Nel dicembre del 2023 la Sony distribuì nelle sale americane una commedia romantica da 25 milioni di dollari senza grandi aspettative, con due attori in ascesa ma non ancora al livello delle star che spostano i numeri al botteghino. La critica accolse il film con un’alzata di spalle collettiva, Rotten Tomatoes si fermò intorno al 55% di gradimento, e tutto sembrava indicare che Tutti tranne te fosse destinato a una vita dignitosa ma anonima tra le uscite natalizie. Invece accadde qualcosa di insolito: il pubblico lo amò alla follia, il passaparola esplose sui social, e la pellicola chiuse il suo percorso nelle sale con 220 milioni di dollari incassati in tutto il mondo. Quasi nove volte il budget. Una delle storie più sorprendenti della stagione cinematografica di quell’anno, con un retroscena di marketing che nessuno ha mai ammesso del tutto ma che racconta molto su come funziona Hollywood.
Shakespeare in spiaggia, con un malinteso al centro
Prima di entrare nei meccanismi della promozione, conviene capire cosa c’è dentro il film, perché la storia regge su una struttura che ha secoli di rodaggio alle spalle. Tutti tranne te è un adattamento libero di Molto rumore per nulla di William Shakespeare, la commedia scritta intorno al 1598 in cui due personaggi si odiano con una violenza sproporzionata che nasconde, neanche troppo velatamente, un’attrazione reciproca che nessuno dei due vuole riconoscere. Il regista Will Gluck, che firma anche la sceneggiatura insieme a Ilana Wolpert, ha spostato tutto nel presente: Boston prima, poi un matrimonio di destinazione in Australia, dove Bea e Ben, dopo un primo appuntamento andato male per via di un malinteso, si ritrovano costretti a fingere di essere una coppia per sopravvivere alla settimana di festeggiamenti.
Quando la critica trovò alcune scene eccessivamente imbarazzanti, Gluck non si difese granché: disse, più o meno ridendo, che la colpa era di Shakespeare. Una risposta che non spiega molto ma che, in qualche modo, è la risposta giusta, perché il meccanismo narrativo del film è talmente antico da essere inattaccabile. Due persone che si punzecchiano senza tregua, una tensione che cresce a ogni scena, un pubblico che già sa come va a finire ma vuole lo stesso arrivarci: non è una formula inventata da Will Gluck, è una formula che funziona da quattro secoli.
Il gossip costruito a tavolino
Poi c’è la storia vera, quella che si svolse fuori dallo schermo durante la promozione del film, e che vale quanto la trama stessa come racconto.
Nelle settimane che precedettero l’uscita nelle sale, i media americani cominciarono a far circolare voci su una presunta relazione tra Sydney Sweeney e Glen Powell. Foto sul set interpretate come prove di un’intimità che andava oltre il copione, interviste in cui i due sembravano godersela un po’ troppo per essere semplici colleghi, comportamenti durante le apparizioni pubbliche che alimentavano il sospetto. I fan costruirono teorie elaborate, i tabloid mandarono in prima pagina il toto-coppia, i social si riempirono di clip e montaggi. Il film, che fino a quel momento era quasi invisibile tra le uscite di dicembre, diventò improvvisamente l’argomento di cui tutti parlavano.
Powell non ha mai negato di aver alimentato quelle voci con consapevolezza. In diverse interviste ha spiegato che in una commedia romantica il pubblico deve credere nella chimica tra i protagonisti, e che a volte il confine tra il personaggio e la persona reale può essere lasciato volutamente sfumato. «Sydney ed io ci divertiamo tantissimo insieme e la nostra intesa è naturale. A volte devi solo lasciar correre un po’ le persone con le loro supposizioni», disse. «Ha funzionato benissimo.»
Funzionò, sì. Ma non fu indolore per tutti.
