Storia scritta in Piazza San Pietro. I fratelli Pusha T e Malice, meglio conosciuti come Clipse, hanno appena compiuto un’impresa che resterà negli annali della musica hip-hop: diventare il primo duo rap a esibirsi ufficialmente in Vaticano. Sabato 13 settembre, davanti a un pubblico di oltre 250mila persone, hanno interpretato “The Birds Don’t Sing” accompagnati da John Legend e dal gospel choir Voices of Fire, in un evento che ha unito sacro e profano con una naturalezza sorprendente.
L’esibizione si è svolta nell’ambito del concerto “Grace For The World” di Pharrell Williams, organizzato per celebrare il Giubileo 2025 e chiudere il terzo World Meeting on Human Fraternity. Una cornice istituzionale che ha dato ancora più peso storico alla performance dei due veterani della Virginia, tornati sulle scene dopo anni di pausa con l’album “Let God Sort Em Out” pubblicato lo scorso luglio.
La scelta del brano non è stata casuale: “The Birds Don’t Sing” rappresenta uno dei momenti più introspettivi e spirituali del loro ultimo lavoro, dove Pusha T e Malice affrontano il dolore per la perdita dei genitori. Co-scritta da Williams e Stevie Wonder (che ha contribuito al piano e con una parte recitata), la canzone presenta tematiche universali di lutto e redenzione che ben si sposano con il messaggio di fratellanza umana dell’evento vaticano. Una dimostrazione di come l’hip-hop, quando affonda le radici nelle esperienze più autentiche, possa parlare a qualsiasi pubblico, indipendentemente dal background culturale o religioso.
Il ritorno dei veterani del rap game
I Clipse non sono certo degli sconosciuti nel panorama hip-hop americano. Attivi dal 1994, i due fratelli hanno segnato un’epoca con album seminali come “Lord Willin'” e “Hell Hath No Fury”, prima di prendersi una pausa nel 2010 per concentrarsi sulle rispettive carriere soliste. Il loro comeback ufficiale nel 2023 ha suscitato aspettative altissime tra i fan e la critica specializzata.
“Let God Sort Em Out” segna il loro primo progetto discografico in 16 anni, un ritorno che la critica ha accolto con sentimenti contrastanti. Come scrive NME nella sua recensione a tre stelle, l’album è “composto, riflessivo e spesso dettagliato dal punto di vista lirico”, ma manca di quella forza dirompente che ci si aspetterebbe dopo un’assenza così lunga dal mercato discografico.
La collaborazione con leggende viventi
La presenza di John Legend e dei Voices of Fire nell’esibizione vaticana non è stata una semplice scelta estetica. Entrambi hanno collaborato alla versione studio di “The Birds Don’t Sing”, contribuendo a creare quella fusione tra hip-hop e gospel che caratterizza molti dei brani più riusciti dell’album. La produzione di Pharrell Williams ha saputo valorizzare questa contaminazione, creando un sound che rispetta le radici street dei Clipse senza perdere l’elevazione spirituale richiesta dal contesto.
Il coinvolgimento di Stevie Wonder, leggenda vivente della musica afroamericana, ha aggiunto un ulteriore livello di legittimazione artistica al progetto. La sua partecipazione al pianoforte e con una spoken word ha creato un ponte generazionale che collega l’hip-hop contemporaneo alle tradizioni musicali che l’hanno preceduto.
Tour europeo e prospettive future
L’esibizione in Vaticano rappresenta solo l’ultimo capitolo di un 2025 ricco di impegni live per i Clipse. Il duo ha appena concluso un tour americano che ha visto momenti memorabili come l’apparizione a sorpresa di Kendrick Lamar durante l’esecuzione di “Chains & Whips”, confermando il rispetto che i colleghi continuano a nutrire per il loro lavoro.
Le prossime date includono festival importanti come ONE Musicfest ad Atlanta, Dia De Los Deftones a San Diego e il Camp Flog Gnaw di Tyler, The Creator. Ma è il tour europeo di novembre che promette emozioni particolari: dall’Olympia di Parigi al Forum di Kentish Town a Londra, fino all’O2 Academy Brixton, i fratelli porteranno il loro hip-hop maturo e consapevole anche nel Vecchio Continente.
La scelta di esibirsi in Vaticano dimostra come l’evoluzione artistica dei Clipse sia andata di pari passo con quella personale. Da rapper che raccontavano le strade di Virginia Beach a artisti capaci di confrontarsi con temi universali di spiritualità e perdita, il loro percorso rappresenta una delle trasformazioni più interessanti dell’hip-hop contemporaneo.
E tu cosa ne pensi di questa performance storica? Credi che l’hip-hop abbia il diritto di entrare in contesti così sacri o pensi che sia stata solo una mossa pubblicitaria? I Clipse sono riusciti a dimostrare la loro maturità artistica con questo ritorno? Dimmi la tua nei commenti!
