Aspetta, fammi capire. I Radiohead non suonavano dal vivo da sette anni, e quando decidono di tornare scelgono di fare quattro serate consecutive a Bologna? Quattro. Non una, non due. Quattro concerti di fila all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno, il 14, 15, 17 e 18 novembre. Se sei un fan della band e vivi in Italia, questo è praticamente il paradiso. O forse l’inferno, perché i biglietti sono andati a ruba e adesso trovarli online costa quanto un rene.
Il tour è partito da Madrid
Il tour europeo dei Radiohead è appena iniziato con il concerto d’apertura alla Movistar Arena di Madrid. E già da quella prima serata si è capito il tono di quello che ci aspetta: un viaggio nella discografia della band che pesca ovunque, dai classici che tutti conoscono alle rarità che i fan più sfegatati aspettavano da anni.
La scaletta di Madrid ha dato il tono. Si è partiti con “Let Down”, poi sono arrivati pezzi come “Sit Down, Stand Up” e “Subterranean Homesick Alien”, che non venivano suonati dal vivo da anni. In totale hanno preparato una lista di circa 35 brani dai quali hanno selezionato i 28 che hanno composto lo show. E questa è una notizia bellissima per chi andrà a Bologna, perché significa che ogni sera potrebbe essere diversa.
Ovviamente mancava “Creep”, il cavallo di battaglia che Thom Yorke ammette apertamente di non amare particolarmente. Ma chi se ne frega, quando hai “Paranoid Android”, “Karma Police”, “Everything in Its Right Place” e praticamente tutto il meglio della produzione di una delle band più importanti degli ultimi trent’anni?
Perché quattro serate a Bologna sono un evento unico
Ora, fermiamoci un secondo a pensare a cosa significa avere i Radiohead per quattro serate consecutive in una sola città italiana. Non è solo una questione logistica (anche se riempire un’arena come quella di Bologna per quattro volte di fila non è roba da tutti). È una questione di varietà.
Quando una band suona più serate nello stesso posto, può permettersi di variare le scalette. Può tirare fuori pezzi diversi, sperimentare con i bis, cambiare l’ordine delle canzoni. I Radiohead lo hanno fatto capire quando hanno presentato il tour, e lo hanno confermato a Madrid con quella lista di 35 pezzi pronti. Significa che se sei abbastanza fortunato da avere biglietti per più di una serata, potresti vivere esperienze completamente diverse.
Immagina: una sera ti becchi la versione sussurrata e digitale di “Everything in Its Right Place”, la sera dopo ti ritrovi nel mezzo della catarsi collettiva di “Paranoid Android”. Una sera parte “Videotape”, quella dopo magari tirano fuori qualcosa da “Hail to the Thief”, album che Thom Yorke ha riscoperto di recente e che molti fan considerano sottovalutato.
La pausa che ha fatto bene
Sette anni senza tour dal vivo non sono pochi. Ma i Radiohead non sono stati fermi. Thom Yorke e Jonny Greenwood hanno continuato con gli Smile (se non li conosci, ti consiglio di recuperarli), Greenwood ha fatto colonne sonore da premio Oscar, Colin Greenwood ha suonato con Nick Cave, mentre Philip Selway ed Ed O’Brien si sono dedicati ai progetti solisti.
Insomma, la band si è presa una pausa l’uno dall’altro, ha esplorato altre strade, e poi è tornata con la voglia di ricreare quella magia a cinque che solo loro sanno fare. E la scelta di fare poche città con più serate consecutive invece di un tour itinerante infinito? È perfetta. Meno viaggi, meno stress, più concentrazione sulla musica. Più tempo per respirare tra un concerto e l’altro.
Il palco che è già uno spettacolo
A Madrid il pubblico ha apprezzato tantissimo anche la scenografia. I Radiohead hanno creato una sorta di nicchia protetta, circondata da schermi che proiettano in continuazione brandelli di testo, foto e immagini. Un concept molto teatrale e immersivo che trasforma il concerto in un’esperienza quasi cinematografica. Non è solo suonare le canzoni, è costruire un mondo intorno.
E questo è tipico dei Radiohead. Non fanno mai le cose a metà. L’elettronica non è un vezzo, è una struttura narrativa. Le chitarre non servono per fare volume, servono per disegnare architetture sonore. La voce di Yorke passa dal falsetto liquido alla confessione spezzata in un secondo. Ogni dettaglio ha un senso, ogni scelta è pensata.
Info pratiche (e la triste realtà dei biglietti)
Parliamoci chiaro: i biglietti per Bologna sono praticamente introvabili. Sono andati sold out il giorno stesso in cui sono stati messi in vendita, nonostante tutte le iniziative della band contro il bagarinaggio. Online ne trovi qualcuno, ma a prezzi tre o quattro volte superiori al prezzo originale. È una schifezza, ma purtroppo è la realtà del mercato dei concerti oggi.
Se per caso hai un biglietto, considerati fortunato. Se ne hai più di uno per serate diverse, hai praticamente vinto alla lotteria. Perché vedere i Radiohead dal vivo nel 2025, dopo sette anni di assenza, è un’opportunità che capita una volta nella vita.
Perché questi concerti sono importanti
I Radiohead hanno definito gli ultimi trent’anni di musica. Hanno cambiato il modo di fare rock, hanno integrato l’elettronica quando nessuno lo faceva, hanno creato capolavori come “OK Computer”, “Kid A”, “In Rainbows”. Ogni loro album è un viaggio, ogni concerto è un evento.
Questo ritorno nel 2025 arriva dopo una pausa che ha sedimentato idee e ascolti. La band è più matura, più consapevole. E Bologna diventa la “residenza italiana” del tour, quattro finestre per vedere e riascoltare una delle band più importanti della storia della musica contemporanea.
Se ci vai, goditelo. Se non ci vai, spera che qualcuno lo registri decentemente. Perché momenti così non capitano spesso.
E tu, ci vai ai concerti di Bologna? Se sì, quale serata? E quale canzone speri di sentire dal vivo? Raccontamelo nei commenti!


