Lunedì 13 aprile, in prima serata, la partita degli ascolti l’ha vinta Canale 5 con il ritorno de I Cesaroni. La nuova puntata ha raccolto 3.486.000 spettatori e il 22,6% di share, mentre su Rai 1 il debutto de La Buona Stella si è fermato a 2.768.000 spettatori con il 16,2%. Già da questi due numeri si capisce bene il senso della serata: da una parte una fiction molto attesa che giocava sulla memoria del pubblico, dall’altra un titolo nuovo che non è riuscito ad accendersi allo stesso modo.
La cosa più interessante, secondo me, è proprio questa. I Cesaroni non hanno solo vinto. Hanno vinto con un margine netto, e questo dice parecchio su come funziona la tv generalista quando rimette in circolo un marchio che il pubblico conosce già bene. Il ritorno della famiglia della Garbatella, ambientato dodici anni dopo la sesta stagione, aveva dalla sua la curiosità, l’abitudine e anche quella forma di affetto un po’ pigro che spesso premia le serie che “sembrano di casa”. In tv succede spesso: puoi anche dire di voler vedere qualcosa di nuovo, ma poi alle 21.30 finisci per scegliere ciò che ti sembra più familiare.
Questo però non significa che La Buona Stella sia andata male in senso assoluto. Un 16,2% per una partenza su Rai 1 non è un disastro, sarebbe scorretto raccontarla così. Il punto è che la sfida era complicata fin dall’inizio. Quando dall’altra parte hai il ritorno di una fiction che si porta dietro anni di ricordi, battute, personaggi e facce riconoscibili, partire da zero è più difficile. E infatti la sensazione è che il pubblico abbia premiato soprattutto il richiamo emotivo dei Cesaroni, più che bocciato in blocco la proposta di Rai 1.
In pratica, la prima serata di lunedì ha raccontato una cosa abbastanza semplice: la nostalgia, quando è gestita bene, in televisione pesa ancora tantissimo. E non parlo solo di chi guardava i Cesaroni vent’anni fa. Parlo anche di quel pubblico che magari non seguiva ogni puntata, ma riconosce subito il titolo, il tono, il mondo narrativo. È una forma di fiducia automatica. Non devi spiegare troppo. Non devi convincere nessuno da capo. Premi play, o meglio accendi la tv, e sai già più o meno che atmosfera troverai.
Dietro i due protagonisti della serata, il resto del prime time si è mosso parecchio più in basso. Su Rai 3, Lo Stato delle Cose con Massimo Giletti ha chiuso con 1.205.000 spettatori e l’8%, restando a distanza dal duello principale ma tenendo comunque una sua dignità numerica. Su Rete 4, Quarta Repubblica si è fermato al 5,1% con 658.000 spettatori, mentre su Tv8 GialappaShow ha fatto leggermente meglio in share, arrivando al 5,2% con 811.000 spettatori. Più indietro The Floor su Rai 2, che dopo la presentazione si è fermato a 622.000 spettatori e al 3,9%, un dato francamente debole per un titolo che avrebbe bisogno di ben altro passo.
Ecco, se c’è un programma che esce male da questa serata è proprio The Floor. Non tanto perché abbia perso contro due fiction forti, cosa abbastanza prevedibile, ma perché il dato resta basso anche guardando il resto dell’offerta. Sotto il 4% in una serata così visibile significa che il pubblico, almeno per ora, non sta sentendo il richiamo del format. E quando un game show non crea appuntamento, recuperarlo diventa complicato. Non impossibile, ma complicato sì.
Tornando ai due titoli principali, bisogna anche considerare il traino dell’access prime time, che un po’ di clima lo crea sempre. Qui La Ruota della Fortuna con Gerry Scotti ha fatto molto bene, arrivando al 26% con 5.578.000 spettatori, mentre Affari Tuoi su Rai 1 si è fermato al 23,7% con 5.105.000 spettatori. Non è l’unico motivo del successo dei Cesaroni, sarebbe troppo comodo dirlo, però aiuta a capire che Canale 5 è arrivata alla fiction già con una serata ben avviata.
Il dato di I Cesaroni, invece, apre un discorso più ampio. Quando una rete decide di riportare in vita una serie molto amata, si prende sempre un rischio. Se va bene, sembra una mossa intelligente. Se va male, sembra un’operazione stanca, fatta solo per mancanza di idee. Stavolta, almeno dal punto di vista degli ascolti, la scommessa è stata vinta. Poi si potrà discutere del racconto, dei personaggi, di quanto questo ritorno sia davvero necessario oppure no. Ma quello è un altro piano. Sul piano numerico, il pubblico c’era. E c’era in modo piuttosto chiaro.
Rai 1, al contrario, dovrà capire se La Buona Stella ha ancora margine per crescere oppure se questo esordio rappresenta già il suo tetto più realistico. Le fiction nuove a volte partono in modo più cauto e poi trovano un pubblico con il passaparola. Altre volte restano lì, senza mai fare il salto. È presto per dirlo, ma di certo la prima sera non ha dato un segnale di forza.
In fondo il risultato di lunedì racconta una verità abbastanza brutale della tv: tra una storia nuova e un titolo che conosci già, spesso il pubblico sceglie il secondo. E non sempre per pigrizia. A volte perché cerca una sensazione precisa, qualcosa che gli faccia compagnia senza troppe sorprese. Tu, per dire, davanti a una sfida così avresti scelto il richiamo dei Cesaroni oppure avresti dato fiducia a una fiction nuova come La Buona Stella?
Se ti va, dimmi nei commenti come leggi questa serata: successo meritato dei Cesaroni, partenza normale per La Buona Stella, o c’era da aspettarsi qualcosa di diverso?

