George Clooney sta per compiere 65 anni e ha deciso di affrontare questa fase della vita con un ritmo diverso. Non sta annunciando il ritiro dal cinema, attenzione. Sta dicendo una cosa molto più semplice e forse anche più interessante: non sente più il bisogno di correre dietro alla carriera, al prossimo ruolo, al prossimo successo, alla prossima conferma da Hollywood.
Durante il 51° Chaplin Award Gala al Lincoln Center, dove è stato premiato per il suo contributo al cinema, Clooney ha spiegato che d’ora in avanti vuole dedicare più tempo ai progetti che per lui hanno un valore personale. In particolare, ha parlato della Clooney Foundation for Justice, la fondazione creata insieme alla moglie Amal Clooney, e del lavoro con la Roybal School of Film and Television di Los Angeles, una scuola pensata per aiutare studenti meno rappresentati a entrare nel mondo del cinema e della televisione.
La frase che ha colpito tutti è stata questa: “Non ho più bisogno di inseguire il prossimo ruolo o il prossimo successo.” Detta da Clooney, fa un certo effetto. Parliamo di un attore che ha attraversato decenni di cinema e televisione, passando da E.R. – Medici in prima linea a Ocean’s Eleven, da commedie eleganti a film politici, da ruoli da divo a lavori da regista e produttore.
Insomma, se c’è qualcuno che una carriera l’ha costruita, è lui. E forse proprio per questo oggi può permettersi di rallentare.
Clooney non ha detto che smetterà di recitare. Anzi, ha chiarito che se dovesse arrivare una bella parte, la accetterebbe volentieri. Quindi no, non siamo davanti al classico addio a Hollywood con discorso malinconico e violini in sottofondo. Più che un ritiro, sembra una scelta di libertà: fare meno, ma fare meglio. O meglio ancora: fare solo ciò che sente davvero suo.
Negli ultimi anni, infatti, Clooney ha dato sempre più spazio all’impegno civile. La fondazione creata con Amal lavora su temi molto seri: diritti umani, giustizia, processi ingiusti, difesa di giornalisti, attivisti e persone perseguitate. Non è il classico progetto di facciata da celebrità che presta il nome a una causa e poi sparisce. Qui c’è un lavoro concreto, legato anche alla professione di Amal, che è avvocata specializzata in diritti umani.
Clooney ha parlato anche della scuola Roybal, un progetto che punta ad aprire le porte dell’industria cinematografica a ragazzi e ragazze che spesso non hanno contatti, mezzi o possibilità per entrare in quel mondo. Ed è una scelta che racconta bene questa nuova fase: meno attenzione al centro della scena, più voglia di aiutare altri a trovare il proprio spazio.
È un passaggio interessante, perché Clooney è stato per anni uno dei simboli più forti della star hollywoodiana classica: elegante, ironico, affascinante, sempre perfetto sul red carpet. Però dietro quell’immagine c’è anche un percorso molto meno immediato di quanto sembri. Prima del successo vero ha fatto ruoli piccoli, sitcom, apparizioni televisive e pilot finiti male. Poi è arrivato E.R., e da lì è cambiato tutto.
Da quel momento Clooney ha costruito una carriera enorme, ma non sempre comoda. Ha alternato film popolari e lavori più impegnati, ha scelto anche progetti politici, ha diretto, prodotto, rischiato. Non tutto è diventato memorabile, certo. Anche lui ha avuto film meno riusciti. Ma il suo percorso resta quello di un attore che non si è limitato a vivere di fascino e sorrisi da copertina.
Durante la serata al Lincoln Center, Clooney ha ammesso anche di sentirsi un po’ in imbarazzo quando viene celebrato pubblicamente. Ha detto che chiunque abbia un minimo di integrità dovrebbe provare un certo disagio quando qualcuno sale su un palco a riempirlo di complimenti. È una frase molto da Clooney: elegante, autoironica, con quel modo di sgonfiare la retorica prima che diventi troppo pesante.
E forse anche questo spiega perché la sua nuova fase non suona come una posa. Clooney non sta dicendo: “Ho capito tutto io”. Non sta guardando Hollywood dall’alto in basso. Sta solo dicendo che, a questo punto della sua vita, vuole usare il tempo in modo diverso.
C’è anche la dimensione familiare. George e Amal Clooney si sono sposati a Venezia nel 2014 e nel 2017 sono diventati genitori dei gemelli Alexander ed Ella. È normale pensare che anche questo abbia cambiato le priorità. Dopo anni passati tra set, viaggi, promozioni, interviste e premi, arriva un momento in cui il tempo pesa in modo diverso. Non vuoi più riempirlo per forza. Vuoi sceglierlo.
E allora la frase “non sto più inseguendo una carriera” va letta così: Clooney non ha più bisogno di dimostrare quanto vale. Non deve accettare un film solo per restare visibile. Non deve inseguire il ruolo che lo rimetta al centro della conversazione. Se qualcosa lo convince, la farà. Se non lo convince, può tranquillamente dire no.
In fondo, questo è il vero lusso dopo una carriera come la sua: non dover correre.
Per il pubblico, certo, resta un piccolo dispiacere. Perché George Clooney al cinema funziona ancora. Ha presenza, ironia, mestiere, e quel tipo di fascino adulto che Hollywood oggi usa molto meno di quanto dovrebbe. Però forse proprio per questo sarà più interessante rivederlo quando sceglierà un ruolo. Perché non sarà un progetto qualunque, preso per riempire l’agenda. Sarà qualcosa che avrà davvero voglia di fare.
Quindi no, Clooney non sta sparendo. Sta solo rallentando. E, dopo una vita passata dentro una delle industrie più frenetiche del mondo, sembra quasi una scelta rivoluzionaria. Non urlata, non teatrale. Semplicemente adulta.
E tu che ne pensi: George Clooney fa bene a rallentare e dedicarsi di più alla filantropia, o vorresti vederlo ancora più spesso al cinema? Scrivilo nei commenti.


