Su Paramount+ è arrivata Girl Taken, una serie britannica che ti fa provare un’esperienza frustrante come poche. Perché qui non stiamo parlando di una serie brutta dall’inizio alla fine, no. Questa è una di quelle produzioni che parte benissimo, ti prende, ti fa pensare “finalmente qualcosa di diverso”, e poi dalla terza puntata in poi crolla talmente tanto che ti chiedi se l’hanno scritta le stesse persone.
Basata sul romanzo Babydoll di Hollie Overton, Girl Taken racconta una storia di rapimento e manipolazione che non è il classico giallo dove cerchi il colpevole. Sai fin da subito chi è il cattivo, e questo dovrebbe essere un punto di forza. Invece diventa un problema.
Rick Hanson è un insegnante stimato in un paesino. Alfie Allen lo interpreta benissimo, con quel sorriso falso che ti fa venire i brividi. Rick ha puntato Abby Riser, una studentessa dell’ultimo anno che si sta per diplomare. Le dice che la famiglia non crede abbastanza in lei, che solo lui vede il suo vero potenziale. Roba da vomito, ma funziona.
Il problema è che per sbaglio rapisce Lily, la sorella gemella di Abby, una ragazza più libera e spensierata. E la tiene incatenata nel seminterrato di un cottage per anni.
Da qui la serie si divide in tre filoni. C’è Lily prigioniera, c’è la famiglia che crolla (la madre Eve e Abby diventano entrambe dipendenti mentre aspettano di ritrovare Lily), e c’è Rick che manipola sua moglie Rachel, l’agente di polizia Tommy Shah, e probabilmente si prepara la prossima vittima visto che Lily sta “invecchiando” troppo per i suoi gusti.
Il punto è che la storia di Eve e Abby non funziona. Jill Halfpenny, che interpreta la madre, e Delphi Evans non hanno materiale su cui lavorare. La sceneggiatura le fa solo piangere o urlare, senza dargli la possibilità di mostrare davvero cosa significa vivere un trauma del genere. E questo è grave, perché la serie dovrebbe parlare proprio del dolore di una famiglia che subisce un crimine orribile.
Tallulah e Delphi Evans, che interpretano le gemelle (e sono sorelle anche nella vita reale), purtroppo non hanno l’esperienza necessaria per questi ruoli. La loro recitazione sembra quella di una recita scolastica, non di una serie tv. Non riesci a sentire davvero il terrore di chi è tenuto prigioniero o l’agonia di chi aspetta notizie.
L’unico personaggio che funziona davvero è quello di Alfie Allen, e questo è un problema enorme. Perché la storia del predatore diventa più interessante di quella delle vittime, non perché sia scritta meglio, ma semplicemente perché Allen è un attore molto più bravo.
Niamh Walsh, che fa la moglie di Rick, ha qualche momento davvero toccante quando capisce chi è davvero suo marito. Quei momenti ti colpiscono, ma sono troppo pochi e vengono messi da parte per fare spazio a inquadrature infinite di boschi nebbiosi e strade vuote.
Ecco cosa ti fa arrabbiare di più: le prime due puntate sono ottime. Non hanno paura di mostrare la brutalità del crimine, il montaggio è fatto bene, ti tengono attaccato allo schermo. Pensi di aver trovato una serie che osa davvero.
E invece no. Gli sceneggiatori evidentemente non avevano altre idee per andare avanti. Sì, le prime puntate vanno a fondo, ma poi non sanno più cosa fare. Ci sono alcuni momenti quieti, soprattutto tra Abby e Wes (il ragazzo di Lily al momento della scomparsa), che avrebbero potuto essere sviluppati meglio. Ma i registi Laura Way e Bindu de Stoppani preferiscono il drammatico al riflessivo.
Girl Taken potrebbe essere paragonata ad altre serie che parlano di famiglie distrutte e reti di protezione sociale che non funzionano. Ma il paragone regge poco. Questa serie non approfondisce mai davvero come si è arrivati a tutto questo.
La madre Eve è una negligente e beve già prima che succeda il peggio, ma te lo fanno capire appena. La scuola ha assunto un mostro ma nessuno ne parla. E in sei ore di serie c’è una sola, unica menzione della salute mentale. Una sola.
Dimenticati Paramount+, questa è una serie che farebbe fatica anche su canali meno pretenziosi.
Vale la pena vederla?
Girl Taken è una occasione sprecata. Aveva tutto per essere una serie importante su un tema delicato, e invece è diventata un prodotto mediocre che non sa cosa vuole essere. Le prime due puntate ti illudono, ma da lì in poi è una discesa libera.
Se vuoi vedere Alfie Allen fare un ottimo lavoro nonostante tutto, magari può valere la pena. Ma preparati a rimanere deluso dal resto. È una di quelle serie che finisci solo perché hai iniziato, non perché ti stia davvero piacendo.
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La Recensione
Girl Taken
Girl Taken è una grande delusione. Parte con due episodi ottimi che non hanno paura di mostrare la brutalità del crimine, poi crolla dalla terza puntata. La recitazione delle protagoniste è debole, la sceneggiatura non approfondisce i temi importanti e preferisce inquadrature vuote a momenti di vera riflessione. Solo Alfie Allen salva qualcosa. Un'occasione sprecata su un tema delicato.
PRO
- Le prime due puntate sono davvero ottime e ti fanno sperare in una serie coraggiosa che non ha paura di andare a fondo sui temi difficili
- Alfie Allen è bravissimo nel ruolo del predatore manipolatore e rende il suo personaggio inquietante e credibile dall'inizio alla fine
CONTRO
- Crolla dalla terza puntata in poi e non si riprende più, buttando via tutto il potenziale costruito all'inizio della serie
- Le attrici protagoniste non hanno l'esperienza necessaria e la loro recitazione sembra quella di una recita scolastica più che di una produzione professionale
- La sceneggiatura non approfondisce nulla di importante come la salute mentale, la responsabilità della scuola o le dinamiche familiari preesistenti
- Preferisce le inquadrature vuote di boschi e strade ai momenti di vera riflessione psicologica che servirebbero a questa storia


