Nel 2012 Ghost Rider – Spirito di vendetta arrivò nelle sale con l’ambizione di correggere gli errori del primo capitolo del 2007, anche quello non esattamente ricordato con affetto dalla critica. Il risultato fu un film che riuscì in un’impresa piuttosto rara: peggiorare un punto di partenza già considerato un fallimento. I numeri parlano chiaro. Sull’aggregatore Rotten Tomatoes il film si fermò al 18%, su Metacritic raccolse un punteggio di 34 su 100, mentre il pubblico di IMDb lo votò con una media di 4.4 su 10. Tutto questo nonostante, o forse proprio a causa di, un livello di effetti speciali che secondo lo studio incaricato della loro realizzazione coprì l’85% dell’intera pellicola.
Da Johnny Blaze a Ghost Rider, stavolta in carne e ossa
La trama riprende da dove si era interrotto il primo film. Johnny Blaze, interpretato ancora una volta da Nicolas Cage, si è ritirato in una zona remota dell’Europa dell’Est, cercando di imparare a controllare i poteri da Ghost Rider e di liberarsi della maledizione che lo accompagna. A trovarlo è il monaco Moreau, interpretato da Idris Elba, che gli chiede aiuto per proteggere una donna, Nadya, e suo figlio Danny da una setta interessata al bambino per motivi che hanno a che fare con il diavolo in persona. In cambio della collaborazione, Moreau promette a Johnny la liberazione dalla maledizione. Ad ostacolare la missione c’è il mercenario Ray Carrigan, al servizio del crudele Roarke, intenzionato a impossessarsi del corpo del ragazzino proprio nel giorno del suo compleanno.
Una delle differenze più vistose rispetto al primo film riguarda il modo in cui Ghost Rider viene portato sullo schermo. Nella prima pellicola del 2007 il personaggio era generato interamente al computer, una scelta che lasciava Cage relegato a interpretare soltanto la versione umana di Johnny Blaze. In questo secondo capitolo, invece, la trasformazione in Ghost Rider viene affidata fisicamente all’attore, che ha dovuto girare numerose scene in motion capture. Secondo lo studio australiano Iloura, incaricato di sviluppare il personaggio e i suoi poteri, ben l’85% del film fu poi manipolato attraverso la computer grafica, con l’obiettivo dichiarato di rendere Ghost Rider e l’intero impianto visivo più realistico rispetto al primo capitolo.
L’aneddoto della chiesa di Westminster
Tra le curiosità più divertenti legate alla genesi del film c’è un episodio raccontato direttamente da Nicolas Cage durante la promozione. Alcune delle idee confluite poi in Spirito di vendetta nacquero proprio nei giorni in cui l’attore stava promuovendo il primo Ghost Rider in Inghilterra. Cage si trovava completamente vestito di pelle, l’abbigliamento ormai diventato il suo marchio di fabbrica per quel ruolo, quando decise di sfruttare la pausa pranzo per visitare l’Abbazia di Westminster.
Quello che non sapeva era che in quel momento, all’interno dell’abbazia, era in corso una conferenza sull’ambiente presieduta dall’arcivescovo di Canterbury e dal capo della chiesa Greco-Ortodossa. Cage entrò comunque, si sedette in fondo alla sala cercando di passare inosservato, ma fu riconosciuto immediatamente da un vescovo del Colorado presente all’evento, che lo invitò a spostarsi nelle prime file. Un attore vestito interamente di pelle, riconosciuto in mezzo a una conferenza ecclesiastica di alto livello e fatto sedere in prima fila come ospite d’onore: difficile immaginare una scena più surreale, e secondo Cage fu proprio quel genere di episodi a contribuire all’atmosfera del progetto successivo.
Idris Elba, un monaco motociclista
Il cast del sequel cambiò quasi completamente rispetto al primo film, fatta eccezione per il protagonista. Tra i nuovi arrivi spicca Idris Elba, che interpreta il monaco francese Moreau, un personaggio che combina elementi religiosi e azione su due ruote in una combinazione che solo un film come questo poteva concepire. Accanto a lui ci sono Violante Placido nei panni di Nadya, Ciarán Hinds in quelli del villain Roarke e Johnny Whitworth come Ray Carrigan, il mercenario che diventa l’antagonista più diretto di Johnny Blaze.
