Otto anni fa, Lana Del Rey rilasciava quello che molti considerano il suo brano più nostalgico di sempre: “Tomorrow Never Came”, featuring Sean Ono Lennon. Già, proprio il figlio di John Lennon e Yoko Ono. Una collaborazione che sulla carta potrebbe sembrare un’operazione di marketing, ma che in realtà nasconde una storia molto più profonda e autentica.
La canzone appare nel quinto album in studio della cantante, Lust for Life, un disco che ha segnato un’era di collaborazioni multiple per Elizabeth Grant (questo il vero nome di Lana). L’album è un vero e proprio melting pot di featuring: dai The Weeknd nel brano title track, passando per A$AP Rocky e Playboi Carti in “Summer Bummer”, fino alla leggendaria Stevie Nicks in “Beautiful People Beautiful Problems”. Ma è proprio “Tomorrow Never Came” a distinguersi dal resto, non solo per la presenza vocale di Sean Ono Lennon, ma per il modo in cui la collaborazione è nata.
La Del Rey stessa ha raccontato a Pitchfork di non aver voluto che Lennon pensasse fosse una mossa strategica: “Non volevo che pensasse che glielo stessi chiedendo solo perché li citavo nei testi. In realtà, avevo sentito i suoi dischi nel corso degli anni e pensavo davvero che fosse la sua vibe”. Una sincerità che si riflette perfettamente nel risultato finale, dove le due voci si fondono in un folk rock dalle tinte malinconiche che trasporta l’ascoltatore direttamente negli anni ’60.
La genesi di un brano che non sembrava “suo”
Qui arriva il dettaglio più interessante: Lana ha confessato a Complex che “Tomorrow Never Came” è stata l’unica traccia dell’album che non sentiva come sua. “Sentivo di averla scritta per qualcun altro”, ha dichiarato. È stato solo dopo aver notato il riferimento a John Lennon e Yoko nei testi che ha deciso di chiamare Sean. La sua risposta? “Ha detto che era il più grande fan di suo padre, quindi sarebbe stato molto naturale”.
Il brano, co-scritto con il producer Rick Nowels, presenta un sound subdued e cinematico che amplifica la narrazione di due amanti separati che sperano in una riconciliazione che potrebbe non arrivare mai. “I just wanted things to be the same / You said to meet me up there tomorrow / But tomorrow never came” – già da questi versi si capisce la potenza emotiva del pezzo.
L’ironia della vita e i riferimenti ai Beatles
Il titolo stesso sembra un omaggio a “Tomorrow Never Knows” dei Beatles, creando una connessione ancora più profonda tra passato e presente. E poi c’è quella linea che fa venire i brividi: “‘Isn’t life crazy?,’ I said now that I’m singing with Sean”. L’ironia della vita, appunto – cantare con il figlio di uno dei tuoi idoli musicali, in un brano che li cita direttamente.
La voce di Sean Ono Lennon, che secondo molti ricorda quella del padre, si intreccia perfettamente con il timbro dreamy e sultry della Del Rey, creando un equilibrio sonoro che funziona sia a livello melodico che narrativo. Il risultato è un brano che riesce a essere nostalgico senza cadere nel sentimentalismo, malinconico senza essere deprimente.
L’album Lust for Life e la critica
Lust for Life ha ricevuto recensioni miste dalla critica, a differenza dei precedenti lavori della cantante. Alcuni hanno apprezzato il richiamo all’era Ultraviolence, soprattutto in tracce come “Cherry”, “Heroin” e “White Mustang”. Altri invece hanno criticato quello che percepivano come un leggero shift nel suo sound caratteristico.
Ma forse è proprio questa capacità di sperimentare che rende Lana Del Rey un’artista così interessante. Dopo Lust for Life, ha continuato a evolversi con Norman F**king Rockwell!, Chemtrails over the Country Club, Blue Banisters e il più recente Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd.
“Tomorrow Never Came” rimane comunque uno dei momenti più alti della sua discografia, un brano che dimostra come le collaborazioni autentiche possano creare magia musicale. E tu, quale pensi sia la migliore collaborazione di Lana Del Rey? Facci sapere nei commenti la tua opinione!


