Se dovessi descrivere “House of Guinness” con una metafora birraia, direi che è come una pinta perfettamente spillata: leggera, spumosa, che scorre liscia e ti intrattiene per tutto il tempo che ci metti a berla. Non è la birra più complessa che assaggerai mai, ma fa il suo lavoro e ti lascia con voglia di ordinarne un’altra.
Steven Knight, il creatore di “Peaky Blinders”, torna su Netflix con questa saga familiare ambientata nella Dublino del 1860, e porta con sé tutto il suo bagaglio di stile, ritmo e gusto per il melodramma. Il risultato è una serie che sa perfettamente cosa vuole essere e lo fa con grande disinvoltura.
Una famiglia, un impero, molti segreti
La storia inizia con la morte di Sir Benjamin Guinness, il patriarca che ha trasformato una piccola birreria in un impero che dà lavoro a metà Dublino. I suoi quattro figli – Arthur, Edward, Annie e Benjamin – si ritrovano a dover gestire non solo l’eredità, ma anche le conseguenze di un testamento che nessuno si aspettava.
Anthony Boyle e Louis Partridge interpretano i fratelli Arthur ed Edward, costretti dal testamento paterno a gestire insieme l’azienda senza possibilità di tirarsi indietro. È una dinamica che funziona bene: Arthur è l’ambizioso con segreti pericolosi, Edward è il pragmatico che deve fare i conti con le sue passioni politicamente scomode.
I due attori hanno una chimica credibile e riescono a rendere interessante questa lotta fratricida per il potere, anche quando la sceneggiatura scivola verso territori più soap opera.
Un cast che sa il fatto suo
Uno dei punti di forza della serie è sicuramente il cast. Emily Fairn rende Annie un personaggio sfaccettato: una donna che cerca di ritagliarsi un ruolo in un mondo dominato dagli uomini, utilizzando la sua influenza per spingere l’azienda verso la filantropia. Non è solo la sorella di supporto, ma ha una sua agenda precisa.
Menzione speciale per Jack Gleeson (il Joffrey di “Game of Thrones”) che interpreta Byron, un bastardo della famiglia con ambizioni grandiose. Gleeson ha trovato il ruolo perfetto per il suo talento nel rendere detestabili i personaggi: Byron è irritante e affascinante allo stesso tempo, come un Joker vestito da leprechaun, per citare la recensione originale.
James Norton è convincente nei panni di Sean Rafferty, il braccio destro violento della famiglia, mentre Danielle Galligan porta intelligenza moderna al ruolo della moglie di Arthur, una donna che sa esattamente cosa si aspetta da un matrimonio di convenienza.
Lo stile Knight: quando funziona, funziona davvero
Steven Knight sa come confezionare una serie. “House of Guinness” ha tutto l’arsenale visivo che ti aspetti: montaggio percussivo, colonna sonora anacronistica (con band irlandesi moderne come Kneecap e Fontaines D.C.), fotografia patinata e quella patina di modernità applicata al passato che aveva reso “Peaky Blinders” così riconoscibile.
E devo dire che qui funziona. Le scene di azione sono ben coreografate, i dialoghi hanno ritmo, e l’atmosfera della Dublino vittoriana è resa con grande efficacia. Quando vedi i personaggi muoversi tra i vicoli fumosi e le ville di campagna, senti di essere davvero trasportato in quell’epoca.
Melodramma ben fatto
“House of Guinness” non ha paura di essere quello che è: un melodramma familiare ben confezionato. C’è tutto quello che ci si aspetta da questo tipo di produzione: amori proibiti, matrimoni di convenienza, segreti di famiglia, lotte di potere, espansione americana.
Knight e il suo team sanno che stai aspettando questi elementi e te li servono con stile. Non è rivoluzionario, ma è intrattenimento di qualità che sa come tenerti incollato allo schermo. È il tipo di serie perfetta per il binge watching in una giornata uggiosa.
Personaggi che funzionano (quasi) tutti
Ogni personaggio ha le sue motivazioni chiare e i suoi conflitti interni. Arthur lotta tra ambizione politica e desideri personali. Edward deve bilanciare pragmatismo aziendale e ideali indipendentisti. Annie cerca di trasformare la ricchezza in qualcosa di utile per la società.
Anche i personaggi di supporto hanno il loro peso: dal clochard violento al politico corrotto, ognuno ha il suo ruolo nella macchina narrativa e nessuno sembra buttato lì solo per riempire le scene.
Piccoli difetti di gioventù
Non tutto è perfetto. A volte il ritmo diventa frenetico e alcuni salti temporali negli episodi finali sono gestiti in modo un po’ maldestro. Inoltre, tutti i personaggi sembrano affrontare variazioni dello stesso dilemma: “riuscirò a mantenere potere e amore insieme?”. Dopo un po’ può diventare ripetitivo.
E c’è sempre quella sensazione sottile che questa elegante serie in costume sia, in fondo, un grande spot pubblicitario per un marchio di birra che non ha certo bisogno di ulteriore pubblicità.
Il verdetto finale
“House of Guinness” è intrattenimento solido che sa quello che fa e lo fa bene. Non è una serie che cambierà la televisione, ma è il tipo di produzione che ti fa passare otto ore piacevoli senza mai annoiarti.
Se ti sono piaciuti “Succession”, “Peaky Blinders” o “Bridgerton”, probabilmente troverai qualcosa da apprezzare anche qui. È una serie che va giù liscia come una buona pinta, e a volte è esattamente quello di cui hai bisogno.
Disponibile su Netflix, perfetta per un weekend di pioggia.
La Recensione
House of Guinness
"House of Guinness" di Steven Knight racconta la saga della famiglia dietro la famosa birra irlandese nella Dublino del 1860. Con un cast guidato da Anthony Boyle e Louis Partridge, la serie offre melodramma familiare ben confezionato, stile visivo accattivante e intrattenimento di qualità, anche se non porta nulla di rivoluzionario al genere.
PRO
- Anthony Boyle e Louis Partridge hanno una chimica convincente nel ruolo dei fratelli in lotta per il controllo dell'impero Guinness
- Jack Gleeson trova il ruolo perfetto per il suo talento nel rendere detestabili i personaggi come Byron il bastardo di famiglia
- Steven Knight porta il suo stile visivo riconoscibile con montaggio percussivo e colonna sonora moderna che funziona perfettamente
CONTRO
- Alcuni salti temporali negli episodi finali sono gestiti in modo maldestro e interrompono il ritmo della narrazione
- Tutti i personaggi affrontano variazioni dello stesso dilemma amoroso che dopo un po' diventa ripetitivo


