Million Dollar Baby, il film che nel 2005 ha regalato a Clint Eastwood il suo secondo Oscar alla regia, ha una genesi molto più tormentata di quanto si potrebbe immaginare guardando oggi il risultato finale. Prima di diventare uno dei drammi sportivi più premiati della storia del cinema, il progetto ha attraversato anni di rifiuti, un cambio di protagonista femminile, uno scambio di ruoli tra i due attori principali e la scomparsa dello scrittore che aveva ispirato tutto, il quale non fece mai in tempo a sapere che sarebbe stato proprio Eastwood a portare la sua storia sul grande schermo.
Il racconto di un ex pugile diventato scrittore a settant’anni
Il soggetto del film nasce da una novella contenuta in Rope Burns: Stories from the Corner, raccolta di racconti sul mondo della boxe pubblicata nel 2000 da Jerry Boyd, che firmava le proprie opere con lo pseudonimo F.X. Toole per tenere nascosta ai colleghi del mondo pugilistico la propria attività di scrittore. Boyd aveva iniziato a scrivere di boxe nel 1988, ma pubblicò il suo primo libro solo a settant’anni, dopo una vita passata come allenatore e cutman nelle palestre di Los Angeles. La raccolta era dedicata a Dub Huntley, l’uomo che gli aveva insegnato il mestiere della boxe quando Boyd aveva già quarant’anni, e molti degli episodi raccontati nei racconti si ispirano proprio alla vita e alle esperienze di Huntley.
L’acquisto dei diritti e una morte arrivata troppo presto
Nell’agosto del 2002, il produttore Albert S. Ruddy acquistò tramite la propria società i diritti della novella “Million $$$ Baby”, con l’intenzione iniziale di produrla insieme alla Revelations Entertainment di Morgan Freeman, mentre la sceneggiatura sarebbe stata affidata a Paul Haggis. Jerry Boyd morì appena due settimane più tardi, il 2 settembre 2002, senza poter vedere il proprio racconto trasformato in film. Contrariamente a quanto spesso si legge, però, Boyd non fece in tempo a sapere che sarebbe stato Clint Eastwood a dirigere e interpretare la pellicola, dato che il regista si unì ufficialmente al progetto solo agli inizi del 2004, quasi un anno e mezzo dopo la morte dello scrittore, per produrlo attraverso la propria Malpaso Company insieme a Lakeshore Entertainment e alla stessa Ruddy Productions. Resta comunque un dettaglio toccante il fatto che l’uomo che aveva dato vita a questa storia non abbia mai potuto vedere il risultato finale del proprio lavoro, premiato pochi anni dopo con quattro premi Oscar.
Anjelica Huston, la prima a innamorarsi del libro
Prima ancora che Ruddy ne acquisisse i diritti, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche fu l’attrice Anjelica Huston a scoprire per prima Rope Burns, rimanendone folgorata al punto da volerne inizialmente curare lei stessa l’adattamento cinematografico. Fu proprio lei a far conoscere il libro a Ruddy, che ne rimase altrettanto colpito, tanto da spendere i mesi successivi alla ricerca di finanziatori disposti a credere in un progetto tutt’altro che facile da vendere agli studios.
Il rifiuto di Hollywood per un tema troppo scomodo
Il vero ostacolo alla produzione del film non riguardava tanto la storia della boxe quanto il suo epilogo, costruito attorno al delicato tema dell’eutanasia. Per anni nessuno studio volle investire nel progetto, giudicato troppo rischioso commercialmente proprio per questo argomento. Persino la Warner Bros, storica casa di distribuzione di Eastwood, si mostrò inizialmente titubante di fronte alla richiesta di finanziare trenta milioni di dollari di budget, esattamente come era già accaduto in precedenza con Mystic River. Fu solo grazie all’intervento di Tom Rosenberg, a capo della Lakeshore Entertainment, che mise sul piatto quindici milioni di dollari insieme ai diritti di distribuzione internazionale, che la Warner accettò infine di coprire l’altra metà del budget, garantendosi comunque la distribuzione nel mercato interno statunitense.
