Ci sono storie di Hollywood che ti spezzano il cuore, e quella di Brittany Murphy è una di queste. L’attrice dal sorriso contagioso e dallo sguardo luminoso, protagonista di film cult come Ragazze a Beverly Hills, 8 Mile e Ragazze interrotte, ci ha lasciati il 20 dicembre 2009 a soli 32 anni. Ma la vera tragedia non è solo che se ne sia andata troppo presto: è che si sarebbe potuta salvare.
Una stella nascente spezzata troppo presto
Brittany Anne Bertolotti, questo il suo vero nome, nacque ad Atlanta il 10 novembre 1977. Figlia di madre statunitense di origini irlandesi ed est europee e di padre di origini italiane, iniziò giovanissima nel mondo dello spettacolo. A soli nove anni partecipò al musical Les Misérables, e a tredici aveva già un agente che la rappresentava.
La sua carriera decollò negli anni ’90 con ruoli iconici che hanno rappresentato perfettamente le disavventure delle giovani ragazze dell’epoca. In Ragazze interrotte recitò al fianco di Angelina Jolie e Winona Ryder, interpretando una fragile ragazza affetta da disturbi alimentari. In 8 Mile affiancò Eminem, e in Sin City divenne un’icona del noir moderno. Era nel pieno della sua carriera quando tutto finì.
Il 20 dicembre 2009: un giorno maledetto
Quella mattina del 20 dicembre, la madre di Brittany, Sharon Murphy, trovò la figlia priva di sensi nella vasca da bagno della loro casa a Los Angeles. Chiamò immediatamente il 911 e i paramedici accorsero sul posto tentando di rianimarla. Ma quando Brittany arrivò all’ospedale Cedars-Sinai Medical Center, venne dichiarata morta per arresto cardiaco.
Il ritrovamento di numerose tracce di vomito sul luogo del decesso fece parlare gli inquirenti di “morte sospetta”, e la polizia di Los Angeles aprì un’inchiesta. Inizialmente si pensò a un’overdose da droghe, ma gli esami tossicologici eliminarono presto questa possibilità.
La causa della morte: una polmonite curabile
L’autopsia del 21 dicembre 2009 e i successivi esami tossicologici rivelarono una verità agghiacciante: Brittany era morta per una polmonite che poteva essere curata, aggravata da una grave anemia sideropenica e da un’intossicazione da farmaci (tra cui idrocodone). Il rapporto del medico legale della Contea di Los Angeles parlò di “morte accidentale ma evitabile”.
Quella parola, “evitabile”, racchiude tutta la tragedia. Se solo Brittany fosse stata portata in ospedale, se qualcuno si fosse accorto della gravità della sua condizione, se i sintomi fossero stati curati per tempo, sarebbe probabilmente sopravvissuta. Secondo le ricostruzioni, l’attrice era gravemente malata da almeno due settimane, ma non fu portata da un medico.
La morte del marito: stessa casa, stessa causa
Come se la storia non fosse già abbastanza straziante, il 23 maggio 2010, appena cinque mesi dopo la morte di Brittany, anche il marito Simon Monjack venne trovato morto nella stessa casa di Los Angeles. La madre di Brittany, Sharon, lo trovò privo di sensi nella camera da letto principale intorno alle 21:20. Fu dichiarato morto alle 21:45.
Il rapporto del coroner fu scioccante: le cause della morte di Monjack erano identiche a quelle della moglie: polmonite acuta e anemia grave. Due giovani persone, morte nella stessa casa, per le stesse cause, a distanza di pochi mesi. Secondo il dottor Cyril Wecht, patologo forense, è “estremamente raro” che due persone giovani muoiano di polmonite nella stessa casa in un lasso di tempo così breve.
L’ipotesi della muffa tossica
A quel punto le indagini presero una piega diversa. Il Dipartimento della Salute della contea di Los Angeles considerò la possibilità che una muffa tossica presente nell’appartamento potesse essere stata la causa dei due decessi. La coppia si era infatti lamentata con il padrone di casa per la presenza di muffa nell’abitazione.
