La nuova serie Netflix Being Gordon Ramsay, uscita il 18 febbraio, ha acceso una polemica che va ben oltre il mondo della cucina. A sollevarla è Sarah Symonds, la donna che da anni sostiene di essere stata l’ex amante dello chef più famoso della televisione. Dopo l’uscita del documentario, Sarah ha deciso di rompere il silenzio e attaccare duramente sia Gordon Ramsay sia la piattaforma che lo ospita.
Secondo il suo racconto, la visione della serie avrebbe riattivato un forte disagio emotivo, arrivando a scatenare una forma di disturbo post traumatico che lei dice di aver sviluppato dopo che Ramsay avrebbe negato una relazione durata sette anni. Una relazione che lo chef ha sempre smentito pubblicamente. Proprio questo contrasto tra versioni è al centro di una vicenda che, ancora oggi, continua a far discutere.
Nel documentario, Gordon Ramsay appare molto diverso dall’immagine a cui il pubblico è abituato. Lontano dagli sfoghi aggressivi e dalle urla in cucina, si mostra fragile, commosso, spesso in lacrime. Racconta la sua infanzia difficile, le origini operaie, e ammette di non essere stato il padre che avrebbe voluto nei primi anni di vita dei suoi figli. Netflix presenta la serie come un ritratto onesto e diretto dell’uomo dietro il personaggio.
Sarah Symonds, però, respinge completamente questa rappresentazione. In un’intervista alla stampa britannica, ha definito il titolo stesso del documentario “totalmente falso”, arrivando a dire che sarebbe finto quanto la persona che racconta. Secondo lei, quello mostrato su Netflix non sarebbe il vero Gordon Ramsay, ma una versione costruita, levigata, pensata per suscitare empatia nel pubblico. Una narrazione che considera ingannevole e profondamente distante dalla sua esperienza personale.
Sarah, oggi cinquantaseienne, è una figura che in passato ha già attirato l’attenzione dei media. In Inghilterra è stata spesso etichettata come “professional mistress”, per aver raccontato relazioni con uomini potenti e sposati, tra cui anche il politico Jeffrey Archer. Nel 2007 ha pubblicato il libro Having an Affair?, in cui parlava apertamente di relazioni segrete e doppie vite. Nel caso Ramsay, sostiene che il loro rapporto sarebbe iniziato nel 2001, quando lo chef era già sposato con Tana Ramsay e la figlia Holly aveva appena un anno.
Secondo il racconto di Sarah, Gordon Ramsay le avrebbe sempre fatto credere di non essere realmente impegnato. Lo descrive come un uomo spesso disponibile, presente nella vita notturna londinese e poco incline a rientrare a casa. Ramsay, dal canto suo, ha sempre negato con fermezza qualsiasi rapporto extraconiugale, difendendo il suo matrimonio e la sua famiglia. Una contrapposizione che non ha mai trovato un punto di equilibrio.
La donna ha definito il matrimonio tra Gordon e Tana una “finzione”, usando parole molto dure anche sul piano personale. Ha parlato di uno chef che, secondo lei, sarebbe stato un bullo, un bugiardo e un traditore seriale. Accuse pesanti, che restano tali, ma che aiutano a comprendere perché la visione del documentario le abbia provocato una reazione così forte. Quando Netflix parla di un racconto sincero, Sarah dice di provare rabbia e frustrazione, perché non riconosce nulla della sua esperienza in quella narrazione.
Negli ultimi mesi, inoltre, la donna è tornata al centro dell’attenzione per una vicenda collegata indirettamente alla famiglia Ramsay. Sarah ha raccontato di aver stretto un rapporto con Caroline Peaty, madre del nuotatore olimpico Adam Peaty, dopo che quest’ultimo si sarebbe allontanato dalla famiglia in vista del matrimonio con Holly Ramsay. Le due donne si sarebbero conosciute tramite Facebook e oggi si sentirebbero con regolarità, scambiandosi messaggi vocali e confidenze.
Sarah ha spiegato di essersi avvicinata a Caroline perché sente di comprendere profondamente il dolore che sta vivendo. Ha detto di sapere cosa significhi sentirsi esclusi e messi da parte da una famiglia molto potente e molto esposta mediaticamente. Parlare con lei, ha ammesso, significa anche riaprire vecchie ferite, ma lo farebbe con l’intento di aiutare altre persone a non sentirsi sole.
Secondo il suo racconto, tra lei e Caroline si sarebbe creato un legame forte, quasi una sorellanza. Due donne unite da una sofferenza simile e da una visione molto critica di Gordon Ramsay e del suo mondo. Anche in questo caso, però, si tratta esclusivamente della versione di Sarah, che resta una figura controversa e divisiva.
Al centro di tutto rimane una domanda complessa: quanto c’è di autentico e quanto di costruito in un documentario che racconta la vita di una celebrità? E quanto può essere doloroso, per chi si sente escluso da quella storia, vedere una versione che non riconosce il proprio vissuto?
La polemica su Being Gordon Ramsay dimostra che anche quando le telecamere sembrano avvicinarsi all’intimità, una storia può avere molte facce. E non tutte trovano spazio sullo schermo.
Tu cosa ne pensi di questa vicenda? Il documentario ti sembra sincero o troppo ripulito? Scrivilo nei commenti e racconta il tuo punto di vista.


