Come la serie “Monsters” di Ryan Murphy agli Emmy, anche le speranze dei fratelli Menendez per un nuovo processo si sono schiantate contro la realtà giudiziaria americana. Il giudice William C. Ryan della Corte Superiore di Los Angeles ha respinto la richiesta di riaprire il caso che dal 1989 tiene banco nella cronaca nera statunitense, nonostante le nuove prove presentate dagli avvocati dei due fratelli.
Erik e Lyle Menendez, ora cinquantenni, resteranno dietro le sbarre del Richard J. Donovan Correctional Facility vicino San Diego per almeno altri 18 mesi, quando potranno nuovamente chiedere la libertà condizionale. La loro condanna all’ergastolo per l’omicidio dei genitori José e Kitty, avvenuto nella villa di famiglia a Beverly Hills il 20 agosto 1989, sembra definitivamente confermata.
Il fenomeno mediatico scatenato dalla serie Netflix ha riacceso l’interesse pubblico per questo caso che ha segnato la cronaca americana degli anni ’90. Ryan Murphy ha saputo trasformare una storia di cronaca nera in un prodotto di intrattenimento che ha dominato le classifiche di visualizzazioni, dimostrando ancora una volta come la serializzazione del crimine vero possa catturare l’immaginazione collettiva.
Ma la realtà processuale è ben diversa dal racconto televisivo. Le nuove prove presentate – una lettera del 1988 di Erik al cugino Andy Cano in cui descriveva gli abusi subiti dal padre e la testimonianza di Roy Rossello dei Menudo che accusava José Menendez di violenze sessuali nel 1983 – non sono state ritenute sufficienti per rimettere in discussione il verdetto di colpevolezza per omicidio premeditato.
Il verdetto che chiude ogni speranza
Il giudice Ryan è stato chiaro e definitivo nella sua sentenza di 16 pagine: “Le presunte nuove prove che corroborano leggermente gli abusi sessuali subiti dai ricorrenti non negano il riscontro di premeditazione e deliberazione”. Una bocciatura tecnica che spegne definitivamente le speranze di libertà immediate per i due fratelli.
La strategia difensiva basata sulla legittima difesa imperfetta – l’idea che i fratelli abbiano ucciso i genitori in preda al panico dopo anni di abusi – non ha convinto il tribunale. Secondo il giudice, le prove non sarebbero “così convincenti da aver prodotto un ragionevole dubbio nella mente di almeno un giurato”.
Il procuratore distrettuale Nathan Hochman, da sempre scettico sulla riabilitazione dei fratelli, ha ottenuto una vittoria che consolida la sua posizione di fermezza contro quello che considera un tentativo di manipolare l’opinione pubblica attraverso i media.
L’ultima carta: la clemenza del governatore
Con le vie legali praticamente esaurite, ai fratelli Menendez rimane solo una possibilità remota: la clemenza del governatore della California Gavin Newsom. Tuttavia, il politico democratico non ha mai dato segnali di voler intervenire in questo caso così controverso.
La maggior parte dei parenti delle vittime sostiene la liberazione dei fratelli, ma questo supporto familiare non è bastato a convincere né il sistema giudiziario né il board per la libertà condizionale, che lo scorso agosto ha negato il rilascio dopo udienze separate in videoconferenza.
La prossima opportunità per chiedere la libertà condizionale arriverà tra 18 mesi, quando Erik e Lyle dovranno dimostrare di non rappresentare più un pericolo per la società. Un’attesa che si allunga in un caso che continua a dividere l’opinione pubblica americana tra chi vede due vittime di abusi e chi riconosce due omicidi premeditati.
Tu cosa ne pensi di questo caso? Credi che il successo della serie Netflix abbia influenzato l’interesse mediatico ma non quello giudiziario? Secondo te la giustizia ha prevalso o si è persa un’occasione di riconsiderare un caso complesso? Dimmi la tua nei commenti: i casi di cronaca nera che diventano fenomeni televisivi sollevano sempre questioni delicate tra intrattenimento e giustizia.


