Giampiero Mughini ha toccato il fondo e lo ammette senza giri di parole. Il giornalista 85enne, volto storico dei talk show italiani, si trova costretto a vendere la sua preziosa collezione di libri per sbarcare il lunario. “Non c’è più nessuno che mi proponga un lavoro. Da quando sono stato male hanno smesso tutti di chiamarmi”, confessa al Foglio con l’amarezza di chi ha vissuto sulla cresta dell’onda per decenni.
Una caduta rovinosa per un uomo che fino a pochi anni fa si vantava di percepire una pensione da 6mila euro lordi mensili, come aveva dichiarato nel 2012, e che nel 2015 aveva addirittura rivelato alla Zanzara di Radio 24 di avere un imponibile annuo di 170mila euro lordi. “Io godo di una pensione con sistema retributivo. A chi mi dice che sono un privilegiato spacco il culo”, tuonava allora, difendendo a spada tratta i suoi diritti previdenziali.
Ma i tempi d’oro sono finiti. Oggi Mughini parla di “miserie” nei risparmi e di “dieta intermittente” con l’unico lavoro rimasto: l’articolo del martedì sul Foglio. Una situazione che dovrebbe far riflettere molti italiani che riescono a vivere dignitosamente con pensioni da 500-800 euro mensili, mentre lui, con una rendita che molti si sognano, si trova in difficoltà economiche.
La biblioteca da 25mila volumi che se ne va
La collezione di Mughini rappresenta uno dei patrimoni librari privati più importanti d’Italia: tra i 20 e i 25mila volumi, con prime edizioni rarissime di Pavese, Calvino, Sciascia, Pirandello, Moravia, Montale, Ungaretti. Tesori bibliografici che ora finiscono nelle mani del libraio milanese Pontremoli, suo amico di lunga data.
“Ho le prime edizioni di Pavese, Calvino, Campana, Gadda, Sciascia, Fenoglio, Pirandello, Bassani, Moravia, Bianciardi, Montale, Ungaretti”, elenca con l’orgoglio di chi ha costruito un “Mughenheim” nel suo villino di Monteverde Vecchio. “Nella vita non ho saputo mettere niente da parte, tranne i miei libri”.
Una confessione che racconta molto: nonostante decenni di guadagni elevati, compensi televisivi sostanziosi e una pensione da privilegiato, Mughini non è riuscito a costruire una sicurezza economica per la vecchiaia. “Smonto il museo di me stesso”, dice con ironia amara.
I libri che non venderà mai
Tre opere restano inviolabili nel suo cuore e nel suo patrimonio: i libri di Italo Svevo “di leggendaria rarità”, quelli di Umberto Saba “perché su Trieste ho scritto un libro al quale tengo molto”, e Carlo Dossi “che mi piaceva per com’era. Credo di somigliargli”.
La vendita sarà accompagnata da un catalogo, così almeno un libro resta suo, firmato. “È un colpo al cuore. Lo faccio perché è necessario”, ammette il giornalista che per anni ha predicato il valore del denaro come libertà.
Il paradosso della pensione d’oro
La situazione di Mughini evidenzia un paradosso tutto italiano. Nel 2015 si vantava di percepire 170mila euro lordi annui tra pensione e collaborazioni, pagando 70mila euro di tasse. Oggi, con una pensione che rimane comunque superiore ai 6mila euro lordi mensili, si lamenta delle “miserie” economiche.
Per avere un termine di paragone: la pensione media INPS in Italia si aggira sui 1.200 euro lordi mensili, mentre quella minima è di circa 600 euro. Milioni di italiani vivono con cifre che rappresentano un decimo di quello che percepisce Mughini, eppure riescono a mantenere un tenore di vita dignitoso senza dover vendere i propri beni più preziosi.
Il costo della vita dorata
Il problema sembra essere nel tipo di vita che Mughini ha sempre condotto. Il villino-museo di Monteverde Vecchio, le spese per mantenere una collezione di 25mila libri, uno stile di vita da intellettuale radical chic che evidentemente richiede cifre ben superiori alla sua pur generosa pensione.
“Le spese con gusto”, ammette lui stesso, allargando il braccio verso il suo “Mughenheim”. Una gestione del denaro che ora si rivela insostenibile, nonostante una rendita che farebbe la felicità della stragrande maggioranza degli italiani.
La malattia e l’abbandono televisivo
“Ho avuto problemi di salute”, racconta Mughini, ora 85enne. “Il medico mi ha detto in un linguaggio chiarissimo che io sono giunto al momento in cui devo ‘gestire’ la mia vecchiaia”. Una consapevolezza arrivata tardi per chi si credeva immortale.
La televisione lo ha abbandonato dopo la malattia. “Da quando sono stato male hanno smesso tutti di chiamarmi”, confessa con amarezza. Gli amici televisivi? “Evaporati”. Un mondo spietato che premia solo chi può garantire audience e presenza scenica.
La crudeltà del mondo dello spettacolo
Il caso Mughini dimostra quanto sia fragile la posizione di chi basa la propria sicurezza economica sui compensi televisivi. Per anni opinionista fisso nei talk show più seguiti, si era abituato a considerare quei guadagni come permanenti, senza costruire alternative per la vecchiaia.
“Io l’ho fatta anche perché mi permetteva di vivere come volevo”, ammette riferendosi alla televisione. Una dipendenza economica che ora si rivela fatale quando le chiamate cessano e rimane solo la pensione, per quanto generosa.
La lezione nascosta
La vicenda di Mughini offre una lezione involontaria a tutti gli italiani. Con una pensione che molti si sognano, si trova in difficoltà economiche per aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Milioni di italiani gestiscono budgets familiari con cifre irrisorie rispetto alle sue, eppure riescono a vivere serenamente senza dover svendere i propri ricordi.
Il suo “marxismo-leninismo” personale includeva la regola “non fare mai un lavoro gratis”, ma evidentemente non prevedeva la pianificazione finanziaria per la vecchiaia. Una filosofia di vita che funziona finché si è nel pieno della carriera, ma che si rivela insufficiente quando arriva il momento di “gestire la vecchiaia”.
La “sofferenza indispensabile” di vendere i libri che ama poteva essere evitata con una gestione più oculata delle risorse negli anni d’oro. Una riflessione che dovrebbe far pensare chiunque, a qualsiasi livello di reddito.
Cosa ne pensi della situazione di Mughini? Credi che sia giusto lamentarsi delle difficoltà economiche quando si percepisce una pensione da 6mila euro mensili? Raccontaci nei commenti se pensi che abbia gestito male i suoi soldi o se la colpa è del sistema che abbandona chi invecchia!

