Io sono Rosa Ricci, il tanto atteso prequel cinematografico della serie cult Mare fuori, è arrivato al cinema il 30 ottobre con l’ambizione di raccontare le origini del personaggio più amato dai giovanissimi. Diretto da Lyda Patitucci e con Maria Esposito che torna nei panni della protagonista, il film prometteva di essere l’equivalente italiano de L’immortaledi Gomorra. Peccato che il risultato sia un prodotto confuso, prevedibile e che tradisce le aspettative sia dei fan della serie che degli spettatori digiuni. E per di più è stato finanziato con fondi pubblici attraverso il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura.
Soldi pubblici per un’operazione commerciale
Partiamo dal punto più dolente: questo film, prodotto da Picomedia con Rai Cinema in collaborazione con Netflix, ha ricevuto contributi statali. Significa che i cittadini italiani hanno indirettamente pagato per un prodotto che si rivela essere poco più di un’operazione di marketing per capitalizzare sul successo televisivo. Non si tratta di cultura o di valorizzazione del cinema italiano, ma di puro intrattenimento commerciale confezionato per intercettare il pubblico adolescente della serie.
Ci si chiede quale sia stato il criterio di valutazione che ha portato a finanziare con denaro pubblico un prequel televisivo che Netflix avrebbe comunque distribuito a livello globale. Il sistema di assegnazione dei fondi pubblici al cinema italiano continua a mostrare tutte le sue criticità quando progetti come questo ottengono sostegno statale mentre opere realmente autoriali e innovative faticano a trovare finanziamenti.
Una trama lineare fino alla noia
La storia è semplice: Rosa Ricci ha 15 anni e vive sotto l’ala protettiva del padre Don Salvatore (Raiz), potente boss della camorra napoletana. Quando il narcotrafficante boliviano Agustín Torres tende una trappola al clan Ricci, Rosa viene rapita e portata su un’isola remota dove viene tenuta prigioniera in attesa del riscatto di venti milioni di euro. Durante la prigionia stringe un legame con uno dei suoi carcerieri, Victor (Andrea Arcangeli), e questa esperienza la trasformerà nella spietata criminale che conosciamo nella serie.
Il problema è che questa trama è talmente lineare da risultare scontata. Il rapimento e la prigionia occupano quasi tutto il film, lasciando zero spazio alle sfumature psicologiche e alle relazioni familiari che nella serie sono il cuore pulsante. Manca completamente la coralità di voci e destini intrecciati che rende Mare fuori così coinvolgente.
Un arco narrativo che non convince
Il difetto più grave di Io sono Rosa Ricci è la totale mancanza di credibilità nella trasformazione della protagonista. All’inizio vediamo una ragazzina viziata, ingenua e piagnucolante, quasi più sprovveduta delle sue coetanee. Questo già stride con il fatto che Rosa è cresciuta in una famiglia camorrista, immersa nella violenza e nella devianza fin dalla nascita.
Ma il vero salto logico arriva quando, dall’oggi al domani, questa ragazzina inerme diventa un’assassina spietata e senza scrupoli. Non c’è alcuna gradualità nell’evoluzione del personaggio, nessuna vera esplorazione del suo lato oscuro. In una scena particolarmente imbarazzante, Rosa pronuncia la frase iconica “Io so’ Rosa Ricci” con un’enfasi degna di Michael Keaton in Batman, mettendo una pietra tombale definitiva su tutta l’operazione.
Melodramma adolescenziale travestito da gangster movie
Invece di esplorare davvero il lato criminale e violento di Rosa, la sceneggiatura firmata da Maurizio Careddu e Luca Infascelli si adagia su soluzioni già viste mille volte. Dopo una prima parte di azione pura, il film si trasforma in un melodramma adolescenziale con tanto di storia d’amore proibita dal sapore stucchevole di sindrome di Stoccolma.
Rosa si innamora del suo carceriere Victor, ricalcando esattamente la dinamica già vista nella serie con Carmine. La cornice criminale diventa solo un pretesto, mettendo sullo sfondo il dilemma morale del personaggio. Le sue scelte discutibili non vengono mai messe davvero in discussione, come se ci trovassimo di fronte a un qualsiasi prodotto per adolescenti dove l’importante è la storia d’amore, non la riflessione etica.
Regia e interpretazioni non bastano
Lyda Patitucci dimostra di saper girare le scene d’azione con una certa competenza visiva, ma non riesce a sopperire alle mancanze di una storia fin troppo scontata. La regista tenta di ispirarsi a Gomorra per le soluzioni registiche e le inquadrature, ma il risultato non regge minimamente il confronto.
Maria Esposito ha indubbiamente presenza scenica e carisma, ma è vincolata da una sceneggiatura che non le permette di brillare davvero. Andrea Arcangeli fa del suo meglio con un personaggio dal forte accento spagnolo che risulta più macchietta che persona reale. Anche Raiz nel ruolo del boss impetuoso appare scolastico e approssimativo nella rappresentazione dei cattivi.
Un prodotto che non giustifica l’investimento pubblico
Io sono Rosa Ricci è l’ennesimo tentativo di capitalizzare sul successo di una serie televisiva amatissima, ma senza avere il coraggio di dire qualcosa di nuovo. È pura operazione commerciale, un prodotto pensato per cavalcare il trend senza pretesa alcuna se non quella di riempire le sale con i fan della serie e poi finire su Netflix per la distribuzione globale.
Il film non aggiunge nulla all’universo narrativo di Mare fuori, non cerca collegamenti profondi, non esplora territori inesplorati. È un’operazione a se stante che niente aggiunge a quello che già sapevamo. Manca quella lentezza televisiva che permette alla serie di scavare davvero nei personaggi, di sporcarsi le mani nel tempo.
Il risultato è un film che scontenterà sia i fan della serie (che non troveranno le dinamiche carcerarie e il melodramma adolescenziale che amano) sia gli spettatori esterni (che rimarranno confusi da riferimenti poco chiari e da una storia troppo semplicistica). E tutto questo con il contributo dei soldi di tutti noi, in un momento in cui il cinema italiano d’autore fatica a trovare risorse.
Tu cosa ne pensi dell’utilizzo dei fondi pubblici per finanziare prequel di serie televisive di successo? Credi che siano operazioni legittime o che i soldi degli italiani dovrebbero andare a progetti più culturalmente rilevanti? Raccontaci nei commenti se hai visto Io sono Rosa Ricci e se secondo te il film giustifica l’investimento pubblico o se è solo l’ennesimo spreco di risorse!
La Recensione
Io sono Rosa Ricci
Io sono Rosa Ricci è un'operazione commerciale finanziata con fondi pubblici che tradisce le aspettative. La trama è prevedibilmente lineare, l'arco narrativo della protagonista passa da ingenua a spietata senza credibilità, e il film abbandona il crime per diventare un melodramma adolescenziale con sindrome di Stoccolma. La regia di Patitucci non basta a salvare una sceneggiatura debole. Un prodotto che non giustifica l'investimento statale.
PRO
- Le scene d'azione sono girate con competenza tecnica
CONTRO
- Finanziato con soldi pubblici per un'operazione puramente commerciale
- La trama scontata e lineare fino alla noia
- Il melodramma adolescenziale prevale sul crime


