⚠️ Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul primo episodio della stagione 4 di From. Se non lo hai ancora visto e vuoi conservare la sorpresa, smettila di leggere adesso e vai su Paramount+. Ci rivediamo tra cinquantacinque minuti.
Sei ancora qui. O lo hai già visto, oppure appartieni alla categoria di persone che leggono gli spoiler deliberatamente per poi fingere di essere sorprese davanti agli altri. Non ti giudico. È una forma d’arte.
From è tornata il 19 aprile 2026 su MGM+ negli Stati Uniti e il 20 su Paramount+ in Italia, con dieci nuovi episodi che usciranno ogni domenica fino al 22 giugno. Formato classico, niente dump dell’intera stagione in una volta, il che significa che le prossime settimane saranno una corsa agli spoiler sui social ogni lunedì mattina. Metti già il telefono a testa in giù quando vai in ufficio.
Il primo episodio si chiama “The Arrival” e parte esattamente da dove la terza stagione aveva lasciato le cose peggiori
La stagione 3 aveva chiuso con Jim che moriva e Boyd che si trovava a gestire una città che non capisce le regole del posto in cui è intrappolata da stagioni, con un corpo che cede per la malattia di Parkinson e una volontà che tiene duro nonostante tutto. Se pensavi che la stagione 4 iniziasse con un attimo di respiro, con magari una mattina tranquilla in cui nessuno viene ucciso e tutti fanno colazione in pace, hai guardato la serie sbagliata.
L’episodio apre con una scena tra Julie e l’Uomo in Giallo che introduce subito quello che sembra essere il tema centrale della stagione: il tempo, o meglio, l’idea che ci sia una versione alternativa degli eventi che scorre in parallelo a quella che stiamo guardando. La Julie “alternativa” appare, parla con la figura misteriosa che le dice esplicitamente che non può cambiare quello che è già accaduto, e poi svanisce. Jim muore sotto lo sguardo dell’Uomo in Giallo. La scena non lascia molto spazio all’interpretazione, il che per una serie che ha vissuto per stagioni di ambiguità calcolata è già un segnale che qualcosa è cambiato nell’approccio narrativo.
La rivelazione che i fan aspettavano da stagioni (e che la serie finalmente fa)
Il colpo di scena centrale del primo episodio, quello di cui si parla ovunque da domenica, riguarda Sophia, la nuova arrivata che accompagna un prete in città dopo un incidente stradale. Docile, silenziosa, citava versetti biblici mentre il padre era privo di sensi. Sembrava uno dei tanti sopravvissuti capitati per caso in quella cittadina da cui non si esce, come capitano da quattro stagioni.
Non era Sophia. Era l’Uomo in Giallo.
La serie lo rivela alla fine dell’episodio in modo abbastanza diretto: l’Uomo in Giallo dissotterra una valigia contenente gli abiti di una ragazzina e si trasforma in lei. Sophia non è mai esistita. È il villain infiltrato tra gli abitanti come una presenza innocua, capace di muoversi liberamente all’interno della comunità senza che nessuno possa riconoscerlo. Per mesi sui forum e nei thread Reddit dedicati alla serie girava esattamente questa teoria: che prima o poi l’Uomo in Giallo avrebbe preso una forma umana e si sarebbe mescolato ai sopravvissuti. La stagione 4 inizia confermandola al primo episodio, il che è insieme soddisfacente per chi l’aveva ipotizzato e inquietante per il resto del cast che non sa niente di quello che sta leggendo.
Le capacità soprannaturali che la serie attribuisce a Sophia nell’episodio danno la misura di quanto questa infiltrazione sia pericolosa: con un tocco solo fa cadere il prete in convulsioni, con un altro lo riporta in sé. Ferire e guarire con la stessa mano, usare le persone come cavalli di Troia per accedere a spazi e fiducie che altrimenti non avrebbe. Non si tratta più solo di sopravvivere alle creature notturne che escono dopo il tramonto. Il pericolo è dentro, si siede al tavolo con gli altri, porta le scatole, aiuta i feriti.
Boyd, Tabitha, Jade e il puzzle che inizia ad assemblarsi
Boyd Stevens, lo sceriffo interpretato da Harold Perrineau (che molti ricordano come Mercuzio nel Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann, dettaglio biografico che viene fuori ogni volta che si parla di lui e che lui probabilmente accetta con la rassegnazione di chi sa che non cambierà mai), continua a essere il personaggio che tiene insieme tutto. Con il Parkinson che avanza, con la comunità da proteggere e con la nuova consapevolezza che i mostri notturni sembrano essersi indeboliti dopo la morte di Jim, Boyd si trova a navigare in un territorio in cui le regole che conosceva non valgono più del tutto.
Tabitha e Jade nel frattempo stanno recuperando frammenti dei loro ricordi di vite precedenti, confermando la rivelazione della terza stagione che le vedeva come reincarnazioni di una coppia che secoli prima aveva tentato di rompere il ciclo della città. Questo filone narrativo è quello che potrebbe portare alla risoluzione del mistero centrale, o almeno avvicinarsi abbastanza da far credere agli spettatori che una fine sia possibile. La serie è stata rinnovata per altre due stagioni oltre questa, il che suggerisce che le risposte non arriveranno tutte entro il 22 giugno, ma qualcosa di significativo sì.
L’Uomo in Giallo, secondo quanto emerge dall’episodio, considera il suo “momento preferito” quello in cui gli abitanti della città iniziano a rivoltarsi gli uni contro gli altri. Un meccanismo antico, ripetuto nel tempo, parte di un ciclo che precede di molto l’arrivo degli attuali protagonisti. La serie lo sta costruendo non come un antagonista esterno e comprensibile, ma come qualcosa di sistemico, radicato nella struttura stessa del posto. Il che è più inquietante di qualsiasi mostro notturno, perché i mostri almeno si vedono quando arrivano.
Nove episodi ancora da vedere, ogni domenica fino a giugno. Il tempo di costruirsi una teoria decente, di pubblicarla online, e di scoprire che la serie aveva già la risposta da qualche parte negli episodi precedenti che non hai riletto con abbastanza attenzione.
Lo avete visto il primo episodio? E soprattutto: avevate già la teoria su Sophia o vi ha sorpreso comunque?


