La Casa – Il rogo del male, sesto capitolo del franchise Evil Dead arrivato nelle sale italiane l’8 luglio, prova a rilanciare la saga con la dose di violenza più estrema mai vista nella serie, e in gran parte ci riesce, anche se non senza qualche compromesso sul fronte della scrittura.
Diretto dal francese Sébastien Vaniček, già autore dell’apprezzato horror sui ragni Vermines, il film racconta la storia di Alice, rimasta vedova dopo la morte del marito Joseph in circostanze legate a un antico rituale di famiglia. In cerca di conforto, la donna si reca nella casa isolata dei suoceri, dove però la riunione familiare si trasforma rapidamente in un incubo quando il Necronomicon risveglia una presenza demoniaca capace di trasformare uno dopo l’altro i membri della famiglia in Deadite, gli iconici zombie posseduti che da oltre quarant’anni caratterizzano la saga.
A mio avviso il punto di forza più evidente del film è proprio la sua ferocia visiva. Vaniček non usa mezzi termini fin dalla primissima scena, costruendo un incipit brutale capace di dichiarare immediatamente le intenzioni dell’intera operazione, e mantenendo questo registro estremo per gran parte della durata. Chi ama la componente più splatter e fisica del franchise troverà pane per i propri denti, complice un uso ancora una volta generoso di effetti pratici più che digitali, in perfetta continuità con lo spirito artigianale che ha sempre contraddistinto la saga fin dai tempi di Sam Raimi, qui presente come produttore. Souheila Yacoub, nel ruolo di Alice, si conferma inoltre una final girl solida, capace di reggere sulle proprie spalle gran parte del peso emotivo e fisico del film.
Il film prova anche ad andare oltre il semplice intrattenimento horror, costruendo una sottotrama che lega la violenza demoniaca alla tossicità delle relazioni familiari e di coppia, con gli uomini della famiglia, primi portatori di un’autorità patriarcale opprimente, che non a caso sono anche i primi a essere posseduti. Un’idea di fondo interessante, che purtroppo la sceneggiatura non riesce sempre a sviluppare con la stessa efficacia della messa in scena. Il mistero attorno a cui ruota gran parte della trama viene spiegato troppo poco. Anche le reazioni dei personaggi risultano spesso poco credibili e sembrano costruite soprattutto per permettere alla storia di andare avanti. Il contagio demoniaco funziona sul piano visivo, soprattutto in alcune scene, ma con il passare dei minuti segue dinamiche sempre più ripetitive e perde parte della sua efficacia.
Resta comunque un capitolo destinato a dividere il pubblico, anche se meno di altri horror usciti di recente. A premiarlo saranno soprattutto gli appassionati del franchise, più disposti a perdonare alcune debolezze della sceneggiatura in cambio di un’esperienza visiva e sonora molto intensa.
Tu l’hai già visto al cinema? Facci sapere nei commenti se anche per te questo è il capitolo più estremo della saga o se preferisci ancora i toni più scanzonati dei primi film di Sam Raimi.
La Recensione
La Casa - Il rogo del male
La Casa - Il rogo del male è probabilmente il capitolo più brutale e viscerale dell'intera saga, capace di convincere sul piano tecnico e su quello dell'intrattenimento puro, anche se una scrittura meno rigorosa gli impedisce di raggiungere la piena maturità a cui sembrava puntare.
PRO
- La ferocia visiva e l'uso di effetti pratici, che restituiscono lo spirito artigianale delle origini del franchise
- Souheila Yacoub, una final girl credibile capace di reggere l'intero film
- Il sottotesto sulla tossicità delle dinamiche familiari, un'idea interessante anche se non sempre sviluppata a dovere
CONTRO
- La sceneggiatura resta poco rigorosa, con personaggi che agiscono spesso senza una vera logica
- La progressione del contagio demoniaco diventa ripetitiva nella parte centrale del film


