Quando la prima stagione di “Unlocked: un esperimento carcerario” è uscita su Netflix nell’aprile 2024, ha fatto una cosa che pochi show riescono a fare: ha diviso completamente l’opinione pubblica. Da una parte c’erano gli entusiasti, convinti di assistere a una rivoluzione nel sistema carcerario americano. Dall’altra, critici feroci che hanno definito lo show “neocolonialismo in 4K” e “sfruttamento mascherato da esperimento sociale”. Adesso, il 7 gennaio 2026, arriva la stagione 2, e le polemiche sono già esplose prima ancora che esca il primo episodio.
L’esperimento che ha scioccato l’America
L’idea alla base di “Unlocked” è tanto semplice quanto radicale: cosa succederebbe se in un carcere americano togliessimo le guardie dalle celle, aprissimo tutte le porte e lasciassimo che i detenuti si organizzassero da soli? Lo sceriffo Eric Higgins della contea di Pulaski, in Arkansas, ha deciso di scoprirlo. Per sei settimane, 46 detenuti dell’Unità H del centro di detenzione regionale hanno vissuto senza lucchetti alle celle e con una supervisione minima.
Il risultato? Secondo Higgins, un successo straordinario. I detenuti hanno creato strutture, regole condivise, gruppi di supporto. Hanno pulito gli spazi comuni, organizzato attività, risolto i conflitti internamente. L’Unità H è diventata la seconda area più sicura dell’intero carcere. Ma c’è un problema: tutto questo è stato filmato da una troupe televisiva e venduto a Netflix come reality show. Ed è qui che iniziano i guai.
Lo scandalo dei 60.000 dollari che nessuno voleva
Dietro le quinte, mentre i detenuti creavano la loro piccola comunità davanti alle telecamere, si consumava un pasticcio legale che ha dell’incredibile. Nell’agosto 2022, lo sceriffo Higgins ha firmato un accordo con Lucky 8 Productions, la casa di produzione dietro lo show. Il contratto prevedeva che la produzione pagasse 1.000 dollari per ogni detenuto che appariva nella serie.
Piccolo dettaglio: secondo la legge dell’Arkansas, lo sceriffo non aveva nessuna autorità per firmare quel contratto. L’unica persona autorizzata a farlo è il giudice della contea, Barry Hyde. Quando Hyde ha scoperto la cosa, è andato su tutte le furie. Ha definito l’accordo “illegale” e ha accusato Higgins di aver superato i suoi poteri.
Ma la parte più assurda della storia deve ancora arrivare. Nel marzo 2024, Lucky 8 Productions ha inviato alla contea di Pulaski un assegno da 60.000 dollari come rimborso per le spese sostenute durante le riprese. Hyde ha preso l’assegno e lo ha rispedito indietro con una lettera gelida: “La contea di Pulaski non ha nessun contratto con Lucky 8. Quindi dobbiamo trattare questo assegno come una donazione offerta. La vostra donazione è rifiutata”.
I detenuti che hanno passato sei settimane a farsi riprendere dalle telecamere? Non hanno ricevuto un centesimo. Zero. Niente. Solo due dipendenti dello sceriffo sono stati pagati 40 dollari l’ora per il lavoro straordinario.
Nessuno sapeva niente (o quasi)
Uno degli aspetti più controversi dell’intera faccenda è il segreto che ha circondato la produzione. L’esperimento è stato filmato nella primavera del 2023, ma politici statali e funzionari della contea hanno scoperto l’esistenza della serie solo quando è uscito il trailer su Netflix all’inizio del 2024. Un anno dopo.
Durante un’audizione legislativa, senatori e rappresentanti dell’Arkansas hanno chiesto spiegazioni furenti. Come era possibile che un reality show fosse stato girato in un carcere pubblico senza che nessuno ne sapesse nulla? Higgins si è difeso con una risposta che ha fatto infuriare ancora di più i politici: “La comunicazione è una strada a doppio senso. Ci sono tante cose che succedono e che impattano l’ufficio dello sceriffo di cui non vengo informato nemmeno io”.
La contea di Pulaski ha preparato un questionario con 40 domande da sottoporre allo sceriffo. Volevano sapere tutto: chi aveva autorizzato le riprese, perché non erano stati informati, se i detenuti erano stati pagati, quali misure di sicurezza erano state prese. Higgins ha risposto a tutte le domande tranne una: quella su una causa legale intentata da uno dei detenuti partecipanti contro di lui e Lucky 8 Productions.
È etico trasformare i detenuti in star della TV?
Al di là delle questioni legali, c’è un problema etico ancora più grande. I detenuti che hanno partecipato a “Unlocked: un esperimento carcerario” sono persone in una posizione estremamente vulnerabile. Non hanno libertà di movimento, dipendono completamente dal sistema carcerario, molti stanno aspettando il processo e non sono stati ancora condannati. In una situazione del genere, possono davvero dare un consenso libero e informato per apparire in un reality show?
Le associazioni che si occupano di diritti civili hanno sollevato diverse obiezioni. Prima di tutto, i detenuti sono stati sottoposti a uno screening rigoroso per partecipare all’esperimento. Questo ha creato una selezione artificiale: non tutti potevano entrare, quindi non è un campione rappresentativo della popolazione carceraria. Niente detenuti federali, niente persone accusate di reati sessuali, niente detenuti nella “lista di separazione” (quelli che devono stare lontani da altri per motivi di sicurezza).
Ma soprattutto, guardando le immagini della prima stagione, alcuni detenuti sembravano visibilmente a disagio. C’erano persone che sembravano spaventate dalla situazione, che si isolavano, che chiaramente non se la passavano bene. Le telecamere continuavano a filmare tutto. Un detenuto era stato pestato prima ancora che iniziasse l’esperimento. La domanda che molti si sono posti è: è giusto che un videomaker stia lì a registrare se qualcuno viene picchiato, invece di intervenire?
La produzione ha risposto che i detenuti potevano uscire dall’esperimento quando volevano. Che tutti avevano firmato liberatorie. Che le misure di sicurezza erano state rispettate. Ma resta il dubbio: quanto è libera la scelta di una persona rinchiusa in carcere?