La regia fu affidata nuovamente a Mark Neveldine e Brian Taylor, il duo che aveva firmato in precedenza Crank e Crank: High Voltage, due film che pur dividendo la critica avevano costruito un certo seguito grazie al loro stile sopra le righe e alla messa in scena delle sequenze d’azione. Le aspettative su cosa i due regista avrebbero potuto fare con un budget più alto e un personaggio Marvel erano dunque alte, almeno per chi conosceva il loro lavoro precedente.
Una trama già vista, e non in senso positivo
Il problema principale segnalato da quasi tutta la critica dell’epoca riguardava l’originalità della storia. La trama venne descritta come l’ennesima variazione sul tema del bambino destinato a diventare il veicolo del male, conteso tra una fazione che vuole proteggerlo e un’altra che vuole impossessarsene, con un cattivo che alla fine si redime e contribuisce alla vittoria finale. Diversi osservatori notarono come l’impalcatura narrativa fosse quasi identica a quella di Drive Angry, altro film con Nicolas Cage uscito nello stesso periodo, con in più qualche elemento ripreso direttamente da Terminator.
Per un film che puntava molto sull’aspetto visivo e sulle sequenze action, ritrovarsi con una sceneggiatura che ricicla schemi già visti altrove, e già visti meglio, non aiutò certo a convincere chi era scettico fin dall’inizio. Le scene in cui Ghost Rider appare in azione, sterminando avversari con una trivella o assorbendo anime, vennero riconosciute come i momenti più riusciti del film, ma rimasero isolate in un contesto che la critica giudicò complessivamente debole.
Cage disse basta, e i diritti tornarono alla Marvel
Dopo l’uscita di Spirito di vendetta, Neveldine e Taylor espressero interesse a tornare per un eventuale terzo capitolo della saga. Nicolas Cage, però, chiuse la porta in modo piuttosto netto. Durante la promozione del film d’animazione I Croods, in cui prestava la voce a uno dei personaggi principali, dichiarò di non voler più interpretare Ghost Rider, considerando il proprio percorso con quel personaggio concluso. Allo stesso tempo si mostrò convinto che un terzo film sarebbe potuto comunque nascere, anche senza il suo coinvolgimento.
La questione si risolse diversamente da come molti si aspettavano. Nel maggio del 2013 i diritti del personaggio tornarono ai Marvel Studios, chiudendo di fatto la possibilità di un terzo capitolo cinematografico nella linea avviata con Cage. Ghost Rider avrebbe poi trovato una nuova collocazione, ben distante dai toni action-horror della saga conclusa nel 2012, comparendo in un contesto televisivo con un interprete completamente diverso e una caratterizzazione rivista da capo.
Perché ne parliamo ancora oggi
Ghost Rider – Spirito di vendetta appartiene a quella categoria di film che il tempo non ha redento, ma che continuano a generare un certo affetto nostalgico in chi li ha visti al momento giusto della propria vita, magari di pomeriggio su un canale che li trasmette in continuazione. La combinazione tra Nicolas Cage al massimo della propria espressività sopra le righe, una mole di effetti visivi sproporzionata rispetto alla qualità della storia e un duo di registi capaci di costruire scene d’azione memorabili anche dentro un film mediocre, lo rende un oggetto di culto involontario più che un film da rivalutare seriamente.
Resta comunque un caso interessante per chi si occupa di cinema di supereroi: la dimostrazione che un budget considerevole e un cast con nomi importanti come Idris Elba non bastano se la sceneggiatura ricicla schemi già consumati altrove. E resta anche la prova che a volte, dietro un film disastroso, ci sono storie di produzione molto più curiose del film stesso, come quella di un attore vestito di pelle che finisce in prima fila a una conferenza dell’arcivescovo di Canterbury.
Lo hai visto al cinema nel 2012, oppure è uno di quei film che hai recuperato per caso una domenica pomeriggio in televisione?


