Ci sono famiglie che sembrano invincibili dall’esterno. Soldi, potere, media, influenza politica su scala mondiale. Poi arriva qualcuno a raccontare cosa succedeva davvero dentro quelle mura, e il quadro che emerge è molto diverso da quello che si immaginava. Dynasty: The Murdochs, la nuova serie documentario in quattro puntate disponibile su Netflix, fa esattamente questo: apre una porta che i Murdoch avrebbero preferito tenere chiusa per sempre.
Ho guardato questa serie con la curiosità di chi conosce la storia della famiglia di sfuggita – il fondatore dell’impero Rupert Murdoch, i figli in guerra tra loro, lo scandalo delle intercettazioni telefoniche, la vendita a Disney – ma senza averla mai vista raccontata in modo così completo e così preciso. E devo dire che il risultato mi ha colpito molto più di quanto mi aspettassi.
La regista Liz Garbus, già autrice del documentario su Harry e Meghan, ha raccolto una quantità impressionante di materiale: migliaia di pagine di documenti, messaggi e conversazioni mai visti prima in televisione, più decine di testimonianze dirette di giornalisti, ex dipendenti e osservatori che hanno seguito i Murdoch per decenni dall’interno. La famiglia ha rifiutato di rilasciare interviste, ma la loro assenza non si sente: c’è così tanto materiale di prima mano che il racconto non manca mai di sostanza.
Il punto di partenza è già di per sé straordinario. Nel 2023, il rappresentante di Elisabeth Murdoch scrisse un memorandum interno alla famiglia dopo aver visto morire Logan Roy nella serie Succession – il personaggio ispirato proprio a Rupert Murdoch – preoccupato che la finzione stesse per diventare realtà. Quel memorandum scatenò una battaglia legale vera, conclusa con un accordo da 3,3 miliardi di dollari tra i fratelli che erano stati esclusi quando il padre aveva deciso di lasciare tutto nelle mani di Lachlan. La vita, insomma, ha imitato la serie televisiva che la imitava. È difficile inventarsi qualcosa di più assurdo.
Quello che la serie racconta con grande chiarezza è il meccanismo con cui Rupert Murdoch ha gestito la sua famiglia per decenni: non come un padre, ma come un generale che tiene i suoi soldati in perenne competizione tra loro. I figli – Lachlan, James, Elisabeth e Prudence – sono stati allevati come gladiatori, ciascuno convinto di poter vincere la corona, nessuno mai abbastanza sicuro da smettere di combattere. Il risultato è quello che la serie mostra senza sconti: una famiglia che si è sgretolata proprio mentre cercava di restare unita.
Particolarmente pesanti sono i passaggi dedicati alle intercettazioni telefoniche del News of the World, il tabloid britannico chiuso nel 2011 dopo lo scandalo. Gli ex giornalisti che raccontano i loro metodi lo fanno con una disinvoltura che fa venire i brividi. Uno di loro ricorda di aver portato in redazione fotografie rubate di personaggi famosi, e di aver ottenuto un contratto fisso proprio grazie a quello. Il direttore del giornale all’epoca, Piers Morgan, viene messo sotto una luce molto scomoda. Anche Hugh Grant compare brevemente, ricordando di essere stato pedinato da un inviato del giornale dopo il suo arresto nel 1995.
C’è poi il capitolo finale, quello della vendita delle attività di intrattenimento a Disney, avvenuta nel 2017. La serie spiega bene perché quella decisione fu inevitabile: il mondo dello streaming aveva ridisegnato le regole del mercato, e Fox non aveva più le dimensioni per reggere il confronto con i grandi. Ma quella vendita aprì una ferita nella famiglia che non si è mai più chiusa.
La frase con cui si chiude la serie appartiene al giornalista Gabriel Sherman, ed è quella che resta più impressa: “Rupert diceva che il suo sogno era costruire un’azienda di famiglia. Quello che ha costruito è stato un’azienda che ha distrutto la sua famiglia.” Difficile trovare un modo più preciso per riassumere quattro puntate di storia.
Dynasty: The Murdochs è una di quelle serie che si guardano senza riuscire a staccarsi dallo schermo, non per il ritmo forsennato delle scene d’azione, ma perché la realtà che racconta è più avvincente di qualsiasi fiction.
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La Recensione
Dynasty: The Murdochs
Dynasty: The Murdochs è un documentario ben costruito, ricco di materiale inedito e raccontato con grande chiarezza. Non è mai noioso, non cede mai al sensazionalismo gratuito e riesce a dare un quadro completo di una delle famiglie più potenti e più disfunzionali della storia dei media mondiali. Un lavoro solido, che vale il tempo che richiede.
PRO
- Racconta una storia vera più assurda di qualsiasi fiction
- Il materiale inedito - documenti, messaggi, testimonianze - è di grande valore
CONTRO
- Chi non conosce per niente la storia dei Murdoch potrebbe sentirsi spaesato nei primi episodi


