Hitch – Lui sì che capisce le donne è tornato in tendenza, e se lo state riscoprendo in questi giorni su qualche piattaforma capisco benissimo perché. È il tipo di commedia romantica che invecchia bene non perché sia un capolavoro, ma perché Will Smith e Kevin James insieme sullo schermo producono una chimica che non si improvvisa. Quello che in pochi sanno, però, è che Kevin James rischiava di non esserci. E che Will Smith invece c’era quasi per miracolo.
Will Smith voleva andarsene tre giorni prima di girare
Partiamo dall’inizio, o meglio da tre giorni prima dell’inizio. Will Smith, che nel 2005 era già una star consolidata dopo Ali, Men in Black e Nemico pubblico, aveva deciso di abbandonare il progetto a pochissimo dall’avvio delle riprese. I motivi precisi non sono mai stati resi del tutto pubblici, ma la notizia che la star principale del film volesse lasciare a produzione già avviata è una di quelle che mandano nel panico qualsiasi studio cinematografico.
Poi rimase. Girò il film, lo portò al successo, e con quella scelta – consapevole o meno che sia stata – consegnò al pubblico mondiale una delle commedie romantiche più viste degli anni Duemila. Hitch uscì l’11 febbraio 2005 negli Stati Uniti e il weekend di apertura stabilì il record di incassi per una commedia romantica, un primato che valeva molto in un mercato già saturo di film dello stesso genere. Alla fine il film incassò 371,6 milioni di dollari nel mondo, piazzandosi all’undicesimo posto tra i film più visti negli Stati Uniti quell’anno.
Non male per qualcuno che stava per non girarlo.
La telefonata a Kevin James
La storia di come Kevin James è entrato nel film è una di quelle curiosità che cambiano la prospettiva su tutto il resto. James nel 2005 era conosciuto principalmente per la serie televisiva The King of Queens, in cui interpretava un autista di corriere espresso con una moglie fuori dalla sua portata e una vita domestica caotica. Era un comico di talento con un pubblico fedele in televisione, ma non aveva ancora fatto il salto al cinema con un ruolo di peso.
Will Smith lo conosce e lo stima, e quando si tratta di scegliere chi interpreterà Albert Brennaman, il contabile timido e goffo innamorato di Allegra Cole, la stella dei tabloid, Smith suggerisce direttamente il suo nome ai produttori. Non è una prassi comune: le star tendono a concentrarsi sul proprio ruolo e lasciano le decisioni di casting agli altri. Invece Smith si fa avanti, indica James, e convoglia la produzione verso una scelta che sulla carta sembrava rischiosa.
Il risultato è che Kevin James ruba praticamente ogni scena in cui compare. Le sequenze in cui Albert cerca di ballare, si strappa i pantaloni, usa l’inalatore al momento sbagliato o semplicemente esiste nello spazio fisico con la sua goffaggine totale sono tra le più divertenti del film, e la critica italiana dell’epoca non tardò a notarlo. Maurizio Porro sul Corriere della Sera scrisse che James era una scoperta, e aveva ragione. Quella telefonata di Will Smith trasformò un ruolo comprimario in una delle performance più ricordate del film.
Jennifer Lopez disse no
Prima che Eva Mendes diventasse Sara Melas, il ruolo era stato offerto a Jennifer Lopez. La popstar e attrice portoricana aveva già dimostrato di saper stare in una commedia romantica, e la combinazione Lopez-Smith avrebbe avuto un senso commerciale immediato. Lopez però rifiutò, e da quel rifiuto nacque una delle decisioni di casting più curiose della Hollywood di quegli anni.
I produttori del film, come ha raccontato Will Smith stesso in un’intervista, si trovarono davanti a un problema che nell’America del 2005 era ancora considerato delicato: il protagonista era un uomo di colore, e la scelta della sua partner femminile avrebbe inevitabilmente portato conseguenze sul tipo di pubblico che il film avrebbe attirato. Un’attrice bianca avrebbe creato una coppia interrazziale che, secondo le proiezioni di mercato, avrebbe potuto scoraggiare una parte del pubblico americano. Un’attrice nera avrebbe invece rischiato di restringere l’interesse del pubblico bianco. La logica di mercato era brutale, e lo dicono i numeri: si trattava di 371 milioni di dollari da incassare.
La soluzione fu Eva Mendes, attrice di origini cubane, che come protagonista latina sembrava poter aggirare quel problema di posizionamento. Non è una storia edificante sul funzionamento dell’industria cinematografica, ma è una storia vera che dice qualcosa di preciso su come certe decisioni venissero prese negli studi di Hollywood venti anni fa.
Il paradosso è che Mendes funziona benissimo nel film, la chimica con Smith è genuina, e la coppia risulta credibile indipendentemente da qualsiasi calcolo di marketing. Talvolta le scelte giuste arrivano per le ragioni sbagliate.
Aishwarya Rai e il ruolo che non fu
C’è un altro nome nel casting del film che merita di essere raccontato. Il ruolo di Cressida, la ragazza del college che compare in una sottotrama legata al passato sentimentale di Hitch, era stato offerto originariamente ad Aishwarya Rai, l’attrice e modella indiana che in quegli anni stava cercando di allargare la propria presenza nel cinema internazionale dopo il successo in India e in Europa.
Rai non poté accettare per un motivo preciso: stava già girando Matrimoni e pregiudizi, il film di Gurinder Chadha uscito nel 2004. Gli impegni si sovrapponevano, e quella disponibilità mancata portò il ruolo altrove. È uno di quei casi in cui il cinema per un pelo prende una direzione diversa, e chissà se la presenza di Rai avrebbe cambiato qualcosa nella ricezione del film.
