La nuova serie di Harry Potter non è ancora arrivata in tv, ma HBO ha già deciso di andare avanti: l’adattamento dei romanzi di J.K. Rowling è stato rinnovato ufficialmente per una seconda stagione. La prima stagione debutterà a Natale in tutto il mondo, mentre le riprese del secondo capitolo dovrebbero partire in autunno, quindi prima ancora che il pubblico abbia visto il nuovo Harry, il nuovo Ron e la nuova Hermione in azione.
È una mossa che dice molto sulle intenzioni di HBO. Non siamo davanti a un esperimento buttato lì per capire se il pubblico risponde. La piattaforma sta trattando Harry Potter come un progetto lungo, costruito per durare anni e per accompagnare la crescita dei giovani protagonisti. E qui il tempo conta, eccome. Quando lavori con attori bambini o adolescenti, non puoi permetterti pause infinite tra una stagione e l’altra. Hogwarts può anche essere magica, ma la crescita degli attori no, quella va alla velocità della vita vera.
La seconda stagione dovrebbe adattare Harry Potter e la camera dei segreti, cioè il secondo romanzo della saga. Dopo La pietra filosofale, quindi, si entrerà nel territorio del diario di Tom Riddle, del basilisco, delle scritte sui muri e di quella tensione più cupa che, nei libri, iniziava già a far capire una cosa: questa non era solo una storia di bacchette, cioccorane e scale che cambiano direzione. C’era qualcosa di molto più pericoloso sotto la superficie.
A rendere più chiaro il piano produttivo c’è anche una novità dietro le quinte. Jon Brown, già nel team di Succession, è stato promosso a co-showrunner accanto a Francesca Gardiner. Brown aveva lavorato alla scrittura degli episodi legati alla prima stagione e ora avrà un ruolo ancora più importante nel portare avanti il progetto.
La scelta non è banale. Succession è una serie lontanissima da Harry Potter, certo. Nessuno si aspetta Lord Voldemort che fa battute passive-aggressive in una sala riunioni, anche se ammetto che guarderei una scena così con un certo interesse. Però quel tipo di esperienza può aiutare nella costruzione dei personaggi, nei rapporti familiari, nei conflitti sotterranei. E Harry Potter, se lo togli dalla confezione più luminosa, è anche una storia di famiglie rotte, eredità pesanti, potere, paura e appartenenza.
Il cast giovane è già stato annunciato: Dominic McLaughlin interpreterà Harry Potter, Alastair Stout sarà Ron Weasley e Arabella Stanton vestirà i panni di Hermione Granger. Saranno loro a portare sulle spalle una responsabilità enorme, perché il paragone con Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson sarà inevitabile. Anche chi dice “non bisogna fare confronti” finirà per farli dopo tre minuti. È umano. E un po’ crudele, ma umano.
Intorno a loro ci sarà un cast adulto molto forte. John Lithgow sarà Albus Silente, Janet McTeer interpreterà Minerva McGranitt, Nick Frost sarà Rubeus Hagrid e Paapa Essiedu vestirà i panni di Severus Piton. Nomi importanti, soprattutto perché la serie dovrà convincere anche chi è cresciuto con i film e ha ancora nella testa i volti di Richard Harris, Michael Gambon, Maggie Smith, Robbie Coltrane e Alan Rickman.
La produzione della prima stagione è iniziata nel Regno Unito e HBO ha già mostrato una prima immagine di Dominic McLaughlin nei panni di Harry, con divisa di Hogwarts, occhiali rotondi e cicatrice. Una scelta comprensibile: il pubblico aveva bisogno di vedere subito almeno un assaggio del nuovo volto del personaggio.
La promessa di HBO è quella di un adattamento più fedele e dettagliato dei sette libri. Ogni stagione dovrebbe concentrarsi su un romanzo, con più spazio per personaggi, sottotrame e momenti che nei film erano stati tagliati o compressi. Ed è proprio qui che la serie può trovare il suo senso. Perché rifare Harry Potter oggi non basta. Devi dare al pubblico un motivo per tornare a Hogwarts senza sentirsi davanti a una copia allungata dei film.
Questo è anche il rischio più grande. I film hanno segnato una generazione. Hanno creato un immaginario visivo fortissimo, dalla Sala Grande al binario 9 e 3/4, dalle scope da Quidditch alla musica che ormai basta da sola a far venire la pelle d’oca. La serie dovrà rispettare quel patrimonio, ma anche avere il coraggio di costruire una propria identità. Se prova solo a imitare, perde. Se cambia troppo, i fan storici si arrabbiano. Che situazione comoda, eh.
La notizia del rinnovo anticipato, però, suggerisce che HBO voglia evitare tentennamenti. La macchina è già partita. Il lavoro sulla seconda stagione è stato avviato con largo anticipo proprio per non creare vuoti troppo lunghi tra un capitolo e l’altro. Casey Bloys, a capo dei contenuti HBO e HBO Max, aveva già spiegato nei mesi scorsi che l’obiettivo era non lasciare passare troppo tempo tra le stagioni, anche per via dell’età dei protagonisti.
C’è poi un altro dettaglio interessante: HBO non sembra voler trasformare Harry Potter in un universo infinito alla Marvel o alla DC, pieno di spin-off, prequel e ramificazioni laterali. L’idea dichiarata resta quella di adattare i sette libri, senza allargare per forza il franchise in ogni direzione possibile. E forse è meglio così. La saga ha già una struttura forte. Non serve inventare la serie sul vicino di casa dei Dursley o il prequel sul cappello parlante adolescente. Anche se, conoscendo Hollywood, mai dire mai.
La seconda stagione prima del debutto della prima è quindi un segnale di fiducia. HBO sa di avere tra le mani uno dei marchi più potenti della cultura pop, ma sa anche che il pubblico sarà severissimo. Harry Potter non è solo una saga amata. È un pezzo di infanzia, adolescenza e memoria per milioni di persone. Toccarlo significa entrare in una stanza piena di aspettative.
Il rinnovo, comunque, mette già una certezza sul tavolo: questa nuova Hogwarts non si fermerà alla Pietra Filosofale. La Camera dei Segreti è già in arrivo.
Tu cosa ne pensi del rinnovo anticipato della serie di Harry Potter? Scrivilo nei commenti e dimmi se sei curioso di tornare a Hogwarts o se temi il confronto con i film originali.


