Nel gennaio 2013 Ben Affleck salì sul palco dei Golden Globe e ritirò il premio per il miglior film con Argo, la sua terza regia, quella che lo aveva consacrato definitivamente come autore oltre che come attore. Qualche settimana dopo arrivò l’Oscar, sempre per Argo, sempre per la miglior pellicola, nonostante l’Academy avesse clamorosamente ignorato la sua regia nella lista delle candidature. Era il momento più alto della sua carriera, il punto in cui sembrava che ogni progetto su cui avrebbe messo il nome fosse destinato ad andare bene. Tre anni dopo, con La legge della notte, quella traiettoria si spezzò in modo così clamoroso da lasciare tutti di stucco, compresi i dirigenti della Warner Bros che avevano scommesso su di lui con decine di milioni di dollari.
Il film incassò in tutto il mondo 22 milioni di dollari contro un budget di produzione di 65 milioni, a cui si aggiungevano circa 50 milioni di costi di marketing e distribuzione. La perdita complessiva stimata da chi stava dentro all’industria superò i 75 milioni di dollari. Non un flop normale, il tipo che si registra e si dimentica. Un disastro con il nome di un premio Oscar sopra.
Era il film di Leonardo DiCaprio, poi non lo fu più
Per capire come si arrivò a quel risultato, bisogna partire da dove la storia inizia, cioè dall’aprile 2012, quando la Warner Bros acquistò i diritti del romanzo omonimo di Dennis Lehane con un’intenzione precisa: farne un veicolo per Leonardo DiCaprio, che avrebbe interpretato il protagonista Joe Coughlin e prodotto il film tramite la sua casa di produzione, la Appian Way Productions. Il romanzo, ambientato nel proibizionismo americano degli anni Venti e Trenta, sembrava perfetto per DiCaprio, che da anni cercava di portare sullo schermo storie ambientate in quel periodo storico.
DiCaprio però decise di non recitare. Rimase a bordo come produttore, ma cedette il ruolo da protagonista, e fu in quel momento che entrò in gioco Affleck, fresco di Oscar e con una credibilità registica che pochi attori avevano mai costruito nel giro di tre film. La Warner non ci pensò due volte: Affleck avrebbe scritto, diretto, prodotto e interpretato il protagonista, esattamente come aveva fatto con Argo. Sembrava la formula vincente.
Tre rinvii, due film di mezzo e Batman
Il problema fu che La legge della notte iniziò ad accumulare ritardi con una costanza quasi comica. Il piano originale prevedeva un’uscita nel 2014, ma nel frattempo David Fincher chiamò Affleck per Gone Girl, e la Warner decise che quella priorità valesse il rinvio. Poi arrivò il secondo rinvio, molto più pesante: la stessa Warner scelse Affleck come Batman per Batman v Superman: Dawn of Justice, e le riprese del cinecomic mangiarono altri mesi di calendario. Le lavorazione di La legge della notte iniziò finalmente nell’ottobre 2015 in Georgia, tra Brunswick, Tybee Island, Savannah e Fort Pulaski, con qualche sessione anche a Tampa per completare le ambientazioni floridiane del secondo atto.
Nel frattempo la Warner aveva già spostato la finestra di uscita dal 2014 al Natale del 2016, data considerata una delle più pregiate dell’anno cinematografico. Tutto sembrava tornare in carreggiata, almeno sulla carta.
La durata originale che non si vide mai
Quello che pochi sanno è che il film a cui Affleck stava lavorando era molto più lungo e ambizioso di quello che arrivò nelle sale. La sua intenzione originale era realizzare un’opera che superasse le tre ore di durata, concentrata sulla psicologia del protagonista più che sulle sequenze d’azione, un gangster movie che avesse il respiro di certi film degli anni Settanta piuttosto che quello di un blockbuster natalizio. La Warner, che aveva investito decine di milioni di dollari e puntava su una stagione competitiva, impose i tagli. Il film arrivò nelle sale con una durata di 128 minuti, e diverse sequenze pensate per costruire la complessità del personaggio di Joe Coughlin finirono nel cassetto.
Tra le vittime di quei tagli ci fu anche Scott Eastwood, figlio di Clint, che era stato annunciato ufficialmente nel cast durante la lavorazione e non compare nella versione finale. Le sue scene furono eliminate interamente, senza nemmeno lasciare traccia nella versione distribuita al pubblico.