Inizialmente la madre Sharon disse che l’ipotesi della muffa era assurda e che il Dipartimento Sanitario non aveva mai ispezionato la casa. Successivamente cambiò idea e affermò che una muffa tossica aveva ucciso sua figlia e suo genero, intentando una causa contro i costruttori della casa. Tuttavia, il Coroner dichiarò che “non c’erano indicatori” che potessero suggerire la presenza di una muffa killer nell’appartamento, e l’ipotesi fu scartata.
Le teorie sull’avvelenamento
Nel gennaio 2012, il padre di Brittany, Angelo Bertolotti, fece domanda alla Corte Superiore della California per ottenere campioni biologici della figlia. Li fece analizzare privatamente e i risultati furono sconcertanti: nei capelli di Brittany furono trovati alti livelli di antimonio e bario, oltre a tracce di dieci metalli pesanti in quantità esageratamente sopra alla norma.
Per il padre, questa era la certezza che la figlia fosse stata avvelenata. Anche i campioni del marito Simon risultarono positivi agli stessi metalli pesanti. Tuttavia, Ernest Lykista, il tossicologo che eseguì il test, affermò che le tinte per capelli sono la più probabile causa per i metalli pesanti nei capelli.
Il rapporto presentava diverse irregolarità e la società che lo aveva redatto non era accreditata al College of American Pathologists (CAP), sollevando dubbi sulla professionalità dell’analisi.
La figura controversa di Simon Monjack
Simon Monjack, che Brittany aveva sposato il 12 aprile 2007, era una figura controversa. Era stato denunciato in passato per truffa e accusato di frode con carta di credito. Nel 2007 aveva passato nove giorni in prigione perché il suo visto per gli Stati Uniti era scaduto.
Durante le perquisizioni, gli inquirenti trovarono in casa un numero impressionante di flaconi di farmaci da prescrizione, quasi tutti a nome di Monjack. Questo ha portato a ipotizzare che fosse lui a controllare la somministrazione di farmaci a Brittany. Alcune voci affermano che dopo la morte della moglie, Simon fece sparire rapidamente tutte le finanze dell’attrice.
Il legame con il caso Julia Davis
Alcune speculazioni sulla morte di Brittany Murphy sono legate al caso di Julia Davis, impiegata del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti che aveva denunciato comportamenti illeciti dell’organizzazione. Julia fu oggetto di numerose rappresaglie, e Brittany era testimone a favore della Davis.
Come rivalsa, il Governo provò a rimpatriare il marito Simon Monjack. Brittany e Simon erano convinti di avere i telefoni sotto controllo e di essere sorvegliati. La presenza dei Servizi Segreti ha spinto qualcuno a paragonare la misteriosa morte di Brittany a quella di Marilyn Monroe.
Un mistero ancora irrisolto
Senza una causa di morte che suggerisca chiaramente un omicidio, la polizia ha avuto “le mani legate”. Questo ha impedito di indagare a fondo sul passato di Monjack, sui suoi possibili nemici o sulle circostanze sospette che circondavano la coppia.
La morte di Brittany Murphy rimane uno dei misteri più fitti e dolorosi della storia recente di Hollywood. HBO ha prodotto un documentario intitolato “What Happened, Brittany Murphy?” che cerca di fare luce sulla vicenda, esplorando dalle pressioni subite a Hollywood alla misteriosa figura del marito.
La tragedia più grande è che questa morte era evitabile. Una polmonite può essere curata. L’anemia può essere trattata. Se solo qualcuno avesse prestato attenzione ai segnali, se solo Brittany fosse stata portata da un medico per tempo, oggi potrebbe essere ancora qui, a continuare quella carriera brillante che era appena all’inizio.
E tu, ricordi Brittany Murphy? Quale dei suoi film ti è rimasto più nel cuore? Pensi che ci siano ancora troppi misteri irrisolti sulla sua morte? Lascia un commento e raccontaci cosa ne pensi!



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