il risultato è quasi assurdo.
Hanno appena trascorso una serata insieme, si sono piaciuti, hanno superato decine di paure e hanno perfino raggiunto un’intimità molto forte. Eppure rischiano di rovinare ogni cosa perché nessuno dei due vuole esporsi per primo.
Piero esce di casa. Lara rimane dentro.
Se avete spento la televisione proprio in quel momento potreste aver pensato che il film finisse male.
Non è così.
La parte più importante arriva infatti subito dopo.
Le personalità che abbiamo visto per tutta la storia, fino a quel momento separate nelle due menti, finiscono simbolicamente per incontrarsi. È una piccola rottura delle regole che il film aveva seguito fino a quel momento: le voci interiori di Piero e Lara non appartengono più soltanto a due stanze isolate, ma arrivano in qualche modo a confrontarsi.
Non bisogna prenderla alla lettera.
Il film non ci sta dicendo che dentro la testa dei protagonisti esista realmente un luogo nel quale Marco Giallini possa incontrare Claudia Pandolfi.
È il modo scelto da Genovese per mostrare qualcosa di molto semplice: Piero e Lara vogliono la stessa cosa, ma le loro paure stavano per impedirgli di capirlo.
Le varie personalità discutono ancora, ma arrivano a una constatazione elementare. I due sono stati bene insieme.
Non sanno se funzionerà.
Non sanno se fra un mese saranno ancora insieme.
Non sanno nemmeno se il secondo appuntamento andrà bene quanto il primo.
Ma perché chiudere la porta prima ancora di scoprirlo?
A quel punto Piero torna indietro.
Ed è questa la vera scelta conclusiva del film. Non il sesso, non il bacio e nemmeno una grande dichiarazione romantica. Piero semplicemente decide di non scappare.
Lara lo accoglie e nell’ultima parte li vediamo insieme in cucina, mentre preparano qualcosa da mangiare.
Può sembrare un finale molto piccolo dopo un film nel quale abbiamo assistito per quasi due ore a discussioni, urla e battaglie dentro le loro teste. In realtà funziona proprio perché è così normale.
La serata non finisce con “ti amo”.
Non c’è un salto temporale che ce li mostra sposati con tre figli.
Non sappiamo nemmeno se diventeranno ufficialmente una coppia.
Stanno semplicemente ancora insieme.
La scena della cucina suggerisce quindi che il primo appuntamento non è terminato con una fuga. È diventato qualcosa che entrambi vogliono continuare a esplorare.
Persino il fatto che preparino da mangiare ha un significato. Dopo aver passato la serata a controllare ogni parola, ogni gesto e ogni possibile interpretazione dell’altro, finalmente fanno una cosa banalissima senza trasformarla in un esame.
Sono insieme in una cucina.
Basta quello.
Il film non vuole quindi dirci che Piero e Lara abbiano sconfitto le proprie insicurezze. Le loro personalità non spariscono e non diventano improvvisamente tutte d’accordo.
Le paure restano.
Resta la parte razionale che invita alla prudenza. Resta quella romantica che vorrebbe buttarsi. Restano il desiderio, la diffidenza e il bisogno di proteggersi dopo le relazioni passate.
Il cambiamento è un altro: per una volta non lasciano che sia la paura a scegliere al posto loro.
Genovese aveva spiegato che uno degli obiettivi di FolleMente era proprio mostrare quanto certe paure siano comuni e permettere allo spettatore di riconoscersi nei pensieri dei personaggi.
Il finale completa questa idea.
Piero e Lara passano quasi l’intero appuntamento cercando di indovinare cosa pensa l’altro. Il paradosso è che, verso la fine, desiderano praticamente la stessa cosa e rischiano comunque di separarsi perché nessuno vuole dirlo.
Una situazione anche abbastanza realistica.
Quante volte evitiamo di mandare un messaggio perché “tocca all’altro”? Quante volte fingiamo di essere meno interessati per non sembrare troppo coinvolti? E quante occasioni rischiamo di perdere soltanto perché vogliamo proteggerci da un rifiuto che magari non arriverà mai?
FolleMente prende questa piccola follia quotidiana e la trasforma nel suo ultimo scherzo.


