A 82 anni è ancora in piedi dalle 2.30 del mattino, crea dolci da sogno e racconta la sua incredibile vita tra incidenti, gelati alla vaniglia e… paure estetiche. Ecco perché Iginio Massari è molto più di un pasticcere.
Immagina di svegliarti ogni mattina alle 2:30, sette giorni su sette, per andare in laboratorio e preparare capolavori di pasticceria. No, non è la routine di uno stagista disperato, ma quella di Iginio Massari, classe 1942, il re della pasticceria italiana. E non solo: scrive poesie, inventa dolci, e combatte l’età come fosse zucchero a velo sulle rughe.
In questa lunga intervista-confessione, andata in scena nel podcast Passa dal BSMT, Massari si racconta senza filtri. Ci sono aneddoti teneri, confessioni commoventi, frecciate pungenti e riflessioni sull’estetica (persino dei gomiti). Con lui anche la figlia Debora, oggi al suo fianco in azienda.
Preparati a un viaggio tra bignè e uppercut, tra la Brescia bombardata degli anni ’40 e il laboratorio hi-tech del presente, passando per incidenti quasi mortali, vaniglia vera, e un amore che ha rischiato di essere venduto dal notaio.
Da pugile a pasticcere (con un volo sotto un Maggiolino)
Prima di essere l’uomo più dolce del mondo, Massari sognava di fare… il pugile.
“Lo facevo sul serio, non tanto per perdere tempo. A 16 anni salii sul ring, uno mi sfidò in Svizzera. Dopo 20 secondi era a terra.”
Talento naturale, ma la boxe finì a 19 anni, quando un incidente in moto lo catapultò sotto le ruote di un Maggiolino. Persi 24 denti, mesi di ospedale, una madre che non lo riconosceva, e la sua prima attività a rischio. Ma qualcuno credette in lui, offrendogli lavoro anche con le stampelle.
L’uomo che portò la vaniglia vera in Italia
Massari è un innovatore. Quando ancora si usavano aromi artificiali, lui portava baccelli di vaniglia veri:
“C’erano clienti che pensavano fossero cenere di sigaretta!”
Una sensibilità olfattiva fuori dal comune, capace di distinguere un’arancia dalla pianta solo annusandola, e un rigore assoluto nella scelta delle materie prime. Non a caso ha influenzato generazioni di pasticceri.
Tre ore di sonno e mille idee
La sua giornata comincia alle 2:30 del mattino. Dalle 3 alle 6 ha il suo “momento sacro”, in cui scrive poesie, inventa nuovi dolci e si dedica a tutto ciò che la creatività gli ispira. Dorme solo 3 ore a notte, ma non sente la fatica:
“La stanchezza arriva quando manca la soddisfazione.”
Il successo internazionale (e i pullman di giapponesi)
La sua pasticceria è oggi una meta di pellegrinaggio dolciario. Pullman di turisti orientali fanno tappa da Massari prima ancora che al Duomo di Milano. Il brand è conosciuto in tutto il mondo. Ma nonostante il successo, lui resta fedele alla sua Brescia e alla sua routine.
Amore, voce e lacrime da notaio
Ha conosciuto la moglie il 31 dicembre 1964, a 22 anni. Lei aveva 16 anni ed era già responsabile vendite nella più grande pasticceria di Brescia. Ma non fu amore a prima vista:
“Le stavo sulle scatole perché non le piaceva la mia voce.”
Anni dopo, fu lei a salvare tutto. Stava per vendere la pasticceria a un gelatiere. Ma davanti al notaio, lei iniziò a piangere. Massari annullò tutto e si prese anche le spese extra pur di non vederla soffrire.
Debora Massari, la figlia col panettone nel biberon
Debora racconta di essere cresciuta tra brioche e crema pasticcera. Il padre era terrorizzato che potesse usare i macchinari, così iniziò pennellando con il tuorlo le brioche.
Oggi ha un background scientifico: laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari, master in Biochimica. È lei che ha portato l’azienda nel mondo dell’e-commerce e della comunicazione digitale. Ma la gavetta non le è stata risparmiata:
“La prima cosa che mi ha fatto fare è stata andare in magazzino.”
L’estetica come valore (e ossessione)
Massari confessa con ironia di aver temuto che la figlia potesse nascere brutta. E la figlia ricorda un aneddoto esilarante:
“La mia crema viso finiva in fretta. Poi scoprii che papà se la metteva sulle mani!”
Due anni fa le ha regalato una crema costosissima per i gomiti, perché “l’età si vede anche da lì”. La sua attenzione per l’estetica è totale.
Tra poesia e pan di Spagna
Oltre a scrivere ricette, Massari scrive anche poesie. Ama la parola quanto lo zucchero, e nei momenti notturni in laboratorio alterna la sac à poche alla penna. Una sensibilità rara, che si riflette nei dolci che crea: equilibrati, eleganti, mai urlati.
Il dolce come cultura
Massari non è solo un artigiano: è un ambasciatore della cultura gastronomica italiana. Il suo approccio è quello di chi ha studiato, sperimentato, viaggiato. Di chi ha creato un linguaggio nella pasticceria. Come il design nel mobile o l’opera nella musica.
Il dolore che segna
Nel podcast, Massari ha ricordato con dolore la morte della sorella. Un lutto profondo, che ancora oggi lo commuove. Ma anche qui, tra le pieghe del dolore, c’è spazio per un messaggio di speranza, di memoria e di forza.
Conclusione: il segreto è l’amore per ciò che si fa
Iginio Massari è la prova che la passione, la disciplina e l’amore per il bello sono ingredienti che non invecchiano. Che il talento va coltivato con rigore. Che anche un uomo che dorme tre ore a notte può cambiare per sempre il modo in cui guardiamo un babà o una millefoglie.
E tu? Hai mai assaggiato un dolce firmato Massari? Hai un ricordo speciale legato a lui? Raccontacelo nei commenti!


