Esiste una categoria di persone che nega di aspettare certi film. Sono le stesse persone che comprano il biglietto con una settimana di anticipo, arrivano in sala con venti minuti di margine e fingono di essere lì per caso. Il Diavolo Veste Prada 2 è uscito oggi, 29 aprile, e le sale sono già tutte prenotate. Coincidenze?
Ammettilo, il primo film è uno di quei casi in cui non ricordi con certezza quando l’hai visto per la prima volta. Era semplicemente già lì, nella tua memoria, con Miranda Priestly che guardava dall’alto in basso chiunque avesse la sfortuna di trovarsi nel raggio di tre metri. Vent’anni dopo, il problema principale di fare un sequel era uno solo: come convincere il pubblico che c’era ancora qualcosa da raccontare, senza smontare quello che il primo film aveva costruito. La risposta, come scoprirai dopo due ore di visione, era più semplice del previsto.
La storia parte da un dettaglio che nel 2026 non fa nemmeno più ridere: Andy viene licenziata via messaggio, insieme a tutta la redazione. Runway intanto si è messa nei guai con un articolo su un brand di moda che si rivela essere qualcosa di molto meno edificante di quanto sembrava, Miranda rischia di perdere una promozione importante, e qualcuno decide che la soluzione migliore è rimettere le due nella stessa stanza. Se ti sembra una scusa un po’ comoda per rimettere in moto la macchina, hai ragione, ma funziona comunque.
Meryl Streep e Anne Hathaway fanno esattamente quello che ti aspetti, nel senso buono del termine. Il film però se lo prende Emily Blunt, che nel primo era già la protagonista più divertente e nel secondo ha semplicemente deciso di alzare ulteriormente il livello. Ogni battuta arriva dove deve arrivare, ogni sguardo di sufficienza vale più di tre scene scritte bene, e nei momenti in cui il personaggio abbassa la guardia (pochi, calibrati, perfetti) ti coglie completamente di sorpresa. Tra le facce nuove, Simone Ashley come assistente di Miranda fa l’unica cosa che le si chiedeva: non far rimpiangere Blunt. Missione compiuta.
La cosa che non ti aspetti è che il film parli di giornalismo, e lo fa senza annoiare nessuno. Redazioni che chiudono, articoli scritti per accontentare gli inserzionisti, metriche che contano più delle notizie. Nel 2026 non serve aggiungere molto, basta mostrarlo, e il film ha la furbizia di fare esattamente questo senza trasformarsi in un editoriale con i sottotitoli. Stanley Tucci poi ha una storia che non ti aspetti e che ti rimane in testa uscendo dalla sala, ma su questo mi fermo qui.
L’unica cosa che non funziona sono le storie d’amore, infilate dentro come quegli argomenti che tirano fuori a cena per riempire il silenzio. Il marito di Miranda occupa minuti preziosi senza aggiungere niente al film, e ogni volta che la scena va da quella parte aspetti che torni Runway. Venti minuti abbondanti che il film avrebbe usato meglio altrove, e si sente.
Ma esci soddisfatto, e con la voglia di rivedere il primo appena arrivi a casa. Il che, per un sequel uscito vent’anni dopo, è già un risultato notevole. Per me è un 7.
La Recensione
Il Diavolo Veste Prada 2
Andy torna a lavorare con Miranda dopo un licenziamento, Runway è in mezzo a uno scandalo e il film riesce nell'impresa di parlare di giornalismo in crisi senza diventare pesante. Emily Blunt si prende il film dalla prima scena, i nuovi personaggi funzionano e Stanley Tucci ha un arco narrativo che non ti aspetti. Le storie d'amore non servono a niente e rallentano il film, ma nel complesso il sequel rende onore all'originale. Giudizio: vale il biglietto.
PRO
- Emily Blunt è in stato di grazia: ogni sua scena è il motivo per cui esiste il cinema
- Stanley Tucci ha una storia che ti rimane in testa anche dopo i titoli di coda, e non aggiungo altro
- Il tema del giornalismo in crisi viene trattato con leggerezza ma senza superficialità, e nel 2026 fa effetto
CONTRO
- Le sottotrame romantiche rallentano tutto e non aggiungono niente: venti minuti che potevano tranquillamente finire in sala montaggio