Sandra Bullock avrebbe dovuto essere Maggie
Un altro capitolo poco conosciuto della lavorazione riguarda il casting della protagonista femminile. Il ruolo di Maggie Fitzgerald era stato inizialmente pensato per Sandra Bullock, che però dovette rinunciare alla parte perché già impegnata sul set di un altro film. Fu così che il ruolo arrivò a Hilary Swank, che per prepararsi fisicamente al personaggio si allenò per mesi con il preparatore Hector Roca alla Gleason’s Gym di Brooklyn, arrivando a guadagnare più di nove chili di massa muscolare e a sostenere sedute di sparring con la stessa Lucia Rijker, la campionessa di boxe e kickboxing che nel film interpreta la rivale Billie “The Blue Bear” Osterman.
Lo scambio di ruoli tra Eastwood e Freeman
Altrettanto curiosa è la vicenda che riguarda i due protagonisti maschili. Nella fase più embrionale dello sviluppo del progetto, quando la produzione era ancora legata alla società di Morgan Freeman, era stato proprio quest’ultimo a essere considerato per il ruolo dell’allenatore Frankie Dunn. Quando Eastwood entrò nel progetto assumendo su di sé sia la regia sia il ruolo di protagonista maschile, la parte di Frankie Dunn passò naturalmente a lui, mentre Freeman si spostò su quello di Eddie “Scrap-Iron” Dupris, l’ex pugile che nel film funge anche da voce narrante, un ruolo che gli valse poi l’Oscar come miglior attore non protagonista.
Un film girato in appena 37 giorni
Nonostante la complessità del progetto, Eastwood riuscì a completare le riprese in tempi record, appena 37 giorni, avvalendosi della stessa troupe che lo aveva affiancato l’anno precedente per Mystic River. Le riprese si svolsero in diverse zone dell’area di Los Angeles, tra il centro città, il lungomare di Venice Beach, Hollywood Boulevard, Eagle Rock e Pasadena, mentre le sequenze sul ring furono girate al Grand Olympic Auditorium della città. Il regista dimostrò inoltre grande fedeltà ai propri collaboratori storici, affidando la scenografia a Henry Bumstead, che a ottantanove anni risultava essere il più anziano scenografo ancora attivo a Hollywood.
La musica composta dallo stesso Eastwood
Come già accaduto in altre sue regie, Clint Eastwood compose personalmente al pianoforte il tema musicale principale della colonna sonora, intitolato “Blue Morgan”. Altri brani del film, tra cui “Boxing Baby” e “Blue Diner”, furono scritti dal figlio del regista, Kyle Eastwood, insieme a Michael Stevens, confermando quanto la componente musicale fosse un aspetto a cui il regista teneva personalmente in prima persona.
Un errore di gaelico rimasto nel film
Tra i tanti richiami alla cultura irlandese disseminati nella pellicola, dai cognomi dei protagonisti Dunn e Fitzgerald fino al trifoglio ricamato sull’accappatoio da boxe di Maggie, passando per le poesie di William Butler Yeats che Frankie legge nel tentativo di imparare il gaelico, si nasconde anche una piccola imprecisione linguistica. Il soprannome da combattimento di Maggie, “Mo Cuishle”, dovrebbe infatti essere scritto correttamente “Mo Chuisle”, un errore di trascrizione rimasto nella versione definitiva del film nonostante il significato della frase, “mio sangue” o “mia cara”, resti centrale per la comprensione del legame tra i due protagonisti.
