Amazon MGM Studios ha deciso di lasciare Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino sulla tempesta interna che nel 2023 travolse OpenAI e Sam Altman. E la tempistica, diciamolo, è quella che fa alzare subito un sopracciglio: la decisione arriva dopo il maxi accordo tra Amazon e OpenAI, una partnership indicata dai media americani come un’operazione da 50 miliardi di dollari.
Il film non è un progettino buttato lì. Parliamo di un titolo diretto da Guadagnino, con Andrew Garfield nei panni di Sam Altman, Monica Barbaro come Mira Murati, Yura Borisov nel ruolo di Ilya Sutskever e Ike Barinholtz come Elon Musk. Una roba che, sulla carta, sembrava perfetta per diventare il nuovo “dramma tech” da stagione dei premi.
Invece Amazon si sfila.
Ufficialmente, lo studio ha spiegato di avere “grande rispetto e ammirazione” per Guadagnino e di credere che Artificial possa essere servito meglio da un altro distributore. Frase elegante, pulita, da separazione consensuale con sorriso davanti agli avvocati. Però il contesto pesa parecchio. Perché il film racconta proprio una delle pagine più imbarazzanti e discusse della storia recente di OpenAI.
Il film racconta i cinque giorni più folli di OpenAI
Artificial ruota attorno agli eventi del novembre 2023, quando il consiglio di amministrazione di OpenAI licenziò improvvisamente Sam Altman, accusandolo di non essere stato sempre trasparente nelle comunicazioni con il board. Da lì partì una crisi da manuale: dipendenti in rivolta, investitori nervosi, Microsoft pronta a intervenire e Altman rientrato come CEO appena cinque giorni dopo.
Una vicenda talmente cinematografica che sembrava già scritta da qualcuno con il pallino per i thriller aziendali. Solo che era successa davvero.
Guadagnino, con il suo sguardo spesso attratto dai rapporti di potere, dal desiderio, dalle ambiguità e dalle tensioni sotterranee, sembrava una scelta curiosa ma interessante. Non il regista più ovvio per raccontare la Silicon Valley, ed è proprio per questo che il progetto incuriosiva.
Perché il rischio, con film del genere, è sempre quello di fare una specie di riassunto Wikipedia con attori famosi. Guadagnino poteva invece portare qualcosa di più fisico, più nervoso, più umano. La storia di Altman licenziato e richiamato non è solo una questione di board, quote, email e comunicati. È una storia di controllo, ego, paura del futuro, potere tecnologico e persone convinte di stare maneggiando il destino del mondo.
Non proprio una riunione condominiale, ecco.
Amazon lascia il film proprio dopo il legame con OpenAI
La parte più interessante della notizia resta la coincidenza con il rapporto sempre più stretto tra Amazon e OpenAI. Secondo le ricostruzioni americane, l’accordo riguarda l’uso di Amazon Web Services da parte di OpenAI e lo sviluppo di modelli AI personalizzati per le piattaforme Amazon.
In questo scenario, distribuire un film che potrebbe raccontare Sam Altman e OpenAI in modo poco lusinghiero diventava quantomeno scomodo.
Certo, Amazon non ha detto: “Abbiamo mollato il film perché ora siamo troppo vicini a OpenAI”. Non lo dirà mai in questi termini, e sarebbe anche ingenuo aspettarselo. Però il sospetto nasce da solo. Se stai firmando un’intesa enorme con una delle aziende più potenti e discusse del momento, forse non hai voglia di uscire nello stesso periodo con un film che rievoca il suo caos interno più famoso.
Soprattutto se quel film potrebbe mostrare i protagonisti della vicenda in modo poco celebrativo.
È il classico caso in cui Hollywood, tecnologia e interessi aziendali si incastrano in modo quasi perfetto. Un film sulla libertà di raccontare il potere tech finisce rallentato proprio da un accordo con il potere tech. Se non fosse reale, sembrerebbe una battuta scritta male da una serie satirica.
Artificial non è morto, ma deve trovare un nuovo studio
La buona notizia, almeno per chi era curioso di vedere il film, è che Artificial non sembra destinato a sparire. Amazon MGM starebbe lavorando con il team creativo per trovare una nuova casa al progetto. Il film, secondo diverse fonti, è vicino al completamento o comunque in una fase molto avanzata.
Quindi non parliamo di un’idea cancellata prima di partire. Parliamo di un’opera concreta, con un cast forte e un regista importante, che ora dovrà essere venduta a qualcun altro.
E qui la domanda diventa interessante: chi avrà voglia di prendersela?
Da una parte, Artificial potrebbe essere un titolo molto appetibile. Il tema è attualissimo, il cast è ottimo, Guadagnino è un nome internazionale e il pubblico ha ancora fame di storie sulla tecnologia che cambia il mondo mentre chi la guida litiga dietro le quinte.
Dall’altra, non è detto che ogni studio voglia infilarsi in una storia così delicata. OpenAI non è un’azienda qualsiasi. Sam Altman non è un personaggio secondario del presente. E l’intelligenza artificiale è ormai al centro di accordi economici, paure sociali, battaglie politiche e strategie industriali enormi.
Distribuire Artificial significa anche accettare di finire dentro quel rumore.
Guadagnino e Amazon, un rapporto che si incrina ma non si chiude
La scelta colpisce anche perché Guadagnino aveva già lavorato con Amazon MGM. Challengers, con Zendaya, Mike Faist e Josh O’Connor, era stato uno dei film più discussi della sua filmografia recente. Poi c’è After the Hunt, altro progetto Amazon MGM con Julia Roberts, Ayo Edebiri e Andrew Garfield.
Insomma, non si parla di un regista qualsiasi lasciato per strada. Guadagnino era dentro un rapporto professionale importante con lo studio. Per questo la formula usata da Amazon, piena di rispetto e stima, sembra pensata per non bruciare i ponti.
Però il segnale resta forte. Artificial era un film scomodo prima ancora di uscire. E forse lo è diventato troppo per chi, nel frattempo, ha stretto un legame economico enorme con l’azienda al centro della storia.
Il film su OpenAI rischia di diventare ancora più interessante
Paradossalmente, questa uscita di scena di Amazon potrebbe rendere Artificial ancora più appetitoso. Prima era “il film di Guadagnino su Sam Altman”. Ora è “il film di Guadagnino su Sam Altman che Amazon ha lasciato dopo l’accordo con OpenAI”.
Il titolo ha già una mitologia prima ancora di arrivare in sala.
E questo, per un’opera che parla di potere, immagine pubblica e controllo del racconto, è quasi perfetto. La vicenda produttiva comincia ad assomigliare al tema del film: chi può raccontare la tecnologia? Chi ha interesse a non farlo? E quanto pesa il rapporto tra cinema e aziende quando le aziende non vendono solo prodotti, ma infrastrutture digitali che ormai attraversano tutto?
Artificial potrebbe diventare uno dei film più curiosi dei prossimi anni proprio per questo. Non solo per quello che racconterà sullo schermo, ma per ciò che sta già succedendo fuori dallo schermo.
Il cinema ama le storie di potere. Però, a volte, il potere risponde prima ancora che il film arrivi in sala.
Tu cosa ne pensi? Amazon ha fatto bene a lasciare Artificial oppure questa scelta rende il film di Guadagnino su OpenAI ancora più interessante? Scrivilo nei commenti.


