Ryan Murphy è di nuovo nel mirino, e questa volta non si tratta delle solite polemiche sui contenuti espliciti o sulle scelte narrative controverse. Harold Schechter, storico del crimine e autore del libro definitivo su Ed Gein “Deviant: The Shocking True Story of Ed Gein, the Original Psycho”, ha stroncato senza pietà la terza stagione di Monster, dedicata proprio al serial killer che ispirò Psycho e Non aprite quella porta. In un’intervista rilasciata al New York Post, Schechter non ha usato mezzi termini: gran parte della serie è “pura invenzione esagerata” che tradisce completamente la vera storia di Gein.
La frustrazione del biografo è palpabile già dalle prime parole. Schechter, 77 anni, ammette di essersi sentito “offeso e risentito” fin da quando ha saputo che Murphy avrebbe dedicato la terza stagione della sua antologia a Ed Gein. Il timore? Che Ryan Murphy e il suo co-creatore Ian Brennan avrebbero saccheggiato il suo libro sostenendo che si trattasse di materiale di pubblico dominio. E dopo aver visto la serie con Charlie Hunnam nei panni di Gein, la delusione è stata ancora più cocente.
“Dopo aver guardato lo show, certo, ci sono alcuni usi non autorizzati del mio libro, ma la serie devia così selvaggiamente dalla realtà del caso che adesso sono principalmente arrabbiato perché tutte le persone che guardano lo show penseranno di vedere la vera storia di Ed Gein”, ha dichiarato Schechter. E qui sta il punto cruciale della questione: quando una produzione Netflix con milioni di spettatori in tutto il mondo presenta una versione romanzata e distorta dei fatti come se fosse la verità, il rischio è che quella diventi la narrazione ufficiale nell’immaginario collettivo, cancellando anni di ricerca storica accurata.
Cosa è vero e cosa è inventato secondo Schechter
Non tutto nella serie è da buttare, ci tiene a specificare il biografo. Alcuni elementi sono accurati, come il rapporto morboso di Gein con sua madre e le profanazioni di tombe che commise. Ma secondo Schechter, “una percentuale molto grande dello show è semplicemente inventata di sana pianta”. E qui inizia l’elenco delle libertà creative che hanno fatto saltare sulla sedia lo storico del crimine.
La prima scena della serie, ad esempio, mostra Gein impegnato in pratiche di asfissia autoerotica. La reazione di Schechter? “Da dove è saltato fuori questo? Non c’è assolutamente nessuna prova che Ed si sia mai dedicato a quella particolare attività”. È uno di quegli elementi inseriti probabilmente per shock value, per rendere il personaggio ancora più disturbante agli occhi del pubblico, ma che non ha alcun fondamento nella realtà documentata.
La storia d’amore che non è mai esistita
Uno degli aspetti più criticati da Schechter riguarda la relazione romantica tra Gein e Adeline Watkins, interpretata nella serie da Suzanna Son. Secondo il biografo, questa storia è stata gonfiata enormemente rispetto alla realtà. “Sono abbastanza convinto che la loro relazione non consistesse in nulla di più che forse, e dico forse, Gein che una volta le chiese di andare a pattinare sul ghiaccio o qualcosa del genere”, ha spiegato Schechter.
La Watkins, continua il biografo, era “una specie di cacciatrice di pubblicità” che si fece avanti come presunta fidanzata di Gein quando tutti i media invasero Plainfield dopo la scoperta dei crimini. Una relazione praticamente inesistente trasformata in un romance centrale della narrazione per motivi puramente drammatici.
Ed Gein non era un serial killer
Ma forse la critica più pesante riguarda la definizione stessa di Gein come serial killer. “Il termine serial killer è stato specificamente coniato per descrivere un certo tipo di omicida sessuale psicopatico. Un sadico sessuale estremo come Ted Bundy o John Wayne Gacy, che traeva piacere erotico dal torturare e poi uccidere le vittime”, ha spiegato Schechter al New York Post. “Non è quello che era Gein. Voglio dire, ha ucciso queste due donne, ma le ha giustiziate molto rapidamente. Era fondamentalmente interessato solo a portare i loro cadaveri a casa per poterli sezionare. Non era un serial killer”.
Questa distinzione potrebbe sembrare un dettaglio tecnico, ma in realtà è cruciale per comprendere la vera natura dei crimini di Gein. Etichettarlo come serial killer significa fraintendere completamente la sua psicopatologia e i motivi dietro le sue azioni. E tra le altre invenzioni che hanno fatto infuriare Schechter c’è la scena in cui Gein aiuta gli investigatori a catturare Ted Bundy, un elemento narrativo completamente inventato che non ha alcun riscontro nella realtà.
La questione legale: querela sì o querela no?
Data la situazione, viene spontaneo chiedersi se Schechter intenda intraprendere azioni legali contro Netflix, Murphy e Brennan. Il biografo ammette di aver già avuto discussioni con avvocati specializzati in proprietà intellettuale prima dell’uscita della serie. “Potrebbe esserci ancora abbastanza materiale per giustificare qualche tipo di azione. Ma d’altra parte, potrebbe non essercene. Quindi avrò una discussione con alcuni consulenti legali. E se riterranno che così tanto è stato inventato e non derivato dal mio libro, lascerò perdere l’intera faccenda”, ha dichiarato.
È una posizione comprensibile: da un lato c’è la frustrazione di vedere il proprio lavoro di ricerca potenzialmente saccheggiato e stravolto, dall’altro c’è la consapevolezza che se troppo materiale è stato inventato, potrebbe essere difficile dimostrare l’appropriazione indebita. Un paradosso amaro: più Murphy ha stravolto la storia, meno Schechter può accusarlo di aver rubato dal suo libro.
Murphy e le polemiche: un copione già visto
Non è la prima volta che Ryan Murphy finisce al centro di controversie per le sue scelte narrative nelle serie antologiche. La seconda stagione di Monster, dedicata ai fratelli Menendez, aveva già suscitato aspre critiche da parte dei familiari delle vittime e degli stessi protagonisti della vicenda. Sembra che Murphy abbia una predilezione per il sensazionalismo e la drammatizzazione, anche quando questo significa sacrificare l’accuratezza storica sull’altare dell’intrattenimento.
Monster: The Ed Gein Story, con il suo cast stellare guidato da Charlie Hunnam, è attualmente disponibile su Netflix. Ma dopo queste dichiarazioni di Schechter, viene da chiedersi: stiamo guardando una serie basata su fatti reali o una fiction liberamente ispirata a eventi veri? La differenza non è da poco, soprattutto quando milioni di spettatori potrebbero confondere l’una con l’altra.
E tu, hai già visto la terza stagione di Monster? Pensi che le libertà creative di Murphy siano giustificate in nome dell’intrattenimento o credi che le serie basate su crimini reali abbiano la responsabilità di essere più fedeli alla verità storica? Facci sapere la tua opinione nei commenti.