Le differenze rispetto al racconto originale
Chi ha letto la novella di partenza noterà anche alcune differenze rispetto alla trasposizione cinematografica. Il film, ad esempio, elimina completamente il personaggio del fratello di Maggie, presente invece nel racconto originale, insieme a un importante confronto fisico ambientato in ospedale che nella pellicola non trova spazio. Alcuni elementi secondari della storia, come il personaggio di un giovane con disabilità cognitiva che si allena nella palestra di Frankie, provengono invece da un altro racconto della stessa raccolta, intitolato “Frozen Water”, a dimostrazione di come la sceneggiatura di Paul Haggis abbia lavorato assemblando materiale proveniente da più fonti dello stesso libro.
L’ispirazione dietro il personaggio di Maggie
Oltre al racconto originale di Boyd, diverse ricostruzioni hanno collegato il personaggio di Maggie Fitzgerald anche a due donne realmente esistite nel mondo della boxe femminile. Da un lato, lo stesso Dub Huntley, l’allenatore a cui Boyd dedicò la propria raccolta di racconti, dichiarò in un’intervista a Sports Illustrated che a ispirare il carattere di Maggie fu Juli Crockett, la pugile professionista che proprio Huntley allenava negli ultimi anni di vita di Boyd, che in quel periodo gli faceva da assistente. Dall’altro lato, diverse fonti hanno accostato la vicenda della protagonista anche a quella della vera pugile Katie Dallam, che nel 1996, dopo aver iniziato a combattere in età già adulta, rimase vittima di un gravissimo incidente sul ring che le causò un’emorragia cerebrale e un lungo periodo di coma. Va detto che si tratta di un parallelo suggerito da più fonti giornalistiche nel corso degli anni, più che di una fonte dichiarata apertamente dagli autori del film.
Il titolo che arriva da un’altra pugile storica
Anche il titolo scelto per il film ha una possibile origine curiosa. Secondo una ricostruzione circolata online, l’espressione “Million Dollar Baby” richiama il soprannome della pugile britannica Barbara Buttrick, attiva negli anni Cinquanta e considerata una delle pioniere della boxe femminile a livello internazionale. Buttrick, conosciuta per la propria statura minuta unita a una determinazione fuori dal comune sul ring, sarebbe stata soprannominata proprio così dalla stampa dell’epoca, un’eco che il titolo del film potrebbe riprendere per omaggiare la lunga tradizione delle donne nel pugilato. Si tratta però di un collegamento che non ho trovato confermato da fonti ufficiali della produzione, quindi va preso come una suggestione più che come un fatto accertato.
Un successo che nessuno studio aveva previsto
Nonostante le resistenze iniziali di Hollywood, Million Dollar Baby si trasformò in un autentico caso cinematografico, incassando oltre 216 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di partenza di 30 milioni, e conquistando quattro premi Oscar su sette candidature, tra cui quelli per il miglior film, la miglior regia a Eastwood, la miglior attrice protagonista a Hilary Swank e il miglior attore non protagonista a Morgan Freeman. Un risultato che rese ancora più amara, con il senno di poi, la lunga trafila di rifiuti che il progetto aveva dovuto affrontare prima di arrivare sul grande schermo.
Colpisce, ripercorrendo oggi tutta questa vicenda produttiva, quanto il destino del film sia stato segnato fin dall’inizio da un intreccio di coincidenze, ritardi e cambi di rotta capaci di stravolgerne completamente l’esito. Se Sandra Bullock non avesse dovuto rinunciare al ruolo, se Morgan Freeman avesse davvero interpretato Frankie Dunn, o se Eastwood non fosse arrivato a bordo del progetto proprio nel momento in cui lo fece, oggi probabilmente staremmo parlando di un film completamente diverso, forse mai realizzato, o comunque privo di quella alchimia tra i tre protagonisti che ha reso Million Dollar Baby uno dei drammi sportivi più amati della storia recente del cinema.
Conoscevi già tutti questi retroscena legati alla lavorazione di Million Dollar Baby, o anche per te alcuni di questi dettagli, come il vero destino di Jerry Boyd, sono stati una sorpresa? Raccontaci nei commenti cosa ti ha colpito di più di questa storia dietro la storia.