Il titolo che avrebbe potuto essere
Quando Hitch era ancora in fase di sviluppo, il titolo di lavorazione era The Last First Kiss, ovvero L’ultimo primo bacio. Il riferimento è a una delle frasi più belle del film, quella che Hitch dice ad Albert mentre lo prepara al primo appuntamento con Allegra: “Questo potrebbe essere il suo ultimo primo bacio.” È una frase che cattura con precisione la filosofia del personaggio, quell’idea che ogni inizio di storia d’amore contenga dentro di sé la possibilità di essere definitivo.
Il titolo finale, Hitch, è più immediato e commerciale. Ma conoscere quello di lavorazione aiuta a capire con quale intenzione il film era stato costruito all’origine: non una commedia sulle tecniche di seduzione, ma una riflessione sul coraggio che serve per fare il primo passo sapendo che potrebbe essere quello giusto.
Kevin Bisch e la sceneggiatura dell’esordiente
La sceneggiatura di Hitch è firmata da Kevin Bisch, che con questo film firmava il suo primo lungometraggio. Non è una cosa che si nota guardando il film: i dialoghi sono solidi, il ritmo è calibrato bene, e i personaggi hanno una coerenza interna che non sempre si trova nelle commedie romantiche di produzione americana. Il fatto che un esordiente assoluto abbia scritto un film che ha incassato quasi 400 milioni di dollari nel mondo è un dato che vale la pena sottolineare.
Bisch aveva costruito la storia attorno a un’idea semplice e robusta: un uomo che aiuta gli altri a trovare l’amore non riesce ad applicare le proprie regole a sé stesso. Non è una premessa originale nel senso assoluto del termine, ma la sua gestione è abbastanza precisa da reggere per tutta la durata del film. E la scelta di costruire una sottotrama parallela con Albert e Allegra Cole, due personaggi che sulla carta non dovrebbero stare insieme, aggiunge un livello emotivo che alleggerisce il rischio di cinismo insito nel personaggio principale.
Allegra Cole e la vera Allegra Coleman
Il personaggio di Allegra Cole, la star dei giornali di cui si innamora Albert, è interpretato da Amber Valletta. Non tutti sanno che il nome del personaggio non è una casualità: Allegra Cole è ispirata a Allegra Coleman, una vera attrice americana che negli anni Novanta era diventata famosa per una ragione paradossale. Nel 1996 la rivista Esquire pubblicò un lungo profilo di quella che presentava come la nuova stella nascente di Hollywood, corredata di foto e citazioni. Il problema era che Allegra Coleman non esisteva: era un personaggio inventato dalla scrittrice e umorista Patricia Marx per satirizzare il sistema di costruzione del mito nella macchina dello star system americano. Il nome di una star inventata che prende in giro il meccanismo della celebrità diventa nel film il nome di una vera star che catalizza le proiezioni romantiche di un contabile goffo. La mise en abyme funziona anche senza saperla.
Il Meatpacking District come protagonista silenzioso
Una delle scelte più indovinate del film è l’ambientazione. Hitch usa New York in modo preciso, concentrando buona parte delle scene nel Meatpacking District, il quartiere nel basso Manhattan che a metà degli anni Duemila era nel pieno della sua trasformazione da zona industriale a distretto della moda e della vita notturna più frequentata della città.
Quella scelta non è decorativa. Il Meatpacking District del 2005 era un posto in cui potevi incontrare modelle e operai nello stesso isolato, in cui i locali di lusso coesistevano con gli ultimi magazzini della carne ancora funzionanti. Era esattamente il tipo di ambiguità sociale che il film esplorava: un mondo in cui la distanza tra classi diverse sembrava colmabile, ma solo se sapevi come muoverti.
Il regista Andy Tennant, inglese di nascita ma da anni operativo a Hollywood, usa quella fotogenia urbana con la stessa sicurezza con cui gestisce i tempi comici degli attori. Il film non è particolarmente originale nella regia, ma è costruito con un mestiere solido che non lascia cadere quasi nulla.
Berlino, la critica e il sequel in arrivo
Hitch fu presentato al Festival di Berlino nel 2005, dove il pubblico lo accolse con entusiasmo inaspettato per un prodotto di intrattenimento puro, senza ambizioni autoriali. È un tipo di ricezione che dice qualcosa sull’appetito del pubblico internazionale per la commedia romantica americana quando è fatta bene, con attori capaci e una storia che non insulta l’intelligenza di chi la guarda.
La critica italiana si divise tra chi lo considerò una commediola gradevole e chi vi riconobbe qualcosa di più. Il Corriere della Sera definì James una scoperta, Il Messaggero descrisse Smith come irresistibile. Rotten Tomatoes si fermò al 68%, una valutazione che non rende giustizia alla tenuta complessiva del film, mentre il pubblico su IMDb lo ha votato 6.6 su 10, una cifra che probabilmente lo sottostima.
L’ultima notizia riguarda il futuro: un sequel di Hitch è ufficialmente in lavorazione. Vent’anni dopo, la storia del dottor Rimorchio potrebbe tornare sullo schermo. Chi tornerà del cast originale, in quali panni e con quale storia non è ancora noto, ma il solo fatto che la produzione abbia deciso di tornare su questo materiale conferma che il film ha resistito al tempo meglio di molte commedie romantiche della stessa epoca.
Voi lo rivedreste, Hitch, o preferite ricordarlo com’era?