Il cast, la fotografia e il paradosso della qualità tecnica
Guardando La legge della notte oggi, la cosa che colpisce di più è quanto il film sia ben fatto sul piano tecnico. La fotografia è di Robert Richardson, tre volte premio Oscar per JFK, The Aviator e Hugo, uno dei direttori della fotografia più raffinati in circolazione, capace di costruire atmosfere con la luce in modo che pochi altri sanno fare. I costumi di Jacqueline West ricostruiscono l’estetica proibizionista con una cura quasi maniacale, le scenografie reggono benissimo il confronto con produzioni dallo stesso budget, e la colonna sonora di Harry Gregson-Williams fa il suo lavoro senza invadere.
Il cast era di primo piano: Zoë Saldana, Sienna Miller, Elle Fanning, Chris Cooper, Brendan Gleeson e l’italiano Remo Girone nel ruolo del boss mafioso Maso Pescatore, un personaggio che diversi recensori italiani notarono con curiosità per la somiglianza fisica con Giulio Andreotti, resa ancora più accentuata dal trucco e dalla recitazione trattenuta di Girone. Tutti attori capaci, tutti in parti che non avevano abbastanza spazio per respirare in un film che aveva già rinunciato a un’ora di materiale.
Il problema, come notò la critica quasi all’unanimità, era che La legge della notte era un gangster movie che non riusciva a scegliere cosa voleva essere. Troppo sentimental per chi cercava un noir duro, troppo schematico per chi si aspettava qualcosa di personale, con Affleck nel ruolo del protagonista che faticava a rendere convincente un personaggio a cui era stato tolto proprio il materiale che avrebbe dovuto renderlo tridimensionale.
Il crollo da record e la fine con la Warner
L’uscita americana avvenne il 25 dicembre 2016 in una manciata di sale, per allargarsi a oltre 2.800 schermi il 13 gennaio 2017. Già il primo weekend in uscita larga fu un segnale inequivocabile: il film aprì undicesimo al botteghino americano, fuori dalla top ten, con poco più di 5 milioni di dollari in un fine settimana che Hidden Figures dominò senza fatica. Il secondo weekend calò del 66%, e il terzo fine settimana il crollo raggiunse il 94%, con un incasso di soli 101.000 dollari su 2.659 schermi. Per quell’ampiezza di distribuzione, fu il calo percentuale più rapido mai registrato in tutta la storia del cinema americano. La Warner ritirò il film dalla larga distribuzione quasi immediatamente, un’uscita silenziosa che parlava da sola.
La perdita di 75 milioni fu tra le più alte che la Warner avesse mai registrato su un singolo titolo, e segnò di fatto la fine del rapporto privilegiato tra lo studio e Affleck come autore totale. Nessun altro film da regista seguì a breve termine, e le voci su un possibile sequel o su un progetto simile svanirono nel nulla.
Il peso di un flop nel momento sbagliato
C’è un altro aspetto della storia di La legge della notte che va oltre i numeri del botteghino, ed è quello più difficile da raccontare con precisione. Affleck stava combattendo una dipendenza da alcol mentre girava il film, una battaglia che aveva iniziato e che sembrava in via di risoluzione, e il fallimento della pellicola, uscita in un momento in cui era anche nel pieno delle sue responsabilità come Batman nel nascente universo cinematografico DC, coincise con un periodo particolarmente difficile della sua vita personale. Nel 2017 e nel 2018 la sua ricaduta pubblica divenne notizia, con l’ingresso in una struttura di riabilitazione nell’ottobre 2018. Il nesso diretto tra il flop del film e quella spirale è ovviamente impossibile da stabilire con certezza, ma chi lo conosce bene ha più volte suggerito che la coincidenza temporale non fosse casuale.
La legge della notte rimane uno di quei film che vale la pena recuperare proprio perché è difficile da inquadrare: troppo curato per essere liquidato come un prodotto da dimenticare, troppo mutilato per essere quello che avrebbe potuto essere. La storia di come è stato fatto, in certi casi, pesa più di quello che si vede sullo schermo.
L’hai già visto, oppure dopo aver letto tutto questo hai voglia di recuperarlo per farti un’idea tua?


