Il Diavolo veste Prada 2 è partito come meglio non poteva al box office americano: il sequel con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci ha incassato 32,5 milioni di dollari nel solo venerdì d’esordio, conquistando subito il primo posto in classifica. Una partenza pesante, di quelle che fanno capire che il pubblico aveva ancora una voglia enorme di tornare nel mondo di Runway, Miranda Priestly e Andy Sachs. Altro che nostalgia pigra: qui la gente è andata davvero al cinema.
Il film è uscito in 4.150 sale nordamericane e ora punta a un weekend d’apertura tra i 75 e gli 80 milioni di dollari. Alcune stime più ottimiste parlano persino di un possibile debutto vicino ai 90 milioni. Per capirci: il primo Il Diavolo veste Prada, nel 2006, aveva aperto con 27,5 milioni nel weekend americano, per poi chiudere la corsa domestica a 125 milioni. Certo, sono passati vent’anni e il mercato è cambiato, ma il confronto resta impressionante.
E un po’ fa sorridere, perché la battuta sembra scriversi da sola: Miranda Priestly è tornata e ha già detto al box office di spostarsi.
Il sequel riporta dietro la macchina da presa David Frankel, regista del primo film, e ritrova anche la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna. Una scelta importante, perché Il Diavolo veste Prada non era solo “il film con i vestiti belli”. Era ritmo, dialoghi taglienti, rapporti di potere, moda usata come lingua e Meryl Streep capace di gelarti senza alzare la voce. Se sbagli tono in un sequel del genere, il pubblico se ne accorge subito. Qui, almeno dai numeri iniziali, sembra che la curiosità sia diventata biglietto staccato.
La storia ritrova Andy Sachs, ormai diventata una figura autorevole nel giornalismo di moda, e la riporta faccia a faccia con Miranda Priestly, sempre potentissima dentro l’universo di Runway. E già questa premessa basta per spiegare l’attesa. Perché il primo film ha continuato a vivere per anni tra meme, citazioni, reel, battute e scene riviste mille volte. Non è rimasto solo un successo del 2006: è diventato un pezzo di cultura pop.
Dietro Il Diavolo veste Prada 2, al secondo posto, troviamo Michael, il biopic musicale dedicato a Michael Jackson. Dopo aver dominato il weekend precedente, il film ha incassato 14,4 milioni di dollari nel secondo venerdì americano e dovrebbe aggiungere circa 51 milioni entro domenica. Il calo stimato è intorno al 48%, che per un film così grande è una tenuta più che dignitosa. Il totale domestico dovrebbe arrivare a 180 milioni nel weekend.
E Michael resta ancora in corsa per numeri enormi. Se continuerà a reggere bene, potrebbe avvicinarsi ai risultati di Bohemian Rhapsody, che nel 2018 chiuse la sua corsa mondiale a 910 milioni di dollari, diventando il biopic musicale più ricco di sempre. Anche se non dovesse arrivare fin lì, il film potrebbe comunque insidiare un altro record: quello di maggiore incasso nella storia di Lionsgate, oggi legato a Hunger Games: La ragazza di fuoco, arrivato a 865 milioni.
Sul podio c’è anche The Super Mario Galaxy Movie, terzo con 2,7 milioni venerdì e un weekend stimato da 12 milioni. Il film dovrebbe salire a 402 milioni in Nord America dopo cinque settimane. Una corsa solidissima, anche se questa settimana deve inchinarsi al ritorno di Miranda.
Al quarto posto debutta Hokum, horror Neon diretto da Damian McCarthy e interpretato da Adam Scott, con 2,6 milioni venerdì e una stima da circa 6 milioni nel weekend. Subito dietro troviamo Project Hail Mary, quinto con 2,2 milioni venerdì e un totale nordamericano previsto di 318 milioni entro domenica.
Più freddo l’esordio di Animal Farm, nuova versione animata del romanzo di George Orwell firmata da Andy Serkis, che debutta al sesto posto con circa 1,1 milioni da 1.130 sale. Cast enorme, da Seth Rogen a Glenn Close, ma partenza decisamente più piccola rispetto agli altri titoli in classifica.
Alla fine, però, il weekend ha una sola vera regina: Miranda Priestly. Il Diavolo veste Prada 2 è partito fortissimo e ha dimostrato che certi ritorni, quando hanno il personaggio giusto e il tempismo giusto, possono ancora trasformarsi in evento. E no, non è ridicolo pensarlo. Anzi, Andrea, tutti volevano proprio questo.
Secondo te Il Diavolo veste Prada 2 riuscirà a reggere anche nelle prossime settimane o l’effetto nostalgia si consumerà in fretta? Scrivilo nei commenti.


