Giulia Presutti ha rinunciato alla conduzione di Report dopo lo scontro nato intorno al futuro del programma, e considero la sua scelta un errore. La giornalista era stata indicata dalla Rai insieme a Daniele Piervincenzi per raccogliere l’eredità di Sigfrido Ranucci, ma dopo giorni di tensioni e una riunione tra la redazione e i vertici aziendali ha deciso di fare un passo indietro. Io avrei fatto esattamente l’opposto: avrei accettato l’incarico e, se una parte della redazione non avesse voluto lavorare con il nuovo assetto, avrei cambiato la redazione.
Può sembrare una posizione dura, ma per me il principio è molto semplice: Report è un programma del servizio pubblico. Non appartiene al conduttore e non appartiene nemmeno ai giornalisti che ci lavorano.
La Rai aveva presentato Presutti e Piervincenzi come due professionisti del giornalismo d’inchiesta. Presutti, inoltre, non arrivava certo da fuori: collabora con Report dal 2017 e negli anni ha realizzato numerose inchieste su politica, giustizia e attualità. L’azienda aveva parlato esplicitamente di pluralismo, indipendenza e qualità dell’informazione.
Era quindi legittimo discutere la decisione della Rai, criticare la rimozione di Ranucci e chiedere garanzie sulla continuità e sull’autonomia della trasmissione.
Quello che non condivido è ciò che è successo dopo.
Secondo le ricostruzioni circolate in questi giorni, la redazione aveva manifestato una fortissima contrarietà al nuovo assetto e inizialmente era stato persino prospettato un aut-aut, con il rischio di dimissioni collettive. Presutti e Piervincenzi, peraltro, non hanno partecipato alla riunione tra la squadra del programma e il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini.
A quel punto, se fossi stato nei vertici Rai, non avrei chiesto alla nuova conduttrice di fare un passo indietro.
Avrei detto alla redazione: il nuovo assetto è questo. Chi vuole continuare a fare giornalismo d’inchiesta con piena autonomia resta; chi non lo condivide è libero di scegliere un’altra strada.
Nessuno deve essere costretto a lavorare in un programma di cui non condivide più la direzione. Ma vale anche il contrario: nessuno dovrebbe poter trasformare la propria permanenza in una condizione per stabilire chi possa o non possa condurre.
Se alcuni giornalisti avessero deciso di lasciare Report, avrebbero avuto tutto il diritto di farlo. Avrebbero potuto andare a La7, in un’altra trasmissione Rai, in un altro gruppo editoriale oppure creare un nuovo progetto. Sarebbe stata una scelta professionale perfettamente legittima.
Ma non vedo perché dovesse essere Presutti a rinunciare.
La stessa giornalista, nella mail inviata a Corsini, ha scritto che il futuro di una trasmissione tanto importante non dovrebbe essere legato a “singoli nomi e singole personalità”. È probabilmente la frase con cui sono più d’accordo.
Proprio per questo avrei voluto vederla alla conduzione.
Se Report non appartiene a una singola personalità, allora deve poter sopravvivere a Ranucci, come ha superato i cambiamenti del passato e come dovrà fare anche in futuro.
C’è poi un tema che considero ancora più importante: Report non dovrebbe diventare un programma politico.
Deve fare inchieste.
Se al governo c’è la destra, deve poter indagare senza esitazioni sugli esponenti e sulle decisioni della maggioranza ogni volta che esistano fatti di interesse pubblico. Se domani al governo ci fosse la sinistra, dovrebbe applicare esattamente lo stesso criterio. E lo stesso rigore dovrebbe valere per l’opposizione, per le aziende, per i sindacati, per la magistratura, per i grandi interessi economici e per la stessa Rai.
La sostituzione di Ranucci ha provocato una polemica politica enorme. Le opposizioni hanno accusato la Rai e il governo di voler colpire l’indipendenza della trasmissione, mentre l’azienda ha presentato il cambio come un tentativo di valorizzare nuovi giornalisti e rafforzare il programma. Sono due letture opposte e meritano entrambe di essere riportate come tali.
Proprio per questo sarebbe stato utile vedere il nuovo Report prima di condannarlo.
Presutti avrebbe potuto dimostrare con i fatti quale sarebbe stata la sua linea editoriale. Avrebbe potuto realizzare inchieste scomode per il governo, per l’opposizione o per qualsiasi altro centro di potere. Solo dopo avremmo avuto elementi concreti per giudicare la nuova conduzione.
Invece l’esperimento è stato fermato prima ancora di cominciare.
Io sarei andato anche oltre: avrei rinnovato profondamente la redazione.
Non per punire qualcuno e neppure per cancellare la storia del programma, ma per evitare che Report diventasse una struttura immobile. Avrei mantenuto i giornalisti disponibili a continuare, avrei inserito nuove firme e avrei coinvolto professionisti provenienti da esperienze e sensibilità differenti.
Una redazione pluralista non è una redazione in cui tutti la pensano allo stesso modo.
È una redazione nella quale persone diverse riescono a lavorare rispettando le stesse regole: documenti, verifiche, contraddittorio e fatti.
Un cambiamento del genere avrebbe anche potuto fare bene agli ascolti. Non possiamo sapere se sarebbe successo, ma la curiosità intorno al dopo-Ranucci sarebbe stata enorme. Molte persone che magari non seguivano più Report avrebbero potuto accendere la televisione semplicemente per vedere Presutti e Piervincenzi alla prova.
Poi sarebbe stato il pubblico a decidere.
Se il programma fosse peggiorato, sarebbe stato giusto dirlo. Se avesse perso qualità o indipendenza, sarebbe stato giusto contestarlo duramente. Ma se fosse riuscito a conquistare nuovi spettatori mantenendo inchieste solide e credibili, avremmo scoperto che cambiare non significa necessariamente distruggere.
Per questo il passo indietro di Presutti, pur comprensibile sul piano personale, non mi convince affatto.
Avrei preferito che accettasse la conduzione e dicesse semplicemente: giudicatemi per quello che porterò in onda.
E se qualcuno nella redazione non avesse voluto partecipare a quel nuovo corso, avrebbe avuto ogni diritto di andarsene. Ma Report sarebbe andato avanti.
Perché un programma del servizio pubblico dovrebbe essere più grande dei suoi conduttori e più grande della sua stessa redazione.
Tu cosa avresti fatto? Avresti confermato Giulia Presutti anche a costo di cambiare buona parte della redazione di Report, oppure pensi che abbia fatto bene a rinunciare per evitare uno scontro ancora più duro? Scrivicelo nei commenti.


