Il Diavolo veste Prada 2 sta facendo numeri enormi al box office. In appena due settimane, il sequel con Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt ha già superato l’incasso totale del film originale del 2006, che si era fermato a circa 326 milioni di dollari nel mondo, senza contare l’inflazione. Il nuovo capitolo, invece, è arrivato a 433,2 milioni di dollari globali in 12 giorni, confermando una cosa abbastanza chiara: il pubblico aveva davvero voglia di tornare da Miranda Priestly, Andy Sachs ed Emily Charlton.
Il dato è ancora più impressionante se pensiamo al tipo di film. Non parliamo di supereroi, astronavi, dinosauri o saghe fantasy con eserciti digitali. Parliamo di una commedia ambientata nel mondo della moda, costruita sul ritorno di personaggi amatissimi e su un immaginario diventato culto negli ultimi vent’anni. Il primo Il Diavolo veste Prada era cresciuto nel tempo, tra passaggi televisivi, citazioni, meme, battute imparate a memoria e una Miranda Priestly diventata icona anche per chi magari non ricordava tutta la trama. Il sequel ha trasformato quella memoria collettiva in biglietti venduti. Tanti biglietti.
Nel secondo weekend il film ha incassato altri 43 milioni di dollari in Nord America e 75,8 milioni all’estero. Il calo è stato contenuto: 43% sul mercato americano e 46% nei mercati internazionali. Tradotto: non è stato solo un boom da primo weekend, di quelli in cui tutti corrono in sala per curiosità e poi il film sparisce. Qui il pubblico sta continuando ad andarci, e questo è il segnale che Disney voleva vedere.
A livello industriale il successo pesa parecchio. Grazie anche a Il Diavolo veste Prada 2, Disney è diventata il primo studio hollywoodiano del 2026 a superare i 2 miliardi di dollari globali. Non un dettaglio piccolo, soprattutto in un mercato dove ogni anno si parla di crisi delle sale, pubblico pigro, streaming che ha cambiato le abitudini e film “medi” sempre più difficili da vendere al cinema. Qui invece è successo l’opposto: un titolo molto riconoscibile, guidato da star adulte e da un pubblico in larga parte femminile, ha dimostrato che il cinema evento non deve per forza avere una battaglia finale con il cielo che si apre.
Anche l’accoglienza non è male. Il film ha un 78% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e un 86% di gradimento del pubblico, numeri che spiegano bene perché stia reggendo così bene. Magari non tutti i critici sono impazziti, ma gli spettatori sembrano molto più generosi. E in casi come questo conta tanto: chi esce dalla sala soddisfatto porta amici, madri, sorelle, colleghe, partner trascinati con la promessa “dai, vedrai che ti piace”. Funziona così, soprattutto per un film che vive anche di complicità e nostalgia.
In Italia, poi, il risultato è ancora più interessante. Il film è uscito il 29 aprile 2026 e nel primo weekend ha già dominato il box office con 14,17 milioni di euro e circa 1,74 milioni di spettatori, diventando in pochi giorni uno dei maggiori incassi dell’anno. ANSA parlava di miglior apertura del 2026 e di oltre 14 milioni in cinque giorni, mentre i dati Cinetel riportati da più testate confermano un debutto gigantesco.
E non si è fermato lì. Al 9 maggio, quindi dopo meno di due settimane di programmazione, Il Diavolo veste Prada 2 era già sopra i 22,2 milioni di euro in Italia, con quasi 2,8 milioni di presenze. Cineguru segnala un secondo sabato da circa 1,84 milioni di euro e 221.981 spettatori, mentre MyMovies sottolinea come il film sia diventato il terzo miglior incasso della stagione. Numeri da fenomeno vero, non da semplice operazione nostalgia.
Il confronto con il resto del mercato italiano è quasi impietoso. In queste settimane il film ha trainato le sale insieme a Michael, il biopic su Michael Jackson, creando un maggio molto più vivo del solito. MyMovies parla di un mese arrivato a 27,8 milioni di euro e 3,5 milioni di presenze, con un miglioramento enorme rispetto all’anno precedente. Quando due titoli riescono a portare persone vere al cinema, non solo commenti sui social, si vede subito.
Il successo italiano non sorprende del tutto. Il Diavolo veste Prada da noi è sempre stato amatissimo. È uno di quei film che passa in TV e ti blocca anche se lo hai già visto, perché basta una scena con Miranda, una battuta di Emily o una trasformazione di Andy per farti restare lì. Il sequel ha sfruttato benissimo questa familiarità. Ha dato al pubblico quello che voleva: ritrovare personaggi conosciuti, vedere come sono cambiati e tornare dentro un mondo fatto di moda, potere, riviste, crisi professionali e sguardi che valgono più di dieci dialoghi.
Certo, il rischio nostalgia resta. Quando un film torna dopo vent’anni, cammina sempre su una linea sottile: può emozionare perché riapre una porta, oppure può sembrare una copia elegante fatta solo per incassare. Per ora, però, il pubblico ha risposto in modo chiarissimo. Non sta andando in sala solo per curiosità. Ci sta tornando, lo sta consigliando, lo sta trasformando in evento.
E qui sta la vera vittoria del sequel: non ha solo superato il primo film nei numeri, ma ha dimostrato che quel mondo è ancora vivo nell’immaginario collettivo. Miranda Priestly non è rimasta chiusa nel 2006. Andy ed Emily non sono solo ricordi da citare su Instagram. Sono personaggi che il pubblico voleva rivedere, anche con rughe, carriere cambiate e un’industria della moda completamente diversa da quella di vent’anni fa.
Ora la domanda è inevitabile: fino a dove può arrivare? Se la tenuta continuerà così, i 500 milioni globali sembrano più che possibili. In Italia, invece, il traguardo dei 30 milioni di euro non sembra affatto fuori portata, anzi diverse analisi lo indicano come obiettivo realistico.
Insomma, Miranda è tornata e il pubblico si è rimesso sull’attenti. Anche questa volta, senza bisogno di alzare la voce.
Tu hai già visto Il Diavolo veste Prada 2 al cinema o pensi che il successo sia soprattutto effetto nostalgia? Scrivilo nei commenti.


