Domenica mattina, sul palco dell’Ariston trasformato per l’occasione in salotto di Mara Venier, è andato in scena uno dei momenti più divertenti e onesti della tradizione post-Sanremo. Fulminacci si è presentato a Domenica In – Speciale Sanremo con una banana in mano al posto del microfono, ha guardato dritto in camera e ha cantato “Stupida sfortuna” senza fingere niente.
Il playback era evidente. E lui lo sapeva.
“Volevo cantare dal vivo? No, per carità. Ieri sera poi ho perso la voce a una festa.” Una frase buttata lì con la leggerezza di chi non ha nessuna intenzione di prendersi sul serio, ma che dice una cosa precisa: meglio essere onesti che fare finta di niente.
La banana non è neanche casuale. La copertina di “Stupida sfortuna” ha proprio una banana come elemento grafico principale, quindi Fulminacci ha trasformato il momento in un piccolo gesto coerente, quasi un’opera d’arte minima. Ha preso un obbligo televisivo – l’esibizione del giorno dopo il Festival è una tradizione consolidata – e lo ha ribaltato con ironia, senza imbarazzo e senza quella recita stanca che vediamo troppo spesso in queste occasioni.
Perché parliamoci chiaramente: il playback a Sanremo e dintorni ha stancato. Da anni assistiamo ad artisti che salgono sul palco con il microfono in mano, le labbra che si muovono, e la voce che arriva da qualche altra parte. Alcuni lo fanno bene, sincronizzando ogni respiro. Altri meno, e si vede. In entrambi i casi, c’è qualcosa di vagamente fastidioso in quello sforzo di far sembrare reale qualcosa che non lo è. Il pubblico non è stupido. Lo sa già che spesso si tratta di playback, ma la convenzione vuole che tutti facciano finta di niente.
Fulminacci ha rotto questa convenzione con una banana, e in qualche modo ha fatto la cosa più rock di tutto il weekend sanremese.
Il cantante romano era in gara a Sanremo 2026 con “Stupida sfortuna” e ha vinto il Premio della critica Mia Martini, riconoscimento assegnato dai giornalisti accreditati al Festival. Un premio che va sempre agli artisti con qualcosa di originale da dire, e Fulminacci ha dimostrato di averlo anche fuori dalla gara, nel modo in cui gestisce la propria immagine pubblica. Non si attrezza, non recita il copione, non fa il cantante serio quando non ne ha voglia.
C’è una certa coerenza in tutto questo. “Stupida sfortuna” è un brano che parla di leggerezza e di imperfezione, e presentarlo con una banana in mano il giorno dopo una notte passata a festeggiare con la voce a pezzi è quasi la continuazione naturale di quello che il brano racconta.
Il momento ha già girato sui social, e giustamente. In un Festival dove quasi tutto è costruito, calibrato e pensato nei minimi dettagli, un artista che sale sul palco con una banana e dice la verità vale più di mille esibizioni perfette in playback.
Bentornato, Fulminacci. E grazie per la banana.
Avete apprezzato il gesto di Fulminacci o preferivate sentirlo cantare dal vivo? Lasciate un commento e diteci la vostra.