La fidanzata che non era parte del piano
Gigi Paris, che all’epoca era la fidanzata di Powell, non aveva firmato per partecipare a quella strategia. Nei mesi della promozione, la pressione mediatica costruita attorno al presunto flirt tra Powell e Sweeney divenne insostenibile, e Paris dichiarò pubblicamente che quelle voci avevano avuto un impatto reale sulla loro relazione, contribuendo in modo determinante alla rottura.
Powell rispose con un tatto che rivelava quanto la situazione fosse complicata: «Ognuno ha la propria narrativa. Le relazioni sono complesse e le persone raccontano la loro versione dei fatti.» Una risposta che non smentisce, non conferma, non si scusa, e che nella sua vaghezza calcolata finisce per dire più o meno tutto. Sweeney, dal canto suo, ha sempre smontato le voci con poche parole secche, ricordando che durante le riprese era fidanzata con il suo produttore Jonathan Davino, coinvolto direttamente nel progetto. «Ha fatto tutto la stampa», disse in un’intervista, attribuendo l’intera narrativa ai giornalisti piuttosto che a una scelta deliberata del team promozionale.
Chi dei due abbia detto la verità è una di quelle domande a cui Hollywood non risponde mai in modo diretto.
I genitori di Powell nascosti tra le comparse
Tra le curiosità di produzione ce n’è una che ha poco di strategico e molto di affettuoso. Glen Powell ha l’abitudine, consolidata nel corso degli anni, di inserire i suoi genitori tra le comparse di ogni film in cui recita, trasformando ogni set in una sorta di gioco familiare in cui trovare i due volti nascosti nella folla. In Tutti tranne te erano presenti nella scena della festa di fidanzamento, mescolati tra gli invitati con la stessa naturalezza con cui Powell calca i tappeti rossi da anni. Una tradizione che l’attore ha raccontato con evidente piacere in più di un’occasione, e che aggiunge uno strato di calore personale a un lavoro che, per il resto, aveva funzionato anche grazie a meccanismi piuttosto freddi e calcolati.
220 milioni e un sequel quasi certo
Quando i conti finali della stagione natalizia 2023 furono chiusi, Tutti tranne te era il film più redditizio del suo genere da anni. La Sony lo rimandò nelle sale a San Valentino 2024 con scene aggiuntive, una mossa riservata di solito ai grandi blockbuster d’azione e quasi mai concessa a una commedia romantica. Il risultato fu un’ulteriore iniezione di incassi e una seconda ondata di discussioni sui social che prolungò la vita commerciale della pellicola ben oltre il normale.
Sweeney, intervistata da Jimmy Fallon sul futuro del film, non lasciò molto spazio ai dubbi: alla domanda su un possibile sequel rispose con «forse una probabilità del nove su dieci», mentre il pubblico in studio esplodeva in un boato. Non c’è ancora una data, non c’è ancora una sceneggiatura confermata pubblicamente, ma considerando i numeri e la volontà dichiarata dei protagonisti, è difficile immaginare che la Sony lasci fermi quei personaggi.
Perché ha funzionato
Al netto del gossip, del marketing e delle mosse strategiche, Tutti tranne te funzionò per un motivo semplice che i suoi detrattori faticano ad ammettere: Powell e Sweeney sono bravi. Non nel senso della recitazione da manuale, ma nel senso che sanno stare in scena insieme con una leggerezza che non si costruisce solo con le riprese. C’è qualcosa tra i due, nella dinamica dei loro scambi, che rende credibile la storia anche quando quella storia è già vista e il finale è annunciato dal titolo del film originale da cui tutto parte. Le commedie romantiche funzionano quando ci credi per almeno due ore, indipendentemente da quello che succede fuori dal set.
Il film lo sapeva. E forse lo sapeva anche Glen Powell quando diceva di lasciar correre le supposizioni.
Hai visto Tutti tranne te credendoci fino in fondo, oppure eri uno di quelli che teneva d’occhio il gossip fuori dallo schermo più della storia dentro?


