Quando Luca Guadagnino decide di passare dalle storie d’amore ambientate nella campagna italiana alle corporate war di Silicon Valley, sai che sta succedendo qualcosa di grosso nel panorama cinematografico contemporaneo. Il regista di “Chiamami col tuo nome” e “Challengers” è stato scelto per dirigere “Artificial“, una commedia ambientata nel mondo dell’intelligenza artificiale per Amazon MGM, che promette di raccontare uno dei scandali aziendali più surreali degli ultimi anni.
Il progetto, ancora avvolto nel mistero per quanto riguarda plot e casting ufficiali, dovrebbe essere ambientato alla OpenAI e seguire il periodo tumultuoso del 2023, quando il fondatore Sam Altman è stato cacciato dal consiglio di amministrazione per poi essere reintegrato tre giorni dopo grazie a una rivolta dei dipendenti che ha dell’incredibile. Andrew Garfield e Yuri Borisov (star di “Anora”) sarebbero in trattative per ruoli chiave.
Ma la vera domanda è: come fa un regista che ha fatto della sensualità visiva e dell’intimismo emotivo la sua cifra stilistica a dirigere una satira aziendale su uno dei settori più technical e abstract del mondo contemporaneo? La risposta potrebbe essere nella capacità di Guadagnino di trovare l’elemento umano in qualsiasi storia, anche quando si tratta di startup valutate miliardi e guerre per il controllo dell’intelligenza artificiale.
Il progetto si aggiunge a una slate già strapacca che include un reimagining di “American Psycho” per Lionsgate e il campus thriller “After the Hunt” in uscita a ottobre, confermando che Guadagnino è diventato uno dei registi più richiesti di Hollywood.
La saga OpenAI: più assurda di qualsiasi fiction
Per capire perché “Artificial” potrebbe essere la commedia dell’anno, bisogna ripercorrere la real-life story di OpenAI, che sembra scritta da uno sceneggiatore con troppa fantasia. Fondata nel 2015 come organizzazione no-profit da un team che includeva Sam Altman ed Elon Musk, la compagnia aveva l’obiettivo utopico di sviluppare intelligenza artificiale open source per il bene dell’umanità.
Ma quando hanno sviluppato ChatGPT e si sono resi conto del potenziale commerciale, tutto è cambiato. La transizione a for-profit nel 2019 ha fatto scappare Musk e altri fondatori, creando una struttura aziendale così complicata che sembra progettata apposta per generare conflitti.
Il board of directors controlla una fondazione no-profit che a sua volta controlla l’entità for-profit, di cui Microsoft possiede una minority stake. È il tipo di corporate structure che fa venire il mal di testa agli avvocati e che ha creato le premesse per il coup del novembre 2023.
Il licenziamento più breve della storia
Il November 2023 ousting di Altman è stata una delle corporate drama più surreali della storia recente. Il board ha cacciato il CEO senza dare spiegazioni chiare, scatenando una employee rebellion che ha visto 700 dipendenti su 770 minacciare di andarsene se Altman non fosse stato reintegrato.
Microsoft, che aveva investito miliardi nella compagnia, si è trovata nella posizione paradossale di vedere il suo main partner implodere per power struggle interni. La pressure è stata così forte che Altman è stato riassunto dopo solo tre giorni, in quello che probabilmente è il comeback più veloce nella storia aziendale.
È il tipo di story che ha tutto quello che serve per una grande commedia: ego sproporzionati, soldi a palate, technology che nessuno capisce veramente, e personalities più grandi della vita.
Guadagnino e l’arte di trovare l’umano nel tecnico
La scelta di Guadagnino per dirigere “Artificial” potrebbe sembrare strana a prima vista, ma in realtà è geniale. Il regista ha dimostrato con “Challengers” di saper gestire threesome dynamics complessi, e una startup war non è molto diversa da una love triangle – ci sono alleanze, tradimenti, passion e power play.
La sua capacità di trasformare emotional tensions in visual poetry potrebbe essere perfetta per raccontare un mondo dove le battaglie si combattono in conference room e le vittorie si misurano in valuation e market share. Guadagnino sa come rendere sexy anche i tennis match – figuriamoci le board meeting.
Il visual style del regista, caratterizzato da close-up intensi e camera movements fluidi, potrebbe trasformare una corporate comedy in qualcosa di visualmente stunning. Immagina le board room di OpenAI girate con la stessa sensualità visiva delle ville italiane di “Chiamami col tuo nome”.
Il casting che fa sognare
Andrew Garfield nel ruolo di Sam Altman sarebbe un casting perfetto. L’attore ha dimostrato in “The Social Network” di saper gestire tech entrepreneurs con daddy issues, e la sua natural charisma si adatterebbe perfettamente al profile di Altman.
Yuri Borisov, fresh dal breakout performance in “Anora“, potrebbe interpretare uno dei board members o un Microsoft executive. La sua capacità di essere contemporaneamente sympathetic e menacing lo renderebbe perfetto per un corporate thriller.
Il supporting cast potrebbe includere alcuni dei character actors più interessanti di Hollywood, tutti desperate di lavorare con Guadagnino dopo il successo di “Challengers”.
La sfida della contemporaneità
Fare un film su eventi così recenti è sempre rischioso. La storia di OpenAI è ancora in evoluzione, e quello che sembra comedy gold oggi potrebbe risultare dated o inappropriate tra qualche anno. Ma è anche questo il fascino del progetto – catturare un moment specifico dell’era AI.
La challenge per Guadagnino sarà rendere accessible una storia piena di technical jargon e corporate intricacies. Dovrà trovare il modo di spiegare machine learning, neural networks e board dynamics senza perdere il pace della comedy.
Il futuro sempre più pieno di Guadagnino
Con “Artificial“, il reimagining di “American Psycho” e “After the Hunt” in uscita a ottobre, Guadagnino sta dimostrando una versatilità incredibile. Dal coming-of-age al psychological thriller, dalla sports drama alla corporate comedy – non c’è genere che non riesca a masteriare.
Il temporary hold su “Sgt. Rock” per DC Comics non sembra averlo rallentato. Anzi, gli ha dato più tempo per concentrarsi su progetti che sembrano più aligned con la sua artistic vision.
L’Amazon MGM deal per “Artificial” conferma anche che Guadagnino è diventato un bankable director in grado di attrarre major studio investment per progetti original e risky.
Tu cosa ne pensi di questo genre shift di Guadagnino? Credi che la sua visual poetry possa funzionare anche in una corporate comedy, o pensi che dovrebbe rimanere nel suo comfort zone di intimate dramas? Scrivimi nei commenti – sono curioso di sapere se anche tu sei excited di vedere come trasformerà una board room in un cinematic experience!


