Al cinema è arrivato Il Falsario, un film italiano diretto da Stefano Lodovichi che racconta la storia vera di un falsario d’arte straordinario. La domanda che ti fa subito venire in mente è questa: ti è mai capitato di dover falsificare una firma su un documento perché ti servivano due firme e in stanza c’eri solo tu? Se sì, allora sai che la falsificazione può sembrare un gioco, quasi uno scherzo innocente.
Ma ovviamente ogni gioco ha le sue conseguenze. In Il Falsario, un artista in erba di nome Toni scopre di avere un talento incredibile: riesce a duplicare perfettamente un quadro di Modigliani, fino alla firma. Ha capelli e barba neri folti, occhi azzurri penetranti, ed è interpretato da Pietro Castellitto. Quando Toni capisce che c’è da guadagnare bene con questa sua abilità, inizia a falsificare anche firme su assegni di grandi cifre.
All’inizio tutto questo lo diverte. A Toni piace anche solo frequentare i criminali per il gusto di farlo. Si trova una ragazza bellissima e affettuosa che apprezza il suo talento particolare quasi quanto lui. Il film inizia quando Toni è ancora innocente, quando passa il tempo con i suoi migliori amici di provincia che lui chiama “un prete e un operaio”, in un’ambientazione pastorale e tranquilla. Poi partono per Roma per cercare fortuna, senza riuscire nemmeno a immaginare le catastrofi che li aspettano.
Il talento incontra la politica
Alcune di queste catastrofi hanno natura storica e politica. Il rapimento del politico della DC Aldo Moro diventa centrale nella storia di Toni. Viene contattato dai rappresentanti di una fazione che sta diffondendo disinformazione. Gli chiedono di falsificare della propaganda delle Brigate Rosse, l’organizzazione che dice di essere dietro il sequestro di Moro. Gli domandano: sei rosso o nero? La risposta di Toni è chiara: “Non me ne frega niente dei colori. Sto con chi mi aiuta a vivere bene”.
Questo atteggiamento è la sua filosofia di vita, e non gli passa mai per la testa quanto stia giocando col fuoco in questa situazione. All’inizio del film, Vittorio, l’amico prete di Toni, pronuncia la frase latina “Tertium non datur”, che significa che non c’è una terza opzione. Certe circostanze sono in un modo o nell’altro. Vita o morte, per esempio. La posta in gioco diventa ancora più alta verso la fine del film, quando Donata, la ragazza di Toni interpretata da Giulia Michelini, è incinta del loro bambino.
Un film che funziona anche con qualche difetto
Nonostante la narrazione sia piena di momenti intensi, il film non riesce a creare una sorta di coinvolgimento emotivo. Non perché Toni sia difficile da apprezzare, anche se certamente lo è. Più che altro risulta difficile provare qualcosa per lui, anche dopo che completa una rapina ingegnosa che intende come una specie di opera d’arte concettuale. Tradisce praticamente tutti quelli che gli stanno intorno, ma è anche un tale verme che inizi a pensare che sia colpa loro se si sono fidati di lui fin dall’inizio.
E quindi, una volta che hai completato la tua conoscenza cinematografica con Toni, vuoi solo scrollartelo di dosso. Magari anche farti una doccia o qualcosa del genere.
Castellitto porta il film sulle spalle
Pietro Castellitto fa un ottimo lavoro nel dare vita a questo personaggio difficile. Riesce a renderlo affascinante anche quando dovrebbe risultare odioso. Il suo Toni è un uomo che vive senza regole morali, guidato solo dal desiderio di vivere bene senza preoccuparsi delle conseguenze. La colonna sonora aiuta parecchio, con scelte musicali ottime come “The Passenger” di Iggy Pop che accompagna i protagonisti nel loro viaggio verso Roma.
La regia di Stefano Lodovichi è solida e sa quando accelerare e quando rallentare. La sceneggiatura di Lorenzo Bagnotori e Sandro Petraglia riesce a inserire eventi storici veri nella storia personale di Toni senza che sembri forzato. Il contesto politico degli anni di piombo in Italia diventa lo sfondo perfetto per la storia di un uomo che pensa di poter navigare tra le fazioni senza scegliere da che parte stare.
Un ritratto crudo ma onesto
Il Falsario è un film che ti lascia con sensazioni contrastanti. Da una parte apprezzi la tecnica, la recitazione, la capacità di raccontare una storia vera senza abbellirla troppo. Dall’altra ti rendi conto che il protagonista è così poco simpatico che fai fatica a interessarti davvero al suo destino.
Ma forse è proprio questo il punto. Non tutti i film devono farti affezionare ai protagonisti. A volte basta mostrarti un personaggio vero, con tutti i suoi difetti e le sue scelte sbagliate, e lasciare che tu tragga le tue conclusioni. Toni è un uomo che ha un talento straordinario e lo usa nel modo peggiore possibile. Poteva diventare un grande artista, ma ha scelto la strada più facile e ha pagato le conseguenze.
Il film non cerca di giustificarlo o di farti provare pena per lui. Ti mostra semplicemente cosa succede quando metti il talento al servizio dell’egoismo e della sopravvivenza senza pensare a nient’altro. E in questo è brutalmente onesto.
Se ti piacciono i film italiani che raccontano storie vere senza filtri, che non hanno paura di mostrarti personaggi poco simpatici ma affascinanti, Il Falsario vale la visione. Non è perfetto, non ti emozionerà profondamente, ma è un film solido che sa quello che vuole raccontare e lo fa bene.
E tu cosa ne pensi? Hai mai visto un film dove il protagonista ti stava così antipatico che facevi fatica a seguire la storia? O pensi che un personaggio non debba per forza essere simpatico per essere interessante? Parliamone qui sotto!
La Recensione
Il Falsario
Il Falsario è un film italiano solido che racconta la storia vera di un falsario d'arte senza filtri. Pietro Castellitto è bravissimo nel dare vita a un protagonista affascinante ma odioso. La regia funziona e inserisce bene gli eventi storici degli anni di piombo. Il problema è che fatica a creare coinvolgimento emotivo perché il protagonista è così antipatico che te lo scrolli di dosso non appena finisce il film. Nel complesso vale la visione per chi ama storie vere crude.
PRO
- Pietro Castellitto è bravissimo e riesce a rendere affascinante un personaggio che dovrebbe risultare odioso portando sulle spalle tutto il film con carisma.
- Inserisce eventi storici veri come il rapimento di Aldo Moro nella trama personale del protagonista senza che sembri forzato o didascalico.
- È brutalmente onesto nel mostrare un uomo con un talento straordinario che lo usa nel modo peggiore possibile senza cercare di giustificarlo.
CONTRO
- Fatica a creare coinvolgimento emotivo nonostante la narrazione intensa perché il protagonista è così antipatico che fai fatica a interessarti al suo destino.


