C’è un tipo di film su Netflix che riesci a prevedere fotogramma per fotogramma, eppure lo guardi fino ai titoli di coda senza capire bene perché. Poi spegni la TV, ti alzi dal divano e ti chiedi cosa ti abbia trattenuto lì per un’ora e mezza. Nel caso di 180, la risposta ha un nome e un cognome: Prince Grootboom. Ma andiamo con ordine.
Il film sudafricano diretto da Alex Yazbek parte da una premessa che chiunque abbia visto almeno tre thriller negli ultimi vent’anni riconosce al volo. Zak è un uomo comune, padre di famiglia, il tipo che non fa del male a nessuno. Una lite stupida in mezzo al traffico – di quelle che in qualsiasi città del mondo esistono, e che di solito finiscono con un gesto dell’ombrello e qualche insulto destinato a svanire nel nulla – degenera nel peggiore dei modi, e suo figlio viene ferito gravemente. Da lì in poi, Zak imbocca quella strada che il cinema di vendetta ha percorso così tante volte da averci costruito sopra una mappa dettagliata con le indicazioni stradali.
Dolore, rabbia, scelta sbagliata, ulteriore dolore. Benvenuti nel genere.
Il punto è che Grootboom rende tutto questo molto più sopportabile di quanto ci si aspetterebbe. Non recita il lutto come si fa di solito in questi film, dove il protagonista fissa l’orizzonte con la mascella contratta e gli occhi lucidi in modo telegrafico. Lo abita, il dolore. Zak è spaventato, incerto, pieno di sensi di colpa, e in certi momenti sembra sul punto di cedere non alla violenza ma al semplice sfinimento emotivo. È una prova attoriale di quelle che ti costringono a smettere di controllare il telefono e a guardare davvero lo schermo – il che, considerata la concorrenza delle notifiche, è già un risultato notevole.
Tutto il resto del cast, purtroppo, esiste principalmente per spingerlo nella direzione successiva. I personaggi secondari hanno la profondità di una nota a margine: ci sono, svolgono la loro funzione narrativa e scompaiono senza lasciare traccia. La regia di Yazbek ha il pregio di restituire con efficacia l’atmosfera dura dei quartieri urbani sudafricani, con una fotografia che usa le ombre e le inquadrature strette in modo intelligente, ma non può fare molto con una sceneggiatura che ha già deciso dove arrivare prima ancora di cominciare.
Novantaquattro minuti, ritmo abbastanza serrato, nessun momento in cui ti guardi intorno chiedendoti quando finisce. Non è poco, anche se non è abbastanza per uscire dalla categoria “thriller Netflix da vedere una volta sola e dimenticare con affetto.”
Se hai già visto Prisoners, Mystic River o qualsiasi altra variazione sul tema “padre distrutto cerca giustizia con metodi discutibili,” sai già come funziona. 180 non reinventa nulla, non ci prova nemmeno. Punta su ciò che ha – l’intensità di Grootboom e un senso dell’atmosfera genuino – e in qualche modo basta a tenerti incollato fino alla fine. Il che, lo ripeto, è il vero mistero della serata.
Hai già visto 180? Hai resistito alla tentazione di controllare il telefono durante i momenti lenti, oppure hai ceduto anche tu?
La Recensione
180
180 è un thriller di vendetta sudafricano disponibile su Netflix, diretto da Alex Yazbek. Zak, un padre qualunque, si ritrova trascinato in una spirale di violenza dopo che suo figlio viene ferito gravemente durante una rissa da traffico degenerata nel peggiore dei modi. La storia segue schemi molto collaudati senza mai deviare dal percorso, ma si regge su una prova attoriale di Prince Grootboom che vale da sola il tempo investito. Fotografia solida, atmosfera autentica, personaggi secondari quasi inesistenti. Dura 94 minuti e non li fa pesare.
PRO
- Prince Grootboom offre una delle interpretazioni più credibili e fisicamente presenti che vedrai in un thriller Netflix degli ultimi mesi
- L'ambientazione sudafricana è resa con una durezza visiva autentica, lontana dagli ambienti anonimi del cinema di genere
CONTRO
- Se hai già visto un film di vendetta in vita tua, saprai dove va a parare praticamente dal primo quarto d'ora
- I personaggi secondari sono così poco sviluppati che fai fatica a ricordarli anche mentre li stai guardando


